

Oggi è il 13 febbraio e sapete cosa si festeggia il 13 febbraio?
L’arrivo di due giocatori d’hockey che sono talmente febbricitanti d’amore e passione che mettono da parte la rivalità in virtù di docce bollenti, notti insonni e sudore a fior di pelle - e non perchè ho allenato le gambe, anzi, sì, ma non sulla pista.
A meno che viviate nello stesso spazio temporale delle meches e di Giucas Casella, sapete benissimo che oggi è arrivato in Italia Heated Rivalry, il fenomeno mondiale formato serie tv tratta dai romanzi della meravigliosa Rachel Reid - Dio ti benedica Rachel, cosa hai creato, quale sogno fervido ti è apparso di notte che ti ha fatto dire “scriverò dei romance crocccantissimi ed emotivi”? - romanzi che arriveranno in Italia a metà marzo per Always Publishing - e che Dio benedica anche voi, amen.

Heated Rivalry è in Italia e da quando è uscita all’estero non si fa che parlare del fenomeno culturale che effettivamente è: può davvero un romance tra due uomini ambientato nel mondo dello sport parlare per una comunità e farla sentire rappresentata? Può la storia di due uomini omosessualli appassionare anche donne etero cis? La risposta è: sì. Decisamente sì. Ma riflettiamo assieme.
Ho letto in dei post di alcuni membri della comunità LGBTQIA+ che Heated Rivalry sia una feticizzazione degli omosessuali, un prodotto confezionato ad arte e puramente macchiettistico poichè irreale, non rappresentativo di cosa voglia dire essere gay e con degli standard di bellezza troppo alti per rappresentare la verità del mondo gay. E questa è la tesi più quotata, nonchè anche quella che più mi fa nascere dubbi e mi porta a confutarla.
Parto dall’ultimo punto: gli stereotipi di bellezza. Chi accusa Heated Rivalry di elitarismo lo fa senza conoscere il genere di riferimento, il romance: è vero che spesso nei romance abbiamo adoni dai membri importanti - il famoso uccello importante - e protagoniste languide e dai corpi stile Linda Evangelista, ma è anche vero che spesso abbiamo molte rappresentazioni più conformi alla realtà e che il genere, di per sè, è un genere che tende a farci sognare, impersonare in altre vite, fantasticare sulla nostra ed evadere, dunque è normale l’utilizzo di persone fascinose - che poi, questa cosa aumenta ulteriormente nel contesto delle serie tv, perchè si cerca sempre di usare come volti persone scelte dal catalogo Manzotin di prima qualità, per attirare la maggior parte del pubblico. Giusto? Sbagliato? Sarebbe una riflessione per un’altra newsletter, ma il cinema e le serie hanno sempre funzionato così, non prendiamoci in giro.
Oltretutto, sti due si allenano dalla mattina alla sera e sono professionisti in una lega importantissima di hockey, è ovvio che abbiano corpi statuari e bellezze celestiali, no?

Passiamo all’altro punto: la feticizzazione degli omosessuali nelle storie MM romance; un punto per me fondamentale, da attivista per i diritti LGBTQIA+ qual sono, ma che discorda da quello della comunità che addita i prodotti con protagonisti omosessuali scritti da donne etero come qualcosa di artificioso, sbagliato, non rappresentativo.
Innanzitutto: io mi sento particolarmente rappresentato da Shane Hollander, un omosessuale che capisce di esserlo in maniera lineare, senza battagli interiori - che la maggior parte delle persone omosessuali vive e a me amareggia, perchè non dovrebbe essere così, ma esistiamo anche noi, omosessuali fortunatissimi che hanno subito un processo di consapevolezza senza guerre interiori o dolore assordante, omosessuali che han avuto un coming out sereno e felice sia in famiglia, che con gli amici che con se stessi.
Con questo non sto inificiando chi vive battaglie quotidiane per capirsi e comprendersi o per fare coming ut, anzi: voglio usare la mia voce per combattere anche per loro alla luce del sole, io che ho avuto una fortuna sfacciata che riconosco.
Quello che dico è che la fuori ci sono molti Shane Hollander come me, con dei dubbi che verranno chiariti al primo innamoramento, al primo schiudersi alle esperienze sessuali, al sentirmi imperfetti e potenti allo stesso tempo negli occhi del proprio Ilya Rozanov.
Tornando agli MM, sono un campo spesso denigrato, anche qui senza una consecutio: il fatto che siano scritti da donne etero non inificia l’esperienza di vita concreta e reale dei protagonisti - tra l’altro, Rachel Reid ha chiesto al marito, bisessuale, di raccontare le proprie esperienze con gli uomini, il proprio percorso etc - quando soprattutto non troviamo sempre gli stereotipi de chi fa la donna e chi fa l’uomo. Alcuni BL o yaoi, prodotti che appartengono a un genere molto specifico e targettizzato, sono effettivamente così, ricalcando caratteri e stereotipi delle relazioni etero translate semplicemente in due uomini. ma sono prodotti creati ad hoc, un genere a sè, appunto: in Giappone, infatti, c’è un genere a sè scritto da omosessuali per omosessuali, il genere bara, che è completamente differente dagli yaoi o shounen-ai.
Quello che dico è che la fuori ci sono molti Shane Hollander come me, con dei dubbi che verranno chiariti al primo innamoramento, al primo schiudersi alle esperienze sessuali, al sentirmi imperfetti e potenti allo stesso tempo negli occhi del proprio Ilya Rozanov.
Certo, direte voi, alcuni MM però sono effettivamente stereotipati e non rappresentativi. E io concordo con voi, ma non è giusto generalizzare, perchè allora dovremmo farlo anche coi romance, quando invece alcuni sono rappresentativi delle relazioni nude e crude nella realtà, altri più astratti e irreali, ed è giusto così. Un prodotto può essere puro intrattenimento o avere sia il divertirsi che il rappresentare e riflettere, basta rimanere nel rispetto, senza offesa.
Penso spesso anche agli MM scritti da Naike Ror o Lea Landucci: loro - sia in Always be my baby che From me to us che Call me maybe o Love Island (che è una romcom etero con una rappresentazione gay in essa) - hanno rappresentato al meglio cosa voglia dire fare coming out, il sentirsi liberi di gridare il proprio amore, le consapevolezze di quando capisci di essere omosessuale e le cattiverie che puoi subire da una società ricca di odio. Ogni sfumatura è da loro rappresentata nel dettaglio, seppur donne eterosessuali, perchè dotate di talento e sensibilità tali da incarnare al meglio cosa voglia dire essere omosessuali oggi, facendomi sentire rappresentato appieno anche nell’ultima parola di una conversazione.
Ed Heated Rivalry, per me, fa lo stesso: dona una speranza, quella che l’amore possa vincere sempre sull’odio, sulle ombre, sulla stortura del mondo marcio che obbliga due campioni di uno sport machista a non potersi amare liberamente, rifuggendo in scopate per anni, prima di capire cosa il loro cuore stia gridando.