
È il 30 marzo 1992 e l'aria nella musica britannica cambia per sempre. Oggi, un’etichetta indipendente che si chiama Too Pure pubblica Dry, l'album di debutto di PJ Harvey, che non assomiglia a nulla che il pubblico abbia mai sentito. Senza dubbio un giorno sarà celebrato come un capolavoro del rock alternativo, ma oggi ascoltare queste undici canzoni è un bello shock culturale.
Perché Dry è un album crudo, sia dal punto di vista dei suoni che delle parole. Registrato nello studio The Icehouse di Yeovil, nel Somerset (cuore dell’Inghilterra rurale), insieme al batterista Rob Ellis e al bassista Steve Vaughan, si muove su un rock bluesato spigoloso e potente dove gli spazi tra gli strumenti sono ampi e la dinamica è guidata dall'interazione tra la chitarra aggressiva di Polly e il ritmo incalzante di Ellis.
I singoli che accompagnano l'uscita del disco fanno già discutere. "Sheela-Na-Gig" fa scalpore con il suo titolo riferito alle antiche sculture femminili oscene e con un testo che affronta senza filtri la vergogna sessuale. "Dress", invece, non riguarda solo un vestito, ma l'umiliazione fisica e psicologica di cercare di conformarsi a un canone estetico per attirare l'attenzione di un uomo, finendo per sentirsi a disagio e "sbagliata". Un tema che Harvey spiega con una semplicità lapidaria, catturando il peso della aspettative altrui: «You pretty thing my man says/But I bought you beautiful dresses»

In tutto il disco c’è una tensione palpabile, come se la ragazza sapesse che questa potrebbe essere la sua unica possibilità e ne sentisse tutto il peso e l’ingombro1. Questa urgenza anima ogni traccia. Non c'è spazio per le esitazioni: ogni accordo di chitarra è un macigno, ogni rullante colpisce come una frusta.
La critica non è potuta rimanere indifferente. Mentre le radio faticano a digerire questa "indigestione sonora" (così la definisce la stessa Harvey in un'intervista alla BBC)2, riviste come NME e Melody Maker hanno capito immediatamente di avere di fronte un fenomeno. NME scrive che Polly "scava questi suoni dal pozzo della sua anima sezionata"3, riconoscendo in lei una voce che unisce seduzione e ferita, lustro e disperazione.
E mentre il disco riscuote il meritato successo, l'etichetta Too Pure ha pubblicato anche Dry-Demos, offrendo al pubblico la rara opportunità di ascoltare la genesi grezza di questi brani accanto alle versioni definitive.
Oggi, 30 marzo 1992, il rock ha un nuovo nome. E quel nome è PJ Harvey.
https://youtu.be/ah9NdBKkEQY?is=r86xLG3m4IomG8dz (Opens in a new window)https://youtu.be/yVbgYf5CUKs?is=xLC1FHk9n5frhQdE (Opens in a new window)Grazie! 🤩 Se sei arrivato/a/* fin qui, vuol dire che fremi dalla voglia di iscriverti.👇🏻
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Come rivelerà anni dopo a Filter Magazine, in questo momento sente il peso della storia: «Dry è la prima occasione che ho avuto di fare un disco e pensavo sarebbe stata l'ultima» (Opens in a new window). ↩
Rolling Stone in questo articolo (Opens in a new window)cita l’intervista alla BBC del 1992 in cui PJ Harvey definisce la sua musica «indigesta». ↩
L’archivio stampa sul sito ufficiale dell’artista inglese riporta la famosa citazione della recensione di NME del 1992: "Polly dredges these sounds from the pit of her dissected soul... (Opens in a new window)". ↩