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Sull’umiltà

La rappresentazione umana di chi fa impresa è ormai cristallizzata in chi non ha dubbi, non ha paura, e ha una forte stima di sé. Ma non sempre è la via per il successo duraturo, anzi.

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Con questa puntata, la newsletter comincia a scivolare verso l’estate. La puntata potrebbe essere senza alcune rubriche, o trattare cose veramente diverse dal solito, di solito esplorazioni personali di cose, luoghi e situazioni in cui non parlo mai di me.

In questa ci sono un sacco di note a piè di pagina con libri che sono grandi classici, vedili come consigli di lettura per l’estate.

Oppure potrebbe non uscire per nulla. Nessuno è indispensabile.

Grazie a Websolute che supporta questo numero. Anche la tua azienda può arrivare a più di 25.000 persone che lavorano nel marketing, nel commerciale, nella tecnologia e nella comunicazione. Guarda il media kit (Abre numa nova janela) e rispondi a questa mail per info su costi e disponibilità (Abre numa nova janela).

L’imprenditore senza paura

Si dice che Bill Gates abbia detto che “Il successo è un pessimo insegnante. Convince le persone intelligenti a pensare di non poter perdere.”

Mentre, in Giocati dal Caso1, Nassim Taleb scriveva “È bene ricordare che nessuno accetta il caso come causa del proprio successo, ma solo del proprio fallimento.”

La figura popolare dell’imprenditore (o dell’imprenditrice) è ormai ricalcata sullo stereotipo che una volta era poco più di una macchietta, il Carcarlo Pravettoni di Mai dire Gol2 per capirci, e oggi è predata invece dalla rappresentazione social-algoritmica di presunti-imprenditori-trasformatisi-in-guru, che peraltro ha di nuovo avuto la sua cristallizzazione nella figura di Maicol Pirozzi della Biliardario Spa3. Il CEO guru da copertina, però, è qualcosa di più di una macchietta da Gialappa. Kahneman, in Pensieri lenti e veloci4, ricorda che gli amministratori delegati troppo sicuri di sé fanno i danni peggiori agli azionisti proprio quando i giornali economici li osannano.

In Accanto alla macchina: La mia vita nella Silicon Valley5, Ellen Ullman scriveva: “Sono riuscita a restare in uno stato perpetuo di apprendimento solo perché ho conservato, nel mio modo di pormi, un misto di ignoranza e umiltà. Questa umiltà non è meno necessaria dell’arroganza.”

Non sono mai stato forse un vero e proprio imprenditore, quindi ne parlo per contatto diretto, più che per esperienza diretta. Quello che ho sempre notato (e un po’ ammirato) nella figura imprenditoriale – che va al di là dell’impresa economica – è che vive in un equilibrio incredibilmente instabile, e non parlo di risultati economici, quanto di equilibrio personale.

[continua]

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E se il tuo sito non avesse più una ricerca interna, ma un motore di esperienza personalizzata?

Websolute ha creato ASK (Abre numa nova janela), la funzione di Agentic Website che evolve ricerca e navigazione dentro siti e ecommerce.

L’utente non cerca tra menu, filtri e risultati. Chiede. E il sito genera una pagina su misura: testi, immagini, prodotti, impaginazione e call to action costruiti in tempo reale sul momento del journey.

E da backend si possono vedere le pagine generate e trasformare quelle più utili in vere pagine: FAQ, articoli, guide o landing page, indicizzabili da motori di ricerca ed LLM.

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[eccoci di nuovo]

Da una parte, se non sei un po’ irrazionale non puoi sfidare la sorte – ed è solo sfidando la sorte che ottieni utili sopra la media, perché se fosse statisticamente sicuro farcela, immediatamente arriverebbero tutti gli altri e quindi non ci sarebbe più guadagno.

Io, per esempio, sono troppo analitico per farlo – se non è probabile, il guadagno, perché provarci? (In realtà è perché andare all-in, perché è quello il punto. Io invece sono un portafoglista6 in tutto.) E se è sicuro, qual è il vantaggio, visto che la teoria economica dei mercati contendibili7 ha come risultato l’annullamento di qualsiasi profitto?

