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Nuovo anno, nuovo me?

Ophelia, John Everett Millais, 1952
Una corretta rappresentazione di me il primo dell’anno che affogo nei miei buoni propositi. (Ophelia, John Everett Millais, 1952)

È verità universalmente riconosciuta che una persona in possesso di una certa fortuna ogni primo gennaio dell’anno che verrà stilerà una lista di buoni propositi lunga quanto il cassetto fiscale INPS di un qualsiasi rappresentante della generazione X.

È sempre verità universalmente riconosciuta che la suddetta persona, a un certo punto della settimana seguente, smetterà di far finta di andare a correre concedendosi una sigaretta nonostante il proposito di abolire il fumo.

Se avessi avuto un euro per ogni buon proposito andato a buon fine durante gli anni che hanno preceduto il 2026, a quest’ora sarei un personaggio raccontato da Victor Hugo o una puntata di Report. 

Purtroppo, quando Dio distribuiva la coerenza, io ero a leggere il nuovo dark romance della Douglas in qualche caverna oscurata dal sole. Quando distribuiva la pigrizia, però, ero in prima fila neanche fosse il comeback di Nick Jonas in un world tour.

Se avessi avuto un euro per ogni buon proposito andato a buon fine durante gli anni che hanno preceduto il 2026, a quest’ora sarei un personaggio raccontato da Victor Hugo

Ecco perchè, ho deciso di dedicare questa prima puntata di questa newsletter alle fragole ai buoni propositi: per trovare un po’ di grinta, infonderla. Ma anche perchè così durante l’anno mi scrivete e mi chiedete aggiornamenti, che se lo scrivo sulle tavole tipo Dio con San Pietro non posso tirarmi indietro.

Alla fragola è una newsletter un po’ particolare: ci sono io, nudo di qualsiasi pagina di libro - o meglio, ci saranno sempre, ma tipo foglia di Fico a coprire un altro frutto - e che vi parlo a cuore aperto dei pensieri del periodo, delle mie giornate, dello squisito dolore che, a volte, è sopravvivere. E del meraviglioso atto che è vivere, abbeverandosi dalla fonte.

Insomma, vorrei diventasse uno spazio dove vedere l’Andrea che c’è oltre lo schermo, un modo per abbattere i muri che la tecnologia crea. Un modo per abbracciarci e dirvi: ehi, ti capisco, viviamo tutti un po’ la stessa vita - motivo per cui i libri ci salvano sempre.

Foto che non ho mai postato ma che vi beccate qui in tutta la sua gloriosa bellezza

Tornando ai buoni propositi, mi sono chiesto come mai, puntualmente, ogni anno stilo una lista di improbabili obiettivi che spesso fatico a rispettare; creiamo vision board dai toni pastello e frasi motivazionali per darci la carica, ci promettiamo di essere più clementi verso il nostro fisico, di fare più sport, di essere più coraggiosi, di prendere quell’aereo e imbarcarci verso il viaggio dei sogni, risparmiare di più e mangiare meglio. 

Ecco, io sono anni che tra i propositi c’è quello di smettere di fumare e dopo un mese di respiro libero a pieni polmoni, c’è sempre quel momento in cui dico “ma sì, una dai che succede” e mi ritrovo con l’Iqos sempre in borsa e quella maledetta sensazione di aver fallito.

Il fallimento… Che parola strana. Ha un suono dolce come susseguirsi di lettere, rotola sul palato, ma il sapore è di sconfitta, di resa, di qualcosa che ci ha dominato e stesso a terra KO. 

Eppure, fallire fa rima anche con guarire e in un certo senso è quello che sto cominciando a capire: non rispettare un buon proposito non vuol dire scavarsi la fossa, ma inciampare. Il problema, per me, è rialzarmi, che le sbucciature fanno male ed è difficile medicare le ferite, soprattutto se sei stanco di riceverle.

