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Il tempo degli ululoni

Chi ascolta senza timpani e chi agisce (senza motivo apparente)

"E vi paga qualcuno per fare tutto questo?" gli ho chiesto io. "No, lo facciamo per l’ululone" mi ha risposto lui.

L’ululone ha le pupille nere a forma di cuore. La pelle ruvida, il ventre giallo punteggiato di macchie nere, disposte in un modo unico per ogni esemplare, come impronte digitali. Grande quanto la mano di mia nipote di due mesi, ascolta attraverso la vibrazione dei polmoni: non ha timpani. Forse è per questo che non fa CRA CRA come tantissimi altri anfibi, ma fa UUUUUH UUUUUH. Forse non ha mai saputo che gli altri fanno CRA. Forse gli è sempre bastato il suo UUUUUH.

E comunque: ama le pozze d’acqua al sole.

A questo punto, giustamente, uno potrebbe chiedersi: ma a noi, caro Lorenzo, dell’ululone, nello specifico, cosa importa? Cosa ci stai raccontando? E perché parli dell’ululone solo al maschile? Non esistono le femmine? Non esiste l’ululona?

Quante domande, vostro onore. Concedetemi il maschile sovraesteso per parlare di questo bizzarro anfibio, prima di tutto. Riguardo a tutte le altre questioni, ci arrivo.

Questo fine settimana ero di turno al Rifugio Le Cave, una vecchia cascina sopra Cantagallo, un tempo usata per la transumanza delle pecore. Oggi, immersa nella riserva naturale Acquerino-Cantagallo, è gestita da un gruppo di soci e socie del circolo pratese di Legambiente: centro di educazione ambientale, rifugio rustico, punto d’incontro per chi ama la montagna. Un luogo speciale per me da qualche anno, lontano dai ritmi della quotidianità: ci si arriva solo a piedi, per dirne una.

Non ci tornavo da mesi. La salita mi ha accolto con un bosco che si risveglia: il grigio dei tronchi spogli lascia spazio al verde tenero delle prime foglie, ai muschi che tornano morbidi sulle rocce, ai primi fiori timidi che sbucano tra le radici. Nell’aria, un odore di terra umida e resina, il suono lontano di un ruscello che ha ripreso vigore. Il bosco si stiracchia dal torpore invernale, si stropiccia gli occhi e tutto sembra ricominciare.

Ma cosa c’entra l’ululone in tutto questo? UUUUUH, vi risponderebbe un ululone.

Scusate, ho dormito un’ora in meno stanotte. Come voi, d’altronde. Ma ora che ci penso: anche l’ululone avrà dormito un’ora in meno stanotte? Chissà. Arrivo al punto.

BERNARDO E GIACOMO

Tra le persone che sono salite a Cave con me c’era Bernardo. Io non conoscevo Bernardo. Mi avevano detto che sarebbe venuto, ma non avevo capito bene per quale motivo. Non sapevo neanche che si sarebbe portato dietro mezza ferramenta: forbici da potatura, falcetti, reti, frullino, guanti, galosce, segaccio, zappa, roncola.

Bernardo, insieme a Giacomo (che ci ha raggiunto più tardi), era lì per preparare in alcune zone della riserva l’habitat ideale alla riproduzione dell’ululone, che va in amore da aprile per tutta la primavera e l’estate.

Il suo verso, che avrete ormai imparato (UUUUUH), serve proprio ad attrarre la femmina, che non ulula, non ne ha motivo. Per questo motivo essa non posso definirla ululona, ed ecco il motivo dell’utilizzo del maschile sovraesteso: essa è “soltanto” bombina pachypus, il nome scientifico di entrambi. Ma questo è tutto un discorso che mi sono fatto io nelle ultime ventiquattro ore.

Perché l’ululone (che tra l’altro pare essere pure tossico per l’uomo, ma questa sarebbe un’altra storia) ha gusti precisi quando si parla di riprodursi: ama le pozze soleggiate, come già detto. Di anno in anno, proprio nei punti in cui ancora resiste, la vegetazione soffoca l’acqua, rendendo quei luoghi più ombreggiati e quindi inadatti all’amore ululonesco.

L'ultimo censimento che è stato fatto all’interno della riserva, ormai qualche anno fa, ne aveva trovati circa dieci. "Dalla parte pratese ce ne sono tanti a Gavigno, mentre nel pistoiese c'è una ricca popolazione nella località L'Acqua: sono però tutte zone fuori dalla riserva. Qui speriamo ne siano rimasti ancora qualche esemplare di entrambi i sessi, chissà" mi dicono.

