(Abre numa nova janela)Michela Barzi
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Dopo la prima guerra mondiale le donne iniziano ad avere accesso alla formazione tecnica e alle professioni progettuali. Le iscritte al Bauhaus in Germania e al Vchutemas in Russia, che dalla loro apertura nel 1919 e nel 1920 ammetevano le donne, tendevano tuttavia ad essere relegate nei corsi dedicati all'arredamento e ai componenti tessili. In questo contesto di iniziale riconoscimento delle progettiste donne, emergono Margarete Schütte-Lihotzky, una delle prime a svolgere la professione di architetto in Austria, e Lotte Stam-Beese, una delle poche studentesse di architettura del Bauhaus. Dopo la laurea nel 1918, Schütte-Lihotzky lavora a Vienna nella progettazione di alloggi per la classe operaia e, nel 1926, mette a punto la famosa cucina di Francoforte, oggi considerata il fondamento del concetto contemporaneo di cucina componibile, per le Siedlugen che Ernst May stava realizzandoattorno la città sul Meno. Negli anni Trenta Schütte-Lihotzky e Stam-Beese si trovano entrambe in Unione Sovietica impiegate, la prima a Mosca e la seconda a Kharkiv, nel team di May che stava progettando le nuove città socialiste. Il trasferimento nei Paesi Bassi farà di Stam-Beese una delle figure di spicco nella ricostruzione di Rotterdam. La sua opera sarà a quel punto interamente consacrata alla costruzione della città contemporanea. Il concetto di cucina come componente di un ambiente urbano idoneo alla società industriale (machiniste, avrebbe detto Le Corbusier) continua nel secondo sopoguerra. La necessità di arredare il prototipo abitativo che doveva far parte dell'ideale lecorbuseriano di città contemporanea, sta alla base del progetto di cucina modulare che Charlotte Perriand, sua collaboratrice di lunga data, mette a punto per l'Unité d'Habitation a Marsiglia. Quest'ultima si era diplomata nel 1925 presso scuola dell’Union centrale des arts décoratifs e si era costruita una carriera indipendente come progettista di arredi.
Schütte-Lihotzky, Stam-Beese e Perriand, segnano un significativo passo in avanti del contributo delle donne nel campo delle professioni progettuali. Il loro lavoro si inserisce in quall’idea di progettazione totale dell’ambiente costruito (Abre numa nova janela)– dalle case alle città – che, secondo Le Corbusier, discendeva dal plan dictateur. Le cucine modulari concepite a quasi trent’anni di distanza da Schütte-Lihotzky e Perriand finiscono per far parte di una volontà razionalizzatrice che separa l’ambiente domestico da quello produttivo, diventando così una sorta di contraddizione: un ambiente produttivo all’interno di uno domestico.
Razionalizzare il lavoro domestico
Bruno Taut, progettista di alcuni dei più significativi insediamenti di edilizia residenziale pubblica nella regione di Berlino, in La Nuova Abitazione del 1924, in cui si rivolgeva alla Donna come creatrice, concepisce la cucina come luogo di produzione che doveva adattarsi alle tecniche di razionalizzazione del processo produttivo e alleggerire il lavoro domestico. Taut cita gli studi dell’americana Christine Frederick sulla disposizione degli arredi per ottimizzare i movimenti di chi lavora in cucina, una sorta di applicazione dei principi del taylorismo all’economia domestica (Taut, 1986). The New Housekeeping: Efficiency Studies in Home Management, che Frederick aveva pubblicato nel 1914, e che nel 1921 sarà tradotto in tedesco con il titolo Die rational Haushaltfürung, come i contemporanei studi di Lillian Gilbreth sull’efficienza del lavoro della donna in cucina avrà un impatto imprescindibile sulla progettazione dei nuovi moduli abitativi pensati per l’edilizia residenziale pubblica e destinati a definire uno standard dell’architettura moderna (Muxì Martinez, 2019).