
«Dovresti». Tutto nasce da questa semplice parola. Semplice per modo di dire, perché le parole non sono mai semplici ma ognuna contiene del potere – lo sappiamo bene, ma ricordarlo non fa certo male. Il potere di consolare, per esempio, ma anche quello di ferire. Oppure il potere di dissuadere, così come di convincere.
«Dovresti» me lo ha detto la mia buona amica Cinzia dopo averle risposto che non ho un podcast perché con quei due Sayan dei miei figli faccio già fatica a scrivere la newsletter (ma anche a leggere o semplicemente stare tranquillo in bagno, magari proprio a leggere).
Un condizionale, ma perentorio, che suona come un’esortazione e che alla fine mi ha convinto. Negli anni ho riconosciuto una buona dose di verità nel sospetto che un amico sappia di te più di quello che credi, forse più di quello che sai tu stesso, e che per questo motivo quando ti dice seriamente che dovresti fare qualcosa, a meno che non sia commettere un crimine, dovresti proprio farlo.
In effetti Cinzia ha dato voce ad una verità taciuta, tenacemente aggrappata col dito medio al ciglio della mia indifferenza: io volevo fare un podcast. Quello che non volevo, per pigrizia, era impegnarmi a cercare delle soluzioni al limite principale del format che avevo in mente: parlare di musica, ovviamente, ma soprattutto farla ascoltare senza violare i diritti d’autore.
Invece, che mona – come diciamo in Veneto. È bastato un attimo su Google per scoprire che la soluzione era lì dal 2008: Mixcloud, tutt’altro che una piattaforma di nicchia. Grazie a delle licenze specifiche, questo paradiso dei Dj permette di caricare intere playlist senza problemi di copyright, perché sostanzialmente paga le royalties agli artisti la cui musica viene utilizzata sulla piattaforma (e questo ci piace molto).
E allora eccolo qui, l’episodio zero, che parla di una metamorfosi e passa solo musica underground italiana. Non accadrà sempre. Mai supererà di molto l’ora, che secondo me è la soglia dell’ascolto attivo. Godetevelo e se volete fatemi sapere cosa ne pensate.
A Veronica. Amore mio, grazie per la pazienza. Al tuo cospetto, Giobbe è un iracondo.
https://www.mixcloud.com/bassafedelta/dischi-corsari-ep-0-metamorfosi/ (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)Consiglio per la lettura: mi rendo conto che la tracklist è piuttosto lunga, ma è pensata per essere letta mentre si ascoltano le canzoni sul podcast. Insomma, per una specie di esperienza “immersiva” analogica, come quando si legge il libretto (booklet in inglese) di un disco mentre lo si ascolta.
Bleach - Hand Grenade - 00:01:21 + Only Rain - 00:05:49 da God Bless The God Blessed/LP 2026/Shutters Rcecords/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
I romani Bleach si formano nel 2012 come tribute band dei Nirvana. Negli anni si affermano come uno dei tributi più fedeli e apprezzati a livello internazionale, intraprendendo tour che li portano a esibirsi in tutto il mondo.
Nel 2018 hanno avuto l'onore di accompagnare in tour Chad Channing, il batterista che con i Nirvana ha inciso l'album Bleach nel 1989. Un rapporto professionale che è proseguito anche nella loro nuova fase: dopo quasi 15 anni passati a studiare il DNA della band di Kurt Cobain e soci, e non prima di aver costruito l'hype per il proprio debutto attraverso la pubblicazione costante di singoli durante tutto il 2025, nel gennaio 2026 pubblicano l’album di inediti God Bless The God Blessed, nel quale dimostrano di conoscere la grammatica del sound di Seattle al punto da poterne riscrivere la sintassi per adattarla alla contemporaneità.
Il disco dà l’idea di una ristrutturazione che parte dalle basi per arrivare a quello che potremmo definire un “Metagrunge” non più “istintivo” ma consapevole di se stesso, della sua storia e dei suoi codici. Un grunge che si ciba di sé stesso – come un uroboro – per fare spazio a molte altre cose: il calore vintage dei cori doo-wop, la spinta alt-rock alla Godsmack e quelle spigolosità tipiche del nuovo post punk britannico, lasciando che tutto scorra con un'armonia sorprendente. E nell'album c’è ancora una volta Chad che canta e suona la batteria su "Only Rain" – una vera e propria pacca sulla spalla da uno che quel sound ha contribuito a plasmare.
Newt. - How To Dismantle An Atomic Girl - 00:11:14 + Saturnine - 00:15:51 da Voider/LP 2026/Ostia Records/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
I Newt. sono un quartetto alternative rock nato tra Bologna e Gradara, composto da musicisti provenienti da formazioni storiche della scena underground italiana come Antares, ED e Marnero. La band si è formata con l'intento di recuperare l'energia analogica e l'estetica sonora dei primi anni '90 per ritrovare lo spirito "sporco" e autentico del rock alternativo, lontano dalle produzioni digitali moderne dominate dall’autotune.
