Ogni venerdì sera a Prato c’è un posto dove succede qualcosa che coinvolge tanti ragazzi. Un documentario per raccontarlo.

Il venerdì sera, a Prato, succede una cosa piuttosto semplice: un gruppo di ragazzi si ritrova in piazza Mercatale e inizia a fare freestyle.
Non c’è un palco, non c’è un’organizzazione formale, non ci sono biglietti. A un certo punto qualcuno mette una base da una cassa bluetooth, si forma un cerchio e due persone iniziano a rappare una contro l’altra. Chi perde esce, chi vince va avanti. Intorno, gli altri guardano, commentano, a volte giudicano. Nel giro di mezz’ora il tondo dei giardini della piazza si riempie. Lo chiamano “il muretto”.
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https://www.youtube.com/watch?v=D7OzQe1HmzA (Abre numa nova janela)A Prato esiste da circa due anni e mezzo. Non è un’esperienza isolata: muretti simili ci sono in molte città italiane, spesso con cadenza settimanale. A Prato ha una caratteristica abbastanza evidente: è diventato un punto di ritrovo stabile. Non solo per chi fa freestyle, ma anche per chi passa, si ferma, resta. Il muretto di Prato si chiama Muraglia Prato.
Non serve iscriversi, non serve essere bravi. Basta esserci, puntuali alle 21,30. Ogni venerdì dell’anno.
È una cosa che nelle interviste coi ragazzi torna spesso, anche se con parole diverse. Il fatto che sia aperto, accessibile, senza filtri. Che uno può arrivare, provare, sbagliare, rifare. E nel frattempo conoscere persone. Per molti è questo il punto più importante, più ancora della competizione.
Il freestyle, per chi non lo conosce, è improvvisazione: si prende una base musicale e si costruiscono rime sul momento a quartine. È una pratica tecnica, ma anche molto esposta. Si è davanti agli altri, si parla, si sbaglia in tempo reale. All’inizio, raccontano, è difficile. Poi si impara.
E nel frattempo succede altro.
Per alcuni diventa una passione, per altri un’abitudine, per altri ancora semplicemente qualcosa da fare il venerdì sera. Ma quasi tutti descrivono il muretto come un posto che riempie un vuoto: di tempo, di possibilità, a volte anche di direzione.
C’è chi racconta di essere arrivato senza sapere cosa fare dopo la scuola, senza un’idea chiara del lavoro, senza un interesse preciso. E di aver trovato lì qualcosa su cui impegnarsi. Non necessariamente una carriera, ma una direzione. Un punto da cui partire.

Intorno al cerchio delle battle, però, non succede solo quello che si vede.
C’è chi parla, chi guarda da lontano, chi si siede sulle panchine. C’è chi non partecipa mai ma torna tutte le settimane ad ascoltare. C’è un pubblico che cambia, che si allarga, che si incuriosisce. Persone che magari passavano per caso e poi si fermano.
Con il tempo, questo ha trasformato anche lo spazio.
Piazza Mercatale è una piazza grande, centrale, che negli anni ha avuto fasi diverse. Periodi in cui era piena, altri in cui era più vuota. Chi frequenta il muretto racconta che, almeno il venerdì sera, quella parte di piazza oggi è tornata a essere vissuta. Non in modo organizzato o istituzionale, ma spontaneo.
È una cosa che non viene rivendicata in modo esplicito, ma che emerge chiaramente. Una forma di continuità che non è così scontata e che un tempo poteva essere chiamata pure scelta politica.

In Toscana ce ne sono diversi di muretti: a Firenze in piazza Santissima Annunziata il giovedì sera, a Siena, a Viareggio, a Livorno. Alcuni ragazzi si spostano tra una città e l’altra durante la settimana. Si crea una rete informale, fatta di trasferte, conoscenze, abitudini condivise. In certi casi, si può fare freestyle praticamente ogni giorno.
Non è detto che tutti diventino bravi o famosi. Non è quello il punto. Alcuni migliorano molto, altri meno. Alcuni smettono, altri continuano. Però per un periodo, più o meno lungo, passano tutti da lì.
E ogni settimana la scena si ripete: qualcuno arriva prima, qualcun altro dopo, si forma un gruppo, poi un cerchio, poi una serata intera.
Alla fine si va via. E la piazza torna vuota.
L’incontrario: un nuovo podcast di Buzz Prato

È uscita la prima puntata de L’Incontrario, il nuovo podcast di Buzz Prato.
È un podcast semplice: Clara incontra persone a caso per la città e ci parla. Senza presentazioni, senza filtri, partendo sempre dalla stessa domanda: “se avessi un giorno in più nella settimana cosa faresti?”. Poi succede il resto.
La prima puntata è online. Ogni mercoledì mattina ne esce una nuova.
La trovate su tutte le principali piattaforme di streaming.
Una canzone che ho ascoltato mentre scrivevo
“Penso diverso” dei Colle der Fomento. Qui si parla della storia del rap italiano. Parlano di autonomia, di diffidenza verso il pensiero facile. Non è nostalgia hip hop: è un esercizio, ancora utile, di indipendenza mentale.
https://www.youtube.com/watch?v=usXu1iOQtbs (Abre numa nova janela)La trovate pure nella playlist su Spotify (Abre numa nova janela)