
LA NEWSLETTER SETTIMANALE DI ANDREA BATILLA
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VALENTINO A ROMA
La prima sfilata di Alessandro Michele a Roma

In questi giorni mi è capitato di passeggiare per Roma e di notare qualcosa a cui non avevo mai prestato attenzione. Succede che, alzando lo sguardo sopra un alto muro di cinta, all’apice di uno scalone di marmo o al termine di un ponte sospeso sulla tua testa ci sia un giardino, a volte un parco, a volte solo dei gruppi sparsi di piante.
Non è logico pensare che il terreno su cui cammini si sposti improvvisamente verso l’alto e ti sovrasti, come a dirti che tutto quello che vedi non è piano e non è per niente logico.
Ogni volta che mi è successo ho pensato alla conformazione collinare di Roma e alla sua particolare morfologia che favorisce questo tipo di disallineamenti ma nonostante ciò il mio cervello si è rifiutato di credere che un gruppo di salici potessero guardarmi da sopra, sovrastarmi, inclinarsi verso la mia testa.
Roma è sorprendente perché ha smesso da tempo di pensarsi come una costruzione solida con una narrazione lineare e ha abbandonato ogni tentativo di uniformarsi, di chiamarsi con un solo nome.
Non c’è nessun luogo in cui gli occhi possano riposarsi. Sono costretti a vedere un sovraccarico costante di pezzi di realtà che non dovrebbero stare l’uno vicino all’altro. O l’uno sopra l’altro.
Roma non è solo lo stage ideale per Valentino, è anche il cuore del meccanismo creativo di Alessandro Michele che si affaccia beato su tutto questo ammasso di segni e ne tira fuori una visione molto più lontana da Milano dei 573 km che la separano dalla capitale.
Ma oltre la sregolatezza visiva, vedere Alessandro Michele all’opera dentro Palazzo Barberini, in cui si entra da una scala del Bernini e si esce da una del Borromini, è servito per capire altri elementi interessanti del suo mondo personale.
Oltre a Roma, c’entrano il Barocco e la Bticino.