Il loro album di debutto, intitolato Voider, è stato pubblicato il 27 febbraio 2026 per l'etichetta Ostia Records. Il disco è stato anticipato dal singolo "Acetoned".
Le sonorità dell'album affondano le radici nel grunge e nel garage-psych, con riferimenti espliciti a band come Nirvana, Mudhoney, Pixies, Melvins, Tad e Motorpsycho. Non a caso, il mastering del disco è stato affidato a Jack Endino, figura leggendaria della musica mondiale, noto – oltre che come chitarrista degli Skin Yard – come fondatore dei Reciprocal Studios di Seattle dove sono nati alcuni dei dischi simbolo del grunge (tra cui proprio l'esordio dei Nirvana, Bleach).
Le tracce di Voider si muovono come un ammasso nebuloso di saturazioni analogiche e trame sonore avvolgenti, dove la sezione ritmica scava solchi profondi per permettere alle chitarre di espandersi fino a occupare ogni centimetro di silenzio disponibile. È una densità che non manca nemmeno quando regna la quiete: infatti anche nei momenti di sospensione tipici della dinamica quiet/loud che attraversa il disco, il vuoto non è mai una stanza spoglia. Anche nel piano, i Newt. riescono a riempire l'assenza di decibel con elettricità statica e presagi.
Kæry Ann - White Dress - 00:21:11 da Moonstone/LP 2026/Subsound Records/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
Kæry Ann è il progetto musicale della cantautrice mantovana Erika Azzini. Nata come solista, la sua proposta si è evoluta nel tempo fino a coinvolgere una formazione completa per i live e le registrazioni in studio, composta da Francesca Papi (basso e chitarra), Davide Rosa (chitarra) e Fabio Orticoni (batteria).
Dopo il debutto nel 2023 con l'album Songs of Grace and Ruin, caratterizzato da sonorità shoegaze delicate e psichedeliche, Kæry Ann ha intrapreso un viaggio artistico che l’ha portata verso i lidi del dark folk e del doom , con accostamenti che spaziano da Emma Ruth Rundle e Chelsea Wolfe fino ai Messa per i momenti più pesanti.
Il 23 gennaio 2026 ha pubblicato Moonstone, registrato presso Produzioni Rumorose, mixato da Maurizio Baggio e masterizzato da Giovanni Versari.
Tra distorsioni doom-gaze e il mito di Ero e Leandro, questo disco non offre cure miracolose, ma una lanterna per attraversare l'oscurità senza lasciarsi spegnere.
Se vuoi puoi leggere la recensione di Moonstone qui (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre).
Talk To Her - No Sounds Remains - 00:26:58 da Pleasure Loss Desire/LP 2025/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
Padova si conferma come uno dei centri più prolifici per la new wave e il post punk in Italia, grazie anche al lavoro di scouting dell’etichetta Dischi Sotterranei, e i Talk To Her rappresentano probabilmente la punta di diamante di questo movimento (che comprende ad esempio Jesse The Faccio, i Winter Dust e i mitici Laguna Bollente). La band definisce la propria musica come un "rifugio" e un "abisso", un'esplorazione sonora che spazia dall'elettronica cupa all'alternative rock, con testi profondamente introspettivi incentrati sulla sofferenza e sulla ricerca interiore.
La musica dei Talk To Her si basa su una sezione ritmica serrata, tipica del post punk classico, cui aggiungono strati su strati di sintetizzatori e chitarre riverberate. Un equilibrio, quello tra aggressività e melodia malinconica, che ha permesso alla band di ottenere una certa rilevanza internazionale.
Pleasure Loss Desire è il loro secondo album, che segue Love Will Come Again del 2020, disco con cui la band ha raggiunto la “conscrazione” della riedizione in vinile colorato. Hanno all’attivo anche un EP, Home, del 2018.
Quest’ultimo lavoro risuona come se uscisse dalle vie di Padova e dalla campagna limitrofa, nel profumo acre dei concimi chimici, avvolto nella caratteristica nebbia così fitta da nascondere l’origine del suono, e raggiungesse l’ascoltatore – dopo aver viaggiato attraverso l’umidità e il freddo – entrando in profondità, nelle ossa.
Infine la nebbia assorbe ogni altro suono e lascia sbalorditi da ciò che ha da raccontare.
