Hanno vissuto insieme, visitato le fabbriche del distretto e imparato diverse tecniche tessili: dalla loro esperienza è nata una mostra sul lavoro da Lottozero (mentre lavora ad una microfabbrica a Vernio). Giovedì 23 luglio una visita guidata e una performance.

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Per sei mesi Lorena, Carmen, Linda e Nikola hanno vissuto nella stessa casa. Ognuno aveva la propria stanza, ma il resto era condiviso: le giornate di formazione, le visite nelle fabbriche e nei musei, gli spostamenti e le ore trascorse nel laboratorio di Lottozero. A volte fino a notte fonda, anche il sabato e la domenica.
Tessa Moroder, che ha seguito il progetto, l’ha definito scherzando «una specie di Grande Fratello dell’arte». Quattro persone under 35 lontane dai propri luoghi abituali, chiamate nello stesso momento a vivere insieme, imparare nuove tecniche e produrre un’opera.
«È stata un’esperienza bellissima, assurda e anche difficile», racconta. «Forse i risultati veri si vedranno fra un anno. Magari fra vent’anni ripenseranno a questi sei mesi e a come hanno cambiato la loro vita».
Da questa esperienza è nata patron/ise, la mostra visitabile fino al 14 agosto da Lottozero, in via Arno 10, nel Macrolotto Zero. Espone le opere di Lorena Bucur, Carmen Buonanno, Linda Ann Cipriani e Nikola Filipović, con la curatela di Ester Maria D’Avossa.
La mostra conclude il primo ciclo di Textile Art Factory, progetto realizzato da Lottozero insieme a Studio Corte 17 e al Museo del Tessuto e finanziato attraverso il Programma regionale FSE+ Toscana 2021-2027.
Un centro per l’arte e il tessile

Tessa Moroder ha fondato dieci anni fa Lottozero (Abre numa nova janela) insieme alla sorella Arianna. Si tratta di un centro dedicato all’arte, al design e alla cultura tessile: comprende un laboratorio aperto, un coworking, uno studio di progettazione e consulenza e uno spazio espositivo.
Uno dei suoi obiettivi è mettere in contatto artiste, artisti e designer con le competenze, i macchinari e le aziende del distretto pratese.
Le residenze organizzate normalmente da Lottozero sono a pagamento. A partecipare sono quindi soprattutto artiste e artisti provenienti da paesi esteri che finanziano la formazione e la mobilità internazionale.
Per molti giovani artisti e artiste italiane, invece, sostenere i costi di alcuni mesi di residenza non è possibile. Il finanziamento pubblico della Regione Toscana ha permesso a Lottozero di coinvolgerli per la prima volta.
«Per noi è stato un sogno», dice Moroder. «È stato riconosciuto un principio semplice: anche gli artisti e le artiste sono lavoratori e lavoratrici e hanno bisogno di formazione».
Prato oltre i pregiudizi

I quattro selezionati provengono da esperienze diverse. Una di loro è nata in Romania e vive in Italia da vent’anni; un altro è originario del Montenegro e vive qui da dodici. Gli altri due arrivano da Livorno e Napoli.
Anche l’immagine che avevano di Prato era diversa. Secondo Moroder, gli artisti e le artiste stranieri che partecipano alle residenze spesso non conoscono affatto la città. Gli italiani, invece, ne hanno sentito parlare soprattutto attraverso i telegiornali e i reportage sulle condizioni di lavoro nel distretto.
Il soggiorno ha permesso loro di incontrare una città più complessa, senza nasconderne le contraddizioni. I sei mesi a Prato hanno coinciso con scioperi e mobilitazioni per i diritti dei lavoratori, alle quali gli artisti e le artiste hanno partecipato. Anche quelle esperienze sono entrate nelle opere.
Vedere come nascono le cose
Il programma del progetto prevedeva circa 260 ore di formazione, oltre alle visite nelle aziende, nei musei, nei luoghi storici e negli studi degli artisti e artiste locali.
I partecipanti hanno sperimentato tessitura, ricamo, feltro, stampa flock, progettazione delle superfici e pigmenti naturali affiancati da grandi professionisti e professioniste di livello internazionale. Dopo ogni workshop visitavano un’azienda pratese che utilizzava la stessa tecnica su scala industriale.
«Noi che abitiamo questa città siamo abituati a vedere come si produce un tessuto», dice Moroder. «Non ci rendiamo conto di quello che può succedere nella mente di un giovane artista quando vede per la prima volta una cosa realizzata dalla A alla Z. Consumiamo tutto quello che ci circonda senza farci troppe domande sul lavoro che c’è dietro».
Ed è proprio il lavoro il tema che, senza essere assegnato, è emerso quasi subito: quello degli operai, quello degli artisti e quello invisibile che rende possibile un prodotto finito.
La mostra riflette su questo processo. Dietro un’opera ci sono apprendimento, tentativi, errori, fatica, relazioni e compromessi. Ci sono anche le condizioni economiche e istituzionali che consentono a un artista di creare, stabilendo però limiti e regole.
È da questa ambivalenza che deriva il titolo patron/ise, con il suo richiamo alla figura del mecenate.
Quattro storie dentro le opere

