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162. Vivere una vita non è attraversare un campo

Metto qui, per gli abbonati a Bombé, il piccolo discorso sul dolore che faccio domenica a Pistoia, un misturotto un po’ lunghino.

Ho appena pubblicato, in una nuova edizione rivista e ampliata, un libro che si chiama La piccola Battaglia portatile, e la Battaglia sarebbe mia figlia, e nel libro racconto che lei, quando aveva tipo dodici anni, aveva letto Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen, e dopo che l’aveva letto mi aveva detto che io scrivevo dei libri strani.

E io le avevo chiesto strani in che senso e lei mi aveva detto che la Austen, quando scriveva un libro, scriveva il libro e basta.

«Eh, – le avevo detto io, – anch’io, quando scrivo un libro scrivo il libro e basta».

«No, – mi aveva detto la Battaglia, – te ci metti dentro anche un sacco di Secondo me, un sacco di parentesi, parli parli. La Austen non ci mette mai tutti quei Secondo me, tutte quelle parentesi, non parla, scrive il libro e basta».

Ecco.

Credo che abbia ragione mia figlia, i miei libri sono pieni di Secondo me, di parentesi, di me che parlo parlo, e, lei non lo sa perché non ne ha letti molti, dei miei libri, ma sono anche pieni di ripetizioni.

Boris e Aleksandr Pasternak dipinti dal padre, Leonid Pasternak

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