
LA NEWSLETTER SETTIMANALE DI ANDREA BATILLA
WITH ENGLISH VERSION

Tutto quello che è successo a Parigi
Le review delle sfilate SS 2027
Cercando di fare un punto sulle sfilate e presentazioni uomo di Parigi mi sono reso conto di aver selezionato 28 brand di cui parlare. Un numero impensabile anche per il peggior grafomane, che sarò infatti costretto a ridurre notevolmente.
La prima notizia però è proprio questa. Quello che deve succedere sul fronte del menswear, succede a Parigi.
Questo non vuol dire che i marchi di cui parleremo sono francesi. Anzi. È solo che, semplicemente, Parigi ha ampiamente sorpassato tutte le altre capitali della moda per quanto riguarda le collezioni uomo.
Non so se questa sia una bella o brutta notizia ma al momento è l’incontestabile verità.
Per quanto i brand che sfilano o presentano siano diversissimi e vengano da parti del mondo lontanissime, questa stagione c’è stato un interessante filo comune che, oltre a dire qualcosa sulla moda, dice molto della percezione del maschile oggi.
Per un lungo periodo il menswear è andato verso il travestimento, la maschera, la leggerezza, i loghi. Una felpa di Balenciaga ha aiutato a uniformarsi, a sentirsi parte di qualcosa, ha sollevato il concetto di gruppo e di quanto una persona si possa sentire difesa all’interno di esso.
Ma ha anche sbilanciato la narrazione verso l’esterno, verso ciò che è immediatamente riconoscibile e solo per questo di grande valore.
La felpa di Balenciaga ha restituito alla moda maschile il suo valore semiotico di sistema di segni e quello antropologico di mezzo di affermazione sociale.
Ma il sistema ha poi generalmente preso una piega commerciale e siamo finiti dentro una bolla che è irrimediabilmente scoppiata perché gonfia solo di aria.
I veri problemi che riguardano l’identità maschile non sono stati affrontati, forse perché non era ancora il momento.
Adesso quel momento sembra essere arrivato.
Rimettere a fuoco gli elementi fondamentali del guardaroba maschile, tornare a lavorare sul loro pesantissimo contenuto simbolico e tentare di liberarli da stereotipi secolari è il focus su cui stanno lavorando in tantissimi.
C’è una spinta verso l’interno, verso i processi di identificazione dei maschi nel sociale e del sociale nei confronti dei maschi.
Per rendere questa lunghissima newsletter più digeribile ho diviso i brand secondo temi comuni.
Il mondo visto dal Giappone
Dalla fine degli anni ’70 il Giappone è stato allo stesso tempo un laboratorio di sperimentazione e un luogo di riflessione sulla storia della moda occidentale.
Lì ha assunto importanza storica lo streetwear e lì è nato il fenomeno dei designer decostruttivisti degli anni ’80.
Oggi il Giappone è un posto meno felice ma che non ha perso la sua capacità critica e di rielaborazione. Alcuni dei fenomeni più interessanti del menswear vengono da lì.
Soshi Otsuki, designer giapponese classe 1990, ha sfilato per la prima volta a Parigi dopo aver vinto la scorsa edizione dell’LVMH Prize.
Il suo evidente sguardo agli anni ’80 di Giorgio Armani non è né nostalgico né letterale. È il tentativo, molto riuscito, di traslare un linguaggio perso nel tempo in qualcosa che funzioni oggi, che abbia senso. Avendo Otsuki 37 anni, quello è il mondo di suo padre. Un momento in cui in Giappone arriva la moda, l’abito formale diventa uno statement e l’affermazione personale comincia a passare anche attraverso i corpi dei maschi.
C’è un grande rispetto per quel tempo senza nessuna attitudine archeologica. È il gesto di un adolescente che si infila il cappotto del nonno e esce di casa senza farsi troppe domande.
Chi invece le domande se le fa, potrebbe riconoscere nelle collezioni di Otsuki il desiderio di entrare in un mondo che aveva cominciato ad abbattere i formalismi, le regole rigide del vestire maschile e il loro unico significato di gestione del potere.
Negli anni ’80 designer come Giorgio Armani hanno smontato questa architettura ottocentesca rendendola comoda, maneggevole, liquida, sexy.
Oggi in molti tornano ad osservare quel periodo per uscire dal giudizio, dal conflitto, dalle opposizioni. Ci si riavvicina all’essenza della mascolinità e ai suoi simboli per guardare in faccia i lati problematici, invece di evitarli e fuggire da altre parti.
Guarda la sfilata qui (Öffnet in neuem Fenster)