Partinico Rose - Tragedy Of Style - 00:32:19 da Undeclinable Ways/LP 2024/Earache Records/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
I Partinico Rose sono un trio (spesso accompagnato dal violoncello) originario di Ragusa, in attività dal 2015. Sono riusciti a portare il proprio "Southern Gothic" dalla Sicilia fino alle orecchie dell'underground internazionale, tanto da ricevere un “bollino blu” da Iggy Pop in persona. The Iguana infatti ha trasmesso i loro brani all’interno del suo programma Confidential su BBC Radio 6 e ha lodato il loro sound.
Nel 2019 pubblicano il loro album di debutto, Songs For Sad and Angry People. Lo autoproducono e lo registrano in tre giorni con un budget ridotto ma con tanta passione, anche per band come Cure, Bauhaus e Sister Of Mercy.
Nel 2024 arriva Undeclinable Ways, questa volta per la storica etichetta inglese Earache Records. Il disco segna un salto di qualità ed il passaggio a sonorità post punk meno cupe che abbracciano l’alternative rock.
Un loro sostenitore su Bandcamp, in un commento a “Undeclinable Ways”, ha paragonato la band a una sorta di “upgrade dei Cure”. Un’osservazione che, sebbene possa sembrare ineducata a prima vista, in realtà rivela un orecchio attento. Io propendo decisamente per la seconda ipotesi, quindi per la percezione sincera piuttosto che una mancanza di rispetto.
È vero: i Partinico Rose condividono con i Cure una certa vena dark, una predisposizione emotiva profonda e una cifra estetica che attinge alla new wave. La voce di Vincenzo Cannizzo ha un colore vibrante e intenso che ricorda da lontano il timbro di Robert Smith, ma con un’attitudine tutta propria: più secolare che liturgica, pur conservando il fascino di un rituale laico.
Tuttavia, la band siciliana è molto più di una versione “2.0” dei Cure e “Tragedy of Style”– con la sua combinazione tra turbolenze post punk e atmosfere introspettive mutuate dalla new wave – ne è un esempio perfetto.
Il brano si apre con un mantra ossessivo: “Repudiate (the devotion, the adoration, the fight)”. Un invito solenne a liberarsi da costrizioni identitarie, da passioni tossiche, da battaglie ormai vuote. In poche parole, dall’attaccamento a forme che non ci appartengono più.
Attorno a questo atto di liberazione, i Partinico Rose costruiscono un paesaggio sonoro teso e ipnotico, un taglio netto con un passato accusato di eccessivo estetismo dark – troppo goth, troppo barocco.
E proprio qui risiede la forza del brano: non si limita a descrivere il peso dello stile (inteso come apparenza? Conformismo?), lo fa sentire nel suono.
(S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)Helen Burns - Combat Girl - 00:35:14 da The Rain Caller/LP 2024/Alka Record Label/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
La band nasce tra i banchi di scuola e si cementa in una casa di campagna nella Sicilia orientale, dove i membri vivono e compongono in un isolamento creativo che li rende una famiglia prima che un gruppo musicale. Il loro post punk scuro e tagliente rispecchia l'ambivalenza della loro terra, a tratti malinconica e "bagnata", a tratti secca e incandescente come le fiamme . Il titolo dell'album, pubblicato per Alka Record Label nel 2024, si ispira proprio dal meteo variabile dell'isola e alla pioggia, intesa come fonte di rinascita.
Premetto che la derivazione non è necessariamente un male. Escludendo le tribute band, diciamo che sono due gli aspetti che la definiscono: è conscia, oppure non lo è. La prima opzione si traduce spesso in un piacevole revival, termine usato – credo a volte un po’ a sproposito – per indicare il risveglio di un certo genere musicale. Nel secondo caso, quando cioè non è esplicita ma semplicemente la si può cogliere nel suono allo stesso modo in cui l’essenza di un genitore è immortalata nella gestualità dei figli, essa rappresenta la classica ciliegina sulla torta, quell’attenzione ai dettagli che fa la differenza tra un ottimo disco ed un esordio enorme.
Alla fine la chimica di un disco è tutta una questione di legami. Per esempio, il legame tra la band ed il proprio background, ovvero come l'artista lo processa e lo attualizza. E poi c’è il legame tra l'ascoltatore e ciò che gli sembra di sentirci, nel disco. Più questi legami sono discreti, più bello è il disco.
In The Rain Caller le sfumature derivative sono gocce d'acqua che lasciano appena intuire i colori degli Editors e il fruscio lontano, nel vento, di un duetto tra Idles e Do Nothing. Piccoli dettagli che impreziosiscono di raffinate sfaccettature le dieci gemme incastonate in una tiara sonora già di per sé mozzafiato.
FLUM - Invisible Prototype - 00:39:21 da Blackholeflower/LP2024/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
I FLUM sono una band di musica sperimentale con base a Udine, in Friuli. La loro musica si concentra sulla ricerca sonora estrema e sulla psichedelia, definita come un'esplorazione del "potere sciamanico del suono".
