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Genesi di una dittatura: "Uomini e lupi", un caso di studio

A distanza di anni mi rendo conto di quale sia la vera ragione che mi ha spinto a scrivere Uomini e lupi. Una semplice domanda: come nasce una dittatura? Non in un contesto di miseria o su un “terreno fertile” ma in seno a una democrazia pacifista. La fantascienza è stata uno strumento straordinario non tanto per capire - per quello c’è la storia - ma per immaginare come potrebbe essere.

Nel 2016 la Lombardia era un punto di osservazione privilegiato per capire la politica italiana, soprattutto per intercettare una deriva xenofoba che di lì a poco si sarebbe consolidata. E io, mentre scrivevo il mio primo romanzo, mi trovavo nell’epicentro di quel terremoto: Milano. Dopo tanti anni penso sia diventato un caso di studio interessante.

Al vertice di quel fenomeno c’era un partito – la Lega Lombarda – nato con l’idea di dividere il Paese in due tronconi, a nord e a sud del Po. Ma al di là della proposta politica, mi colpiva il suo immaginario.

C’erano rivendicazioni identitarie che sfioravano il mito: le presunte radici celtiche degli abitanti del Nord Italia, il richiamo a un passato tribale, la costruzione di una comunità “pura” da difendere. Per un periodo si parlava perfino del “dio Po”, e si celebrava una sorta di processione neopagana lungo il fiume, con il trasporto simbolico delle sue “acque sacre” dalla sorgente alla foce.

Xenofobia e neopaganesimo.

Paura del diverso e invenzione di un passato eroico su fondamenta pseudo-religiose.

È lì che è nato Uomini e lupi, la storia di una dittatura immaginaria ma davvero così improbabile?

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