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Verso il 25 aprile

Una storia tratta da Partigiani Contro, il nostro libro sulla Resistenza

In vista del 25 aprile abbiamo deciso di inviare alle persone iscritte alla nostra newsletter una delle storie raccolte nella seconda parte del nostro libro “Partigiani contro”. Il testo, che non è mai uscito integralmente sui social, racconta brevemente la storia di Silvio Corbari e Iris Versari. 

SILVIO CORBARI E IRIS VERSARI, TERRORE DEI FASCISTI 

Ci sono molte storie sulla leggendaria figura di Silvio Corbari. Racconti nei quali vengono riportate le sue gesta intrepide, capaci al tempo stesso di creare un mito nell’ambito della lotta partigiana e far letteralmente perdere il senno ai fascisti, più e più volte beffati da questo combattente guascone. 

Una di quelle che sicuramente rende bene l’idea di chi fosse e come agisse Corbari si svolge in un caffè di Faenza frequentato dalle camicie nere. Siamo già dopo l’8 settembre e da tempo Silvio è noto per le sue imprese. Così quando entra lo riconoscono tutti, ma restano come congelati. Lui tranquillo va al bancone, ordina e poi sorseggia un caffè caldo; infine, senza alcuna fretta, si dirige verso la parete su cui campeggia un ritratto di Mussolini, prende il quadro e lo getta a terra. Solo dopo che si è allontanato a bordo della sua motocicletta i fascisti danno l’allarme e si gettano all’inseguimento. 

Silvio, all'anagrafe Sirio, era nato a Faenza il 10 gennaio 1923 in una famiglia modesta. Amante fin da giovane della meccanica, iniziò presto a lavorare in officina e altrettanto precocemente manifestò una certa avversione verso il regime. Richiamato sotto le armi nel 1942, fu destinato al 1º Reggimento pontieri. Era nuovamente a Faenza, a causa di una convalescenza, quando sopraggiunse l’armistizio. Silvio, indipendentemente dalle strutture dei partiti antifascisti locali, decise di creare una banda inizialmente composta perlopiù da pochi compagni di vecchia data. Dimostrandosi particolarmente esperto nel travestimento e nella dissimulazione, Corbari prima dell’inverno mise a segno una serie di azioni e colpi di mano incredibili, tra cui assalti a caserme, il disarmo di numerosi nemici e la ripetuta occupazione del paese di Tredozio, da cui per ben tre volte cacciò la guarnigione della GNR. 

Fu proprio nel corso di queste brevi ma intense giornate di liberazione e autogestione del paesino che si conobbero Silvio e Iris. 

Iris Versari era figlia di contadini, e fin da giovanissima era andata a lavorare come domestica in una casa facoltosa di Forlì. Qui, oltre a vedere la differenza di vita tra le classi popolari e quelle agiate, dovette resistere ai tentativi di violenza dei padroni della dimora. Questa esperienza segnò la formazione del suo carattere e così, quando arrivarono la guerra e l’armistizio, Iris sapeva bene qual era il suo posto. Come lo sapevano i suoi cari che diedero, nell’autunno del ‘43, ospitalità ai partigiani. Proprio questa scelta costò loro carissimo: la casa fu incendiata e l’intera famiglia deportata. Iris fu l’unica a salvarsi e di lì a poco entrò nella banda di Silvio.

Lui era sposato e aveva un figlio, ma per ovvie ragioni non li vedeva da tempo. Lui e Iris divennero in breve tempo una coppia inscindibile tanto sul piano sentimentale quanto su quello dell’azione. Insieme compirono l’atto più importante del gruppo di Corbari, ovvero l’omicidio del comandante della GNR di Forlì, Gustavo Marabini. Gli fecero credere di volersi arrendere ed invece lo attirarono in una trappola presso Predappio, dimostrando così che anche un gruppo di partigiani piccolo e in pratica senza rifornimenti poteva infliggere colpi durissimi al nemico. L’omicidio provocò ancora più rabbia da parte delle autorità nazifasciste, per le quali le azioni di Corbari erano diventate una vera e propria tortura. 

Intanto però, come già accaduto in casi simili, Silvio dovette subire numerose reprimende da parte dei partiti politici antifascisti. I suoi attacchi vennero tacciati di avventurismo e la sua personalità fu liquidata come individualistica, superficiale e anarchica. In realtà Corbari si dichiarava comunista, ma rifiutava ostinatamente la presenza di commissari nella sua banda e soprattutto evitava qualsiasi tipo di discussione strettamente politica con i suoi compagni, concentrandosi solo sulla lotta contro i nazifascisti. Lotta che portava avanti piuttosto bene a giudicare dal rapporto del comando militare tedesco in data 15 giugno 1944, nel quale si scriveva che era ancora impossibile “rendere innocuo il capobanda Corbari, uno dei più importanti fomentatori di disordini”.

Purtroppo, a seguito della delazione di un ex membro del gruppo che era stato allontanato dalla banda per comportamenti poco onorevoli, Silvio, Iris e altri due compagni all'alba del 18 agosto 1944 furono sorpresi in località Ca' Cornio, nel casolare in cui avevano passato la notte. Iris, incapace di muoversi rapidamente a causa di una precedente ferita alla gamba, prima accolse i fascisti a colpi di arma da fuoco, freddandone uno sulla porta, poi per non rallentare la fuga dei compagni si tolse la vita. Silvio e gli altri a quel punto uscirono come schegge in direzioni diverse cercando di oltrepassare il fuoco incrociato degli assedianti; purtroppo Corbari, nel corso della fuga, cadde nell’argine di un torrente e si ferì. Alla fine tutti e tre vennero catturati dai nazifascisti.

La mattina stessa Silvio viene impiccato nella piazza del municipio di Castrocaro. Il suo cadavere, insieme a quello di Iris e dei compagni, viene poi appeso a Forlì come monito per la cittadinanza.

Cronache Ribelli

Tópico Resistenza-Antifascismo