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193. Prima ancora che venissimo al mondo

(Stasera, a Ovada, l’ultima replica di Delitto e castigo, forse)

L’altro personaggio che Raskol’nikov incontra nella locanda che si trova, nel romanzo, in questo edificio, è Svidrigajlov, che è uno dei personaggi più strani, di Delitto e castigo, forse ha ucciso sua moglie, sicuramente la picchiava, è innamorato di Dunja, la sorella di Raskol’nikov, e in una delle scene più terribili del romanzo, si chiude con lei in una stanza, la minaccia, la ricatta, lascia che lei gli spari (lo manca) e dopo la libera senza farle niente.

Io prima di scrivere strani avevo scritto negativi, solo che, in Dostoevskij, i personaggi negativi non sono mai del tutto negativi, perché Svidrigajlov, che è un personaggio con dei tratti disgustosi, è anche uno dei personaggi più intelligenti e sensibili, in Delitto e castigo.

A un certo, in questo locale, Svidrigajlov dice a Raskol’nikov che non c’è niente di più difficile della franchezza e niente di più facile dell’adulazione.

E che se nella franchezza c’è anche solo un centesimo di nota che suona falsa, si avverte subito una stonatura, e ne viene fuori una scenata.

Che vuol dire che se qualcuno, una persona che tiene a me, mi fa un discorso onesto che mi dice, per esempio, Paolo, tu l’altro giorno ti sei comportato male, non dovevi dire quello che hai detto, sei stato ingiusto, se in questo discorso di uno che rischia di dirmi queste cose spiacevoli perché è gli sembra che sia giusto così, perché gli sembra che io dovrei darmi una regolata, e probabilmente ha ragione, se nel discorso che mi fa quello lì c’è un piccolo errore, magari si sbaglia di giorno oppure sbaglia un nome, io, quell’errore lì lo amplifico e mi sembra che il discorso sia tutto sbagliato, dice Svidrigajlov.

Invece l’adulazione, anche se è tutto falso, sino all’ultima nota, riesce comunque sempre gradita, e la si ascolta non senza piacere; sarà pure un piacere grossolano, ma è pur sempre un piacere, dice Svidrigajlov.

E io, quando ho riletto quella pagina, ho pensato a uno scrittore italiano che mi ha raccontato che, nel palazzo dove abitava lui, c’era un portiere analfabeta, che non sapeva né leggere né scrivere e che, tutte le volte che usciva un romanzo, di questo scrittore, il portiere lo fermava e gli diceva «Dottore, il suo ultimo romanzo: bellissimo».

E lui, questo scrittore, che sapeva benissimo che il suo portiere non poteva averlo letto, il romanzo, era analfabeta, quando sentiva così, mi ha raccontato, era contento. Era un così bel modo, di cominciare la giornata, mi ha detto questo scrittore che si chiama Domenico Starnone.

Ecco, la cosa incredibile, di Dostoevskij, noi possiamo leggerlo o non leggerlo, ma lui, nelle cose che ha scritto, ci ha letto, come siam fatti prima ancora che venissimo al mondo.

State bene bombé.

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