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LA NEWSLETTER SETTIMANALE DI ANDREA BATILLA

WITH ENGLISH VERSION

LUCA DE MEO, ALBER ELBAZ E L’ERMENEUTICA

Siamo ancora molto distanti dal comprendere i meccanismi profondi che animano la moda.

Il supercolosso Kering ha presentato i risultati dell’ultimo quarter del 2025, corrispondente ai mesi Ottobre, Novembre e Dicembre. Il gruppo ha perso il 3% e Gucci in particolare ha lasciato il 10% del fatturato rispetto al quarter dell’anno precedente, su una base comparabile. Quindi senza contare i più di cento negozi che sono stati chiusi in Asia nel frattempo.

De Meo, da pochissimo ufficialmente il nuovo CEO di Kering, durante la presentazione dei risultati ha usato questa frase estremamente pragmatica: “We can question everything from scratch”. La frase in sostanza ribadisce che ogni singolo pezzo del gigantesco meccanismo che alimenta i ricavi di Kering può essere trasformato o anche semplicemente cancellato.

La strategia di De Meo verrà presentata al mondo il 16 Aprile a Firenze e quindi probabilmente in quel momento capiremo cosa ha veramente in testa il nuovo CEO.

Ma nel frattempo alcune cose sono già chiare e danno delle indicazioni piuttosto precise non solo per quanto riguarda Kering ma per il dorato mondo della moda in generale.

Il primo e più grosso problema di Kering è che Gucci, sotto la guida di Alessandro Michele, è cresciuto in maniera smisurata arrivando a valere metà del fatturato del gruppo. La crescita non è stata guadagnata alla fine di una strategia ben pianificata ma quasi solo grazie alla capacità visionaria di Michele che, specie in Asia, ha trasformato Gucci da brand a oggetto di culto.

Balenciaga, Saint Laurent e Bottega Veneta hanno ugualmente imboccato una strada di crescita ma sempre grazie a performance rivoluzionarie dei rispettivi direttori creativi: Demna, Anthony Vaccarello, Matthieu Blazy. 

I CEO c’erano ma erano figure molto meno rilevanti dei direttori creativi.

La sensazione che si aveva dal di fuori è che Kering offrisse un enorme spazio ai propri designer ma fosse anche in grado di gestirlo, di indirizzarlo.

Abbiamo scoperto che non è così e che nel giro di poco tempo il gruppo ha accumulato così tanti debiti da dover vendere tutta l’area beauty a l’Oreal.

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