E quindi ve li dovete immaginare mentre tagliano un po’ di vegetazione, ripuliscono piccole pozze d’acqua dove magari l’anno prima avevano trovato alcuni girini, scavano piccole canalette per raccogliere l’acqua. Adesso ce n’è abbastanza, ma anche a 800 metri sul livello del mare, d’estate queste pozze dovranno conservarne a sufficienza per non seccarsi.

"Hai presente quelle pozze stagnanti, brutte, puzzolenti al sole? Ecco, a lui piacciono quelle”.

LA DIMINUZIONE DEGLI ULULONI

La diminuzione degli ululoni è dovuta a diversi fattori, in particolare quelli legati all'azione dell'uomo. La cementificazione e la distruzione degli habitat naturali hanno ridotto drasticamente le loro aree di riproduzione, mentre il prosciugamento dei fontanili e la bonifica delle piccole raccolte d’acqua hanno contribuito al declino della specie. Inoltre, l’abbandono delle pratiche tradizionali di gestione del territorio ha portato a un’eccessiva crescita della vegetazione, creando zone troppo ombreggiate e inadatte alla riproduzione di questi anfibi.

Così qualcuno deve ripulire e assicurarsi che l’acqua ristagni per tutta l’estate. Qualcuno deve prendersene cura, per la sopravvivenza dell'ululone all'interno della riserva.

Bernardo e Giacomo (n.b. entrambi fanno parte di associazioni che promuovono la ricerca e la tutela erpetologica) hanno deciso di farlo. Di prendersi cura dell’ululone e della sua esistenza futura nel territorio che abitano. A titolo completamente gratuito. Perché io, ho pensato: "Beh, fai comunque un servizio, verrai pagato in qualche modo". Invece no.

E questa cosa mi ha colpito molto. Non so spiegare il motivo. Forse semplicemente perché è diventata rara. Mentre noi siamo travolti dal mondo – Donald Trump, la Palestina, l’Ucraina, il riarmo dell’Europa, il governo più di destra della nostra storia, i diritti, le alluvioni in Toscana, il traffico, il figlio da portare a calcio, i social network e il rumore di fondo continuo, le bollette, lo zoccolino da rimettere in salotto, i dieci abbonamenti streaming che non guardiamo mai – sui monti della provincia di Prato questo fine settimana c’erano due ragazzi che, con forbici e guanti, ripulivano una pozza per una rana (perdonatemi la sintesi erpetologi all'ascolto) grande quanto la mano di mia nipote di due mesi.

Immaginate la vostra settimana appena trascorsa, piena di impegni di cose da fare: un’amica o un amico ad un certo punto vi dice "questo fine settimana vado tre giorni a preparare l’habitat ideale per la riproduzione di una rana minuscola. In realtà non so nemmeno se esiste ancora in quella zona, ma lo faccio lo stesso perché credo sia comunque giusto farlo". Suonerebbe bizzarro, no? Almeno strano.

Qualcuno potrebbe obiettare che anche fare servizio in un rifugio dove si arriva solo a piedi o anche volontariato portando le pizze ai tavoli al circolo del proprio quartiere può essere definito strano oggi. Eppure sono convinto che, nella classifica de “Le cose insolite da fare durante un fine settimana”, andare a salvare l’ululone dall’estinzione nella riserva Acquerino-Cantagallo si piazza sicuramente tra le prime posizioni.

Mi meraviglia che esistano persone disposte a dedicarsi a qualcosa senza alcun tornaconto, anche quando quel qualcosa è minuscolo, invisibile ai più. Anche solo di un ululone.

C’è una forma di attenzione silenziosa, arcaica, nel prendersi carico di un frammento di mondo senza chiedere nulla in cambio. Un gesto che non cerca applausi né riconoscimenti, ma che esiste comunque. E forse non è nemmeno così raro.

Forse, mentre ci distraiamo con il rumore del mondo, c’è più di una persona che, lontano da tutto, si china su una piccola pozza d’acqua e sceglie, semplicemente, di prendersene cura.

“UUUUH” cit.

La canzone che ascoltavo mentre scrivevo queste righe

https://www.youtube.com/watch?v=08Oki7MVmA4 (Öffnet in neuem Fenster)

E ancora: 5 link di cose inutili che mi sono appuntato nelle ultime settimane

  1. “La scomparsa del silenzio”, (Öffnet in neuem Fenster) un articolo di Francesca Mastruzzo

  2. Una selezione di podcast (Öffnet in neuem Fenster) per bambin3 (e curios3 in generale)

  3. 30 newsletter italiane (Öffnet in neuem Fenster)

  4. Il volto della famosa voce della metro di Londra (Öffnet in neuem Fenster)

  5. Le 100 parole (Öffnet in neuem Fenster) più rappresentative per i 100 anni della Treccani

Kategorie Società

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