
Il filo rosso della distorsione: da dove veniamo, dove stiamo andando. A un certo punto, nella storia culturale di una comunità, un'idea nata nel retro di un negozio di dischi smette di essere un segreto per pochi e diventa un linguaggio universale. Per Seattle quel momento è associato a una parola che oggi fa quasi sorridere per quanto è stata abusata e commercializzata: grunge.
In questo nuovo episodio ti propongo un argomento che va oltre la semplice nostalgia. Ripercorriamo la straordinaria traiettoria della Sub Pop Records – dalle prime fanzine fotocopiate da Bruce Pavitt all'inizio degli anni '80 fino al nuovo spazio sul Waterfront di Seattle inaugurato nel 2026 – per poi gettare uno sguardo sul presente con la nascita della Grunge Pop Records. È la storia di un passaggio di testimone ideale tra chi ha costruito un movimento culturale e chi, oggi, prova a mantenerne intatta la scintilla d'origine, ricordandoci che la musica rock è prima di tutto una necessità fisica: imperfetta e meravigliosamente rumorosa (e infatti la playlist ha un tiro pazzesco). Buon ascolto e buona lettura.

⏺️ ASCOLTA DISCHI CORSARI EP. 2 - DISCENDENZE SONORE (Abre numa nova janela)
Consiglio per la lettura: ho snellito la tracklist seguendo i vostri suggerimenti, ma la sostanza non cambia. È pensata per essere sfogliata mentre il podcast gira. Insomma, una specie di esperienza “immersiva” vecchia scuola, fatta di attenzione, carta (anche se digitale) e un rapporto uno a uno con il suono, come quando si consumavano le pagine del libretto di un CD mentre le casse facevano il loro lavoro.
Minatore - Boys Tell Lies (00:17:07) / Kelli Don't Skate (00:48:42)
Arrivano direttamente dall'underground di Nottingham e sono un duo micidiale composto da Tommy Keeling (chitarra e voce) e Morgan Pettigrew (batteria). Hanno una storia umana pazzesca dietro: Tommy è un ragazzo transgender (FtoM) dotato di una voce graffiante e carismatica, mentre Morgan è un batterista formidabile sopravvissuto per ben due volte al cancro. Sul palco sprizzano un'energia pazzesca e la loro etichetta li promuove proprio dicendo che guardare un loro live dà la stessa identica scarica di adrenalina del vedere una leggenda del rock prima che diventi famosa.
Immagina una collisione frontale tra i primi Dinosaur Jr., l'attitudine hardcore-indie dei Fugazi e le melodie sporche e rabbiose dei Nirvana. Chitarre a tutto volume, un drumming martellante che ricorda la pesantezza di John Bonham e una totale assenza di fronzoli: puro, grezzo e istintivo grunge-punk a due teste.
Zephyring - Rattle And Break (00:20:17) / Smashing (01:02:55) 🖤
Se vuoi il pedigree del vero alternative rock, lo trovi qui. Gli Zephyring sono un trio di base a Los Angeles che ha avuto il grandissimo privilegio di lavorare e registrare nientemeno che con il leggendario e compianto produttore Steve Albini. Nei loro testi scavano a fondo in concetti personali, metafore oceaniche e quel senso di instabilità tipico dei vent'anni.
Il loro suono è il perfetto esempio di "grunge californiano", ma privo della patina pop di Hollywood. Grazie al tocco di Albini, la sezione ritmica è spigolosa e chirurgica, le chitarre grattano e graffiano sui muri, mentre le melodie vocali fluttuano tra malinconia e improvvise esplosioni urlate. Chiaramente influenzati da Nirvana, Pixies e Pearl Jam.
Insomnia - Ammonia (00:24:18)
I membri di questo trio di San Diego si muovono agilmente tra il caos e la consapevolezza interiore. Nei loro brani analizzano temi pesanti come l'isolamento, i sensi di colpa e la mortalità. La band è molto legata alle proprie radici underground e ha attirato l'attenzione di Bruce Pavitt (lo storico co-fondatore della Sub Pop che scoprì i Nirvana), il quale collabora attivamente come consulente della loro etichetta, la Grunge Pop Records, proprio per scovare queste gemme nascoste.