(Sapete quella dell’economista che vede 50 euro sul marciapiede, ma pensa “se fossero veri, qualcuno li avrebbe raccolti?”. Ecco, è un altro corollario dello stesso fenomeno. Sono io, in pratica.)

Non a caso quasi tutti gli imprenditori si sentono sopra la media. In Nudge8, Thaler e Sunstein raccontano di aspiranti imprenditori a cui chiedono quante probabilità danno alla riuscita. Per un’impresa come la loro, in media, dicono il 50%. Per la propria, il 90%, e parecchi rispondono cento.

Ma anche porsi all’altra estremità – quella della sicurezza estrema in sé stessi tanto propugnata dai guru motivazionali, dell’against all odds – comporta un problema. Ho scoperto scrivendo questa newsletter che c’è perfino una teoria, la Hubris Theory of Entrepreneurship9, per cui è proprio l’eccesso di fiducia a spingerti a fondare un’azienda, e poi a gonfiarla oltre quello che reggerebbe.

L’arroganza non è un problema tanto perché è fastidiosa agli occhi degli altri – a qualcuno, anche se a parole dice di no, piace pure, come esistono i masochisti del resto. L’arroganza ti racconta che sei invincibile (ancora più che il successo, secondo me).

L’arroganza è come la propaganda. “Ma forse il problema principale della propaganda è che chi la produce poi comincia a crederci davvero.” scriveva Artem Chapeye in La gente normale non va in giro armata10. (Parla di Putin, ma è estendibile). Cominci a vivere in un mondo tutto tuo. D’un tratto (anzi, lentamente, ma non te ne accorgi) i clienti non capiscono nulla, o sono ignoranti, o sono tirchi, o sono degli spiantati. E le agenzie (di solito, tutte) non sanno fare il loro lavoro. E i dipendenti non sanno lavorare e/o non sono motivati.

E poi cominci a credere che quella ricetta che vai predicando in giro – il segreto del mio successo – sia davvero una ricetta ripetibile, assoluta. Una volta ho scritto di quelle persone – ne ho conosciute almeno tre direttamente, dettagli solo via mail – che hanno avuto un inatteso e assoluto risultato, nel senso che hanno creato una campagna/un prodotto/una azienda, hanno adeguato il livello del proprio hybris11 personale a quello, e poi in tutta la loro vita non sono mai più riusciti a ripeterlo, quel successo, pur riprovandoci allo sfinimento.

Sono quasi sicuro che l’insuccesso successivo al picco di successo sia correlata alla mancanza di umiltà. Del resto, Jim Collins, in Good to Great12, aveva notato che i capi delle aziende capaci di durare univano una volontà feroce a un’umiltà quasi imbarazzante.

L’umiltà è il sapere di non sapere, l’accettare di non poter prevedere tutto. Di non sapere se quei 50 euro per terra sono veri o no. Cito di nuovo Taleb, poi basta: “L’unica cosa su cui la dea bendata non ha potere è come ti comporti”.

Be’, arrivando a leggere fino a qui ti candidi a ricevere i prossimi numeri (Abre numa nova janela). Se preferisci, c’è anche via WhatsApp (Abre numa nova janela) e Telegram (Abre numa nova janela).

Il marketing insegnato dai negozianti (Abre numa nova janela)

“ChatGPT, aggiungi anche questo”.

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Spotted by gluca – Mirandola (MO)

Scrivo cose, vedo gente

  1. Venerdì scorso ho parlato di nostalgia del passato come fonte inesauribile di contenuti ed engagement, gratis (Abre numa nova janela). Il venerdì precedente ho parlato del rapporto tra noia, vantaggio competitivo e settori noiosi (Abre numa nova janela), e di David Foster Wallace.

  2. Cosa è la mezza attenzione, e perché è ottima per monetizzarla con podcast lunghissimi? Ne scrivo in un pezzo lungo per Link (Abre numa nova janela).

  3. Appuntamenti per vederci, vale come Save The Date: Hospitality Day (Abre numa nova janela), Rimini, 13 ottobre; Videns (Abre numa nova janela) Festival, Firenze, 12-13 novembre.

  4. A volte chiedete dove leggere le cose che leggo e che non metto qua: sono sul mio canale Telegram (Abre numa nova janela), dove mi sforzo anche di essere (un po’) sociale.