Nelle opere esposte il tessile serve a raccontare esperienze personali, migrazioni, memoria e forme di resistenza.
Linda Ann Cipriani lavora sul tessuto come una rete di immagini, tensioni ed errori. Nikola Filipović parte dalla propria storia familiare e dagli anni successivi alle guerre nell’ex Jugoslavia. Lorena Bucur utilizza una fotografia scattata dal padre nella casa della nonna, in Romania, per mettere insieme memoria, migrazione e lavoro. Carmen Buonanno trasforma invece la soglia della Kunsthalle in una struttura che richiama le lotte operaie e la forza dei corpi che resistono insieme.
Durante la residenza ogni artista ha tenuto anche un diario visivo, raccogliendo immagini, colori e impressioni sulla città. I materiali diventeranno il catalogo dei due cicli del progetto.
Anche la curatela faceva parte del percorso formativo. Ester Maria D’Avossa ha partecipato alla selezione degli artisti e durante i sei mesi ha lavorato al loro fianco, affiancata dalla curatrice Alessandra Tempesti.
Il secondo gruppo arriverà a ottobre. Il programma sarà adattato sulla base di quanto imparato durante questa prima esperienza.
Dopo Prato, una microfabbrica a Vernio
Intanto Lottozero sta lavorando a un nuovo progetto in Val di Bisenzio. A Mercatale di Vernio, in un ex spazio industriale vicino alla stazione e abbandonato dagli anni Ottanta, aprirà una microfabbrica tessile.
L’obiettivo è costruire una piccola filiera completa: dalla coltivazione di lino e canapa alla produzione di tessuti e capi di abbigliamento per i marchi interessati.
«Da tempo volevamo lavorare nelle aree interne», racconta Moroder. La vicinanza alla stazione rende lo spazio facilmente raggiungibile e, nelle intenzioni di Lottozero, permetterà di portare a Vernio anche artisti, designer e attività rivolte ai giovani della vallata.
Per la parte agricola il centro si affiderà a competenze esterne e a esperienze simili già avviate in altre regioni. Alcuni macchinari saranno acquistati grazie a un finanziamento che coprirà metà della spesa; altri arriveranno dalla sede di Prato, insieme ad alcuni telai storici ricevuti dal Museo del Tessuto.
Il progetto comprende anche una collaborazione con il Mumat, il Museo delle Macchine Tessili Ex Meucci per attività educative e future residenze artistiche stagionali.
L’apertura della microfabbrica è prevista per la primavera del 2027.
L’appuntamento del 23 luglio

Giovedì 23 luglio, alle 19, è in programma una visita guidata alla mostra. Alle 20 Carmen Buonanno presenterà una performance (Abre numa nova janela) sul lavoro artistico, la manifattura e lo sfruttamento.
La lettura sarà accompagnata da una composizione elettroacustica di Muiredach O’Riain, realizzata anche con i suoni registrati durante la manifestazione dei Sudd Cobas a Prato di domenica 5 luglio alla quale hanno partecipato gli artisti e le artiste.
patron/ise è visitabile a Lottozero fino al 14 agosto, dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 18 e il venerdì dalle 10 alle 16. Il sabato e la domenica apre su appuntamento.