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144. A cosa è servito il mio studiare

Una volta, dopo una lettura di Paolo Nori racconta Delitto e castigo al Monk di Roma, ci siamo trovati fuori dal locale e Anna Voltaggio mi ha detto che la lettura funzionava, e io le ho risposto «Eh, è roba mia», e abbiamo riso perché «È roba mia» è una frase che si ripete quattro volte, nel testo, e è una frase che rimane impressa.

Dopo, nel mese di gennaio del 2026, mi sono trovato a Bologna con Pietro Sermonti e Nicola Borghesi per scrivere un testo teatrale a tre voci, che forse non metteremo mai in scena ma poi, tornando in bicicletta a casa mia, per tutta via Saragozza non ho fatto altro che piangere e alla fine ho pensato “Anche questa qua, è roba mia”.

E mi è venuto il sospetto che quella cosa che è venuta fuori intanto che, in bicicletta, facevo via Saragozza nel gennaio del 2026, e il testo su Delitto e castigo potessero essere il secondo e il primo capitolo di un unico libro e ho provato a metterli insieme e chissà, se funziona.

Metto qui, per gli iscritti a State bene Bombé, il secondo capitolo (è un po’ lungo).

State bene 

 

 

2.1  Che senso ha

 

Il romanzo che ho scritto su Dostoevskij, quello che ha due finali, comincia con una domanda, che senso ha, oggi, leggere Dostoevskij.

E la risposta che mi do nel romanzo è la mia risposta preferita: non lo so. 

Poi dopo, però, racconto una storia che un po’ forse risponde, a quella domanda.

 

Antonio Delfini

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