Il fallimento però è il primo passo della crescita personale: non sono solo i grandi coach motivazionali o i libri di auto-aiuto a garantircelo, ma lo è quella strana sensazione allo stomaco che ti prende quando qualcosa fallisce e pensi che, in fondo, da lì puoi solo risalire e reinventarti. Essere qualcuno di nuovo.

Il giusto compromesso, comincio a capire, è di mescolare chi siamo a chi vorremmo essere, senza dimenticare come nota di fondo l’insieme dell’esperienze che ci hanno portato fino a lì.

Eppure, fallire fa rima anche con guarire e in un certo senso è quello che sto cominciando a capire: non rispettare un buon proposito non vuol dire scavarsi la fossa, ma inciampare.

Dunque, quando non stiamo rispettando un buon proposito, fermiamoci un istante e chiediamoci: è effettivamente un obiettivo che sento mio? Ha senso che io continui a cercare di rispettarlo? E se la risposta è sì, perchè ho tutta questa fretta?

Roma non è stata costruita in un giorno e quel fottuto Heathcliff ci ha messo una vita intera per ammettere i suoi sentimenti per Catherine. Il tempo sì scorre, ma sta a noi guadarlo.

E il fallire m’è dolce in questo mare.

Lista di buoni propositi dell’Andrea del 2026:

  • Ricominciare a guidare (purtroppo il mio disturbo d’ansia me lo impedisce da anni, ma quest’anno sono pronto a combattere, fosse pure guidare un calesse);

  • Smettere di riempire i vuoti con il cellulare e leggere di più (anche perchè per me significa lavorare sempre a quel punto);

  • Essere più indulgente col mio corpo (ci sono momenti in cui mi guardo allo specchio e non mi amo, odiando quel chilo in più o lo sguardo spento. È ora di cominciare a capire che anche quei lati di me che credo imperfetti siano parte integrante del mio essere, rendendomi chi sono);

  • Ascoltarmi di più (a volte il corpo ci parla e nel rumore di sottofondo del caos del quotidiano fatichiamo a comprenderlo. Silenziamo il mondo per far urlare finalmente le nostre necessità dal nostro corpo).;

  • Smettila di confrontare la tua vita con quella dei colleghi (followers, interazioni, visualizzazioni, eventi, frequenza del pubblicare… le mie piccole ossessioni quotidiane che mi fanno perdere il focus del mio lavoro - che è un privilegio, essendo la mia passione - e mi demoralizzano);

  • Smettere di fumare (andava messo, non fumate, smettete, facciamoci forza insieme);

  • Andare a correre alle sei di mattina almeno due giorni a settimana (questo lo mettiamo per farci due risate visto che sono Toro e amo poltrire);

  • Vivere bevendo direttamente dalla fonte. Che è fondamentale, Andrea, perchè a volte ti perdi, ma la condanna dell’uomo è questa: è nel perdersi che ritroviamo noi stessi.

🎧 ASCOLTA🎧

Now or never da High School Musical, perchè niente ti carica più di questa canzone e ti fa credere in te stesso di ballarla mezzo nudo dopo la doccia in maniera poco Troy Bolton e più stile tarantolato.

🎥 Guarda 🎥

Una di famiglia al cinema, che ho amato follemente nonostante avessi letto il libro e sapessi i colpi di scena! Praticamente è stato come rivivere il libro da zero, nonostante alcune differenze.

📚LEGGI📚

101 riflessioni che cambiano il tuo modo di pensare di Brianna Weist, perchè è scritto in formato elenco da poter leggere al bisogno, affrontando ogni aspetto della nostra esistenza e invitandoci a riflettere su quali obiettivi ci poniamo siano reali e quali indotti dagli altri o dalla società. E poi, è uno di quei libri a cui spesso torno per sentirmi motivato, specialmente a inizio anno. 

Ci sentiamo sempre sui miei profili Instagram e Tiktok @libriconfragole.

Se ti va, fammi sapere con un messaggio su Instagram cosa ne pensi di quello che ho scritto e almeno uno dei tuoi buoni propositi.