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Sul potere dell’immagine

  • Vanity Fair ha detto "Merry Christmas America”

  • Il fotografo di Vanity Fair è il mio eroe

  • Vanity Fair ha scelto la violenza oggi, e sono qui per questo.

  • 50 cent è orgoglioso di questo risultato, me lo sento

  • Ho appena fatto l’abbonamento annuale. Ben fatto Vanity Fair, è una masterclass in abuso del diritto. Mostrate questi mostri in HD.

  • Appendete queste foto al MoMa

Sono solo alcuni dei commenti apparsi sotto i diversi post con i quali Vanity Fair America – alla cui guida è arrivato da poco Mark Guiducci, protégé di Anna Wintour e nuovo eroe dell’Internet –ha postato un servizio fotografico scattato al “cerchio magico” dell’amministrazione Trump: tra di loro, il capo dello staff Susie Wiles, il segretario di Stato Marco Rubio, il vice presidente JD Vance, il vice capo dello staff e consigliere sulla sicurezza nazionale (oltre che essere un orrido cospirazionista che somiglia in maniera preoccupante a Joseph Goebbels, ma questo lo dico io) Stephen Miller, la responsabile delle relazioni con la stampa Karoline Leavitt (il pezzo online con alcune foto lo trovate qui (Öffnet in neuem Fenster))

Al di là del pezzo, scritto da Chris Wipple, che per un anno ha intervistato Susie Wiles in 11 occasioni diverse (e la Wiles ne ha avute per tutti, parlando di Trump come “uno con una personalità da alcolista” e del vicepresidente come “un teorico della cospirazione), ciò che sta facendo discutere, e farà sicuramente arrabbiare la Casa Bianca, sono le foto che hanno accompagnato il servizio, a dimostrazione che le immagini a volte, possono raccontare una storia meglio di molte parole, soprattutto quando, come in questo caso, non sono ritoccate (ma questo non vuol dire che non siano professionali).

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