La traccia è un esempio perfetto del classico dinamismo "quiet-loud" degli anni '90. Il sound è saturo, cupo e ipnotico, guidato da giri di basso pulsanti che aprono il varco a esplosioni noise fatte di chitarre distorte e urla liberatorie. Tra i loro numi tutelari ci sono sicuramente i primi Nirvana di Bleach, i Mudhoney e i Soundgarden più cupi.
Sun Puddle - Asphyxia (00:27:17)
Nativi di Seattle (e dove altrimenti?), i Sun Puddle sono una delle band di punta del revival odierno e portano addosso l'umidità e il cielo grigio del Pacific Northwest. Sono balzati agli onori delle cronache alternative grazie alla forza visiva dei loro videoclip e all'approvazione della vecchia guardia della scena di Seattle, che rivede in loro lo spirito genuino di fine anni '80.
Il sound è fangoso, pesante e claustrofobico, proprio come suggerisce il titolo del pezzo. Riff di chitarra rallentati e accordature basse si fondono con una voce abrasiva e lacerata. Le influenze dominanti sono i Nirvana di Nevermind, i Melvins e lo sludge metal più primordiale dell'underground di Washington.
Triptych - I Made Too Much Pasta (00:30:25) 🖤
Arrivano da Glasgow, Scozia, e hanno l'attitudine fieramente fai-da-te (DIY) stampata nel DNA. Le loro prime canzoni (tra cui proprio questa traccia dal titolo bizzarro e casalingo sulla pasta) venivano registrate in camera da letto e vendute su audiocassetta con copertine stampate a mano con la tecnica della linoleografia (Abre numa nova janela)prima di finire sotto i radar delle etichette indie. L'artwork di un loro singolo storico, “You Say Jump I Say How High” è letteralmente la sagoma della finestra della stanza in cui scrivevano i pezzi.
Alternative rock scozzese speziato di lo-fi e slacker rock. C'è un'ironia sottile e cinica nei testi, supportata da chitarre dondolanti ma pronte a graffiare quando serve. Le influenze viaggiano sulla tratta Regno Unito-USA, strizzando l'occhio a band come Pavement e al post-punk più melodico.

Cages For Preachers - Slippin' Away (00:31:57)
Anche loro originari della prolifica scuderia di Nottingham, i Cages For Preachers sono noti nell'underground britannico per dei live talmente selvaggi che spesso i musicisti mollano gli strumenti a fine concerto per tuffarsi direttamente a fare stage diving nel mosh pit insieme ai fan. Hanno già macinato chilometri in tour tra Regno Unito e Olanda, costruendosi una reputazione da instancabili lavoratori del rock.
Un ibrido massiccio tra grunge e hard-rock/metal. Le chitarre sono gigantesche e i riff mastodontici si intrecciano con una performance vocale potente, drammatica e teatrale. Sentirai chiaramente il peso dei Led Zeppelin, l'oscurità degli Alice in Chains, la potenza degli Alter Bridge e le sfumature vocali intense di Chris Cornell.
Rockford - Sixty-nine (00:36:19)
I Rockford sono una solida realtà alternative rock europea. La band ha la straordinaria capacità di scrivere agganci melodici micidiali e ritornelli che ti si piantano in testa al primo ascolto, tanto da essere diventati dei piccoli classici nei circuiti dei club rock e delle radio indipendenti specializzate in sonorità anni Novanta.
Il loro è un alternative rock muscolare e quadrato, pulito nella produzione ma sporco nell'attitudine. Uniscono una sezione ritmica serratissima a riff di chitarra di derivazione arena-rock. Si ispirano molto al filone post-grunge commerciale e al rock alternativo americano di fine millennio, sullo stile di Foo Fighters, Stone Temple Pilots e Bush.