Ci si trova venerdì prossimo. Ti ricordo che Seguimi! Il marketing come culto, il culto come marketing, il mio ultimo libro (Abre numa nova janela) è un ottimo affare ai prossimi Prime Days di Amazon (ma puoi comprarlo anche alla libreria sotto casa, eh).

Per qualsiasi cosa, futile o meno, scrivi a gluca@diegoli.com (Abre numa nova janela) o rispondi a questa email.

E se ti è piaciuta, inoltrala pure.

ciao,
gluca

E grazie a Daniela Bollini (Abre numa nova janela) per la revisione e a Websolute per la sponsorizzazione.

Su gluca

“Le attività noiose diventano perversamente molto meno noiose se ci si concentra molto su di esse” – David Foster Wallace

Ri-ciao, sono Gianluca (Abre numa nova janela) e sono bocconiano anomalo, smontatore di panacee, dissipatore di dati personali.

Mi occupo da venticinque anni di marketing, in particolare di strategia, budget, campagne e selezione e crescita del team, in momenti di trasformazione. (Abre numa nova janela)

Insegno in qualche università e master in giro per l’Italia.

Ho scritto due saggi (ma divertenti), Seguimi! (Abre numa nova janela) e Svuota il carrello (Abre numa nova janela), per UTET. In passato ho scritto per Hoepli, Apogeo e Sole 24 Ore Editore.

Scrivo per Link, Il Domani, Tendenze, Quants, Il Post, Forbes Italia, Wired e altri.

Il mio blog (Abre numa nova janela) è attivo dal 2004. Puoi seguirmi anche su LinkedIn (Abre numa nova janela) e Instagram (Abre numa nova janela)* (*ma non aspettarti niente di che).

Se non ti interessa più ricevere questa mail non ti biasimo, anche io mi stanco spesso di me stesso. Sotto c’è un link per andartene.

  1. Nassim Nicholas Taleb, Giocati dal caso (Abre numa nova janela). Il ruolo della fortuna nella finanza e nella vita, trad. Gianluca Monaco, il Saggiatore, 2014.

  2. Carcarlo Pravettoni: l’uomo, l’imprenditore, il profeta - YouTube (Abre numa nova janela)

  3. GialappaShow – I problemi della Biliardario SPA – YouTube (Abre numa nova janela)

  4. Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci (Abre numa nova janela), Mondadori, 2012.

  5. Ellen Ullman, Accanto alla macchina (Abre numa nova janela). La mia vita nella Silicon Valley, trad. Vincenzo Latronico, minimum fax, 2018. La mia citazione preferita dal libro è però “Se in questo mestiere non sei terrorizzato, vuol dire che non hai la più pallida idea di che cosa stai facendo”

  6. “Portafoglio differenziato” in finanza significa non mettere tutte le uova nello stesso paniere. Si diversificano progetti e investimenti per ridurre i rischi al minimo e cogliere al volo qualche opportunità.

  7. La teoria dei mercati contendibili (William Baumol, 1982) dice in pratica che, dove entrare e uscire da un mercato costa poco, la sola minaccia di nuovi concorrenti tiene i prezzi bassi e azzera gli extra-profitti. Tradotto, il guadagno facile non resta facile a lungo.

  8. Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein, Nudge. La spinta gentile (Abre numa nova janela), Feltrinelli, 2009.

  9. Mathew L. A. Hayward, Dean A. Shepherd e Dale Griffin, «A Hubris Theory of Entrepreneurship», Management Science, vol. 52, n. 2, 2006, pp. 160-172. DOI (Abre numa nova janela)

  10. Artem Chapeye, La gente normale non va in giro armata (Abre numa nova janela), trad. Alessandro Achilli, Altrecose, 2026.

  11. “Hybris” è la tracotanza della tragedia greca – l’eccesso di orgoglio che faceva sgarrare gli eroi e attirava la punizione degli dèi. Qui, più prosaicamente, è l’imprenditore che comincia a sentirsi semidio.

  12. Jim Collins, Good to Great. Come si vince la mediocrità e si raggiunge l’eccellenza (Abre numa nova janela), trad. Roberto Marini, Mondadori, 2022.

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