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146. No

Sto lavorando al Maestro e Margherita, dove, al capitolo 28, si parla dei i negozi dove si poteva pagare solo in valuta, che c’erano anche quando ci sono andato io, nel 1991. La prima volta che sono andato in Russia era il 1991, e era un periodo, la fine della perestrojka, che il paese era in una condizione stranissima.

Raccontano che una volta, in ulica Gor’kogo, una strada centrale di Mosca, a poche decine di metri dalla piazza rossa, una signora fosse entrata in un ristorante e avesse chiesto «Non avete del pesce?», e che il padrone del ristorante gli avesse risposto «No, noi qui non abbiamo la carne, il pesce non ce l’hanno nel ristorante di fronte».

Cioè era un periodo, il periodo in cui io ho conosciuto la Russia (che era ancora, per qualche mese, una delle Repubbliche Socialiste Sovietiche), che nei negozi non si trovava niente, la vodka, la carta igienica, il pane, e uno come me, che veniva dall’occidente, veniva considerato uno che veniva dal progresso, da un posto in cui le cose funzionavano.



Il fatto che, in quel periodo, mancasse, tra le altre cose, la vodka, che, in Russia, non è un bene accessorio, è un bene essenziale, indispensabile, fondamentale, il centro attorno al quale ruota l’intera gastronomia russa, questo fatto comportava, allora, delle conseguenze, per esempio il fatto che, dovendo bere qualcosa, si beveva l’acqua di Colonia, che costava poco, si trovava, e produceva un effetto simile, a quello prodotto dalla vodka.

E questa cosa, il dover bere acqua di Colonia invece di qualcosa come si deve, aveva alimentato, tra i russi, un certo senso di inferiorità nei confronti del mondo occidentale, senso di inferiorità manifestato, all’epoca, in una celebre canzone di un gruppo che si chiama Nautilus Pompilius; la canzone si intitola Vsgljad s ekrana (Sguardo dallo schermo) e il suo protagonista è Alain Delon, il celebre attore francese; il ritornello fa così: «Alain Delon, Alain Delon, non beve Eau del Cologne; Alain Delon, Alain Delon, beve dei gran bourbon; Alain Delon, lui parla il francese».

State bene.

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