Barb Wire Dolls - Devil's Full Moon (00:39:59) 🖤
Nati a Creta, in Grecia, ma cresciuti artisticamente a Los Angeles, hanno una delle biografie più pazzesche della lista: sono stati scoperti e messi sotto contratto personalmente dal leggendario Lemmy Kilmister dei Motörhead per la sua etichetta nel 2015. Guidati dalla carismatica e biondissima frontwoman Isis Queen, hanno alle spalle quasi un migliaio di concerti in tutto il mondo e copertine sulle principali riviste punk internazionali.
Un fulmine di street punk e grunge registrato (anche in questo caso) alle origini da Steve Albini per l'album Slit. Il sound è veloce, graffiante, provocatorio e guidato da una voce blesa e strafottente. Dentro ci trovi l'aggressività dei Black Flag, l'attitudine dei Motörhead e la sensualità distruttiva delle L7.
Alien Feelings - Town That Made Me (00:44:33)
Vengono da Wrexham, nel nord del Galles industriale, e il loro motto dice tutto: "C'è solo una cosa migliore di un coro da cantare insieme, ed è un coro da urlare insieme". Si sono formati nel 2019 e, a quanto dicono, sono stati banditi dal suonare nei locali della loro stessa città natale dopo che, durante un concerto, improvvisarono un pezzo ironico e decisamente poco lusinghiero sugli abitanti del posto! 1La canzone in lista è nata in sole due ore a Londra, registrata di fretta prima di lasciare lo studio perché erano rimasti senza soldi per l'alloggio.
Il pezzo è un inno rock ruvido e vibrante fatto apposta per i live, con dinamiche "botta e risposta" perfette per scatenare il pubblico. Musicalmente fanno da ponte perfetto tra lo scazzo punk, il noise-pop britannico e le chitarre distorte d'oltreoceano. Le influenze dichiarate? Nirvana, The Jesus and Mary Chain e lo spirito verace degli Stereophonics.
Stereo Typed - You (00:53:04)
Quattro giovanissimi ragazzi di Manchester nati e cresciuti respirando la leggendaria eredità musicale della propria città. Hanno iniziato a suonare insieme fin dalle scuole elementari e riversano nelle canzoni tutta la frustrazione, la noia e l'ansia dell'adolescenza. Hanno firmato un contratto per più album registrando i propri lavori nei Milkshed Studios nel Lancashire con il produttore Chris Hope (già al lavoro con Echo & The Bunnymen e Pulp).
La stampa specializzata inglese li ha definiti la perfetta sintesi di "Oasis meets Nirvana" o "Brit-Grunge". La traccia sfoggia chitarre sature e distorte tipicamente Seattle anni '90 che volano sopra melodie pop sfacciate, aggressive e accattivanti, cantate con quell'attitudine strafottente e sfrontata tipica del Britpop di metà anni Novanta. Ci trovi anche influenze di Arctic Monkeys e Sonic Youth.
Royal Distortion - Hole In My Life (00:59:26) 🖤
Band originaria di Venice Beach, California, che vanta un record davvero invidiabile: sono stati l'unica "house band" ufficiale dello storico club Whisky A Go-Go sulla Sunset Strip di Los Angeles negli ultimi vent'anni, registrando continui sold-out sul palco che fu di istituzioni come The Doors, Van Halen e Guns N' Roses. Questo singolo di debutto è stato prodotto da Kyle Hoffmann (noto per i suoi lavori con Bush e Lacuna Coil).
Un energico pop-rock ad altissimo voltaggio con forti richiami agli anni '80 e infiltrazioni grunge. Il sound è sexy, ritmato, molto californiano, caratterizzato da un basso funk-rock saltellante e muri di chitarre distorte.
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🔭 Se vuoi seguire cosa combino tra un ascolto e l'altro, mi trovi qui: Lo Zio Quandy (Abre numa nova janela)
Nella descrizione dei loro video su Youtube (Abre numa nova janela) si legge: “Nel 2019 si sono formati gli Alien Feelings e sono stati prontamente banditi dal suonare di nuovo nella loro città. Qualcuno nel loro locale locale ha chiesto alla band di improvvisare una canzone sulla propria città. L'allegro motivetto sui tossicodipendenti incestuosi che è seguito è stato accolto decisamente male.” ↩