Il gruppo nasce all'interno della notoriamente fertile scena underground friulana, dove il legame con il territorio è presente fin dal nome: Flum è infatti il termine friulano per "fiume", l’evocazione di un flusso sonoro costante, travolgente e in continua mutazione, che alterna momenti di saturazione rumorosa a derive ambient.
Sono una presenza storica nei circuiti legati alle sonorità pesanti e oscure (doom, stoner, psych) del Nord-Est e della Slovenia, tanto da aver condiviso il palco con alcune delle realtà più significative del genere, tra cui i Messa.
La bellezza di Blackholeflower e in particolare di “Invisible Prototype” sta nell’atmosfera che il suono è capace di creare: un’attesa fremente che non trova mai risoluzione. È un pezzo che trattiene il respiro. La sua energia è palpabile, pronta a esplodere, ma il crescendo di fuzz e volume non arriva mai alla catarsi, complice il suono profondo, scuro, quasi ipnotico di una chitarra baritona, che trasforma la tensione in un’emozione sospesa, quasi sacra.
Dioniza - Baby Woodrose - 00:45:53 da A Nervi Sciolti/LP2026/Centuries Reverb/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
Domiziana Pelati, in arte Dioniza, è considerata una delle voci più interessanti del panorama musicale italiano recente. Prima di intraprendere la carriera solista, ha maturato un'importante esperienza come voce dei gruppi Shinin' Shade e AyahuascA, formazioni con cui ha esplorato sonorità psichedeliche che ritroviamo nel suo album d’esordio A nervi sciolti – pubblicato alla fine del 2025 per l’etichetta Centuries Reverb con la produzione di Davide Chiari (noto per il suo lavoro con The Lancaster).
Il disco è un lavoro che esplora, attraverso «sonorità psichedeliche scure, umorali e immersive» e un’attitudine alternative-rock, i temi dell’intimità e della fragilità psichica. “Baby Woodrose”, in particolare, è stato scelto come primo singolo per la sua carica visionaria.
Intitolato non a caso con il nome dell’omonima pianta psicotropa, è un affresco sonoro di alterazione e dissoluzione dell’identità. Attraverso immagini evocative come il corpo «sparso in atomi» e l’«universo onirico», la canzone dipinge immediatamente l’immersione psichedelica.
Il suono – e in particolare la chitarra – segue sfrigolando l’onda emotiva del testo, con alti di tensione, cadute nel vuoto e improvvisi ritorni di intensità. L’intera esecuzione sembra filtrata attraverso un filtro di vetro rotto, che trattiene dentro ai suoi frammenti accenti alternativi d’annata – del ‘90 per la precisione – che richiamano gli Scisma e P.J. Harvey.
Come l’eco di un corpo che vibra, “Baby Woodrose” aspira a lasciare un segno in chi ascolta, a risuonare ben oltre la durata del brano, trasformando la dissoluzione dell’io in una ricostruzione personale.
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Francesca Bono - Black Horse - 00:48:29 da Crumpled Canvas/LP 2024/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
Francesca Bono non ha bisogno di presentazioni per chi ha seguito la scena indie italiana negli ultimi 15 anni, per cui è curioso parlare di un brano tratto dal suo disco d’esordio, anche se il primo disco da solista lo è certamente.
Storica leader degli Ofeliadorme, band bolognese che ha saputo fondere dream-pop, trip-hop e rock alternativo con un'eleganza internazionale, Francesca cerca costantemente di ampliare il proprio raggio d'azione sia attraverso progetti paralleli (LetHerDive, Bono/Burattini) sia come solista.
Nel 2024 ha pubblicato il suo debutto, Crumpled Canvas, co-prodotto da un Mick Harvey folgorato dalle demo dell’artista italiana, e che partecipa all’album anche suonando il basso (oltre a piano, wurlitzer e farfisa). Il mix finale è stato affidato alle sapienti mani di Alain Johannes (Chris Cornell, Queens Of The Stone Age, Arctic Monkeys) all’11AD2 di Los Angeles, scelta che ha contribuito a conferire al lavoro una dimensione decisamente cosmopolita. Il percorso si è poi evoluto nel 2026 con il progetto Bono/Burattini: l'album Ora sono un lago (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre) sposta ulteriormente l'asticella verso un minimalismo rigoroso (un omaggio non troppo velato alle architetture sonore di Steve Reich).
In “Black Horse”, con il passo moderato tipico del motorik a cadenzare l’incedere drammatico della ballata, arriva l’uomo sul cavallo nero. Sembra l’archetipo, un tantino biblico, di forze dirompenti che irrompono nel nostro ordine sociale, siano esse la crisi climatica, la trasformazione tecnologica o le dinamiche di potere “inattese”.
Il climax elettrico nel finale è tutt’altro che liberatorio: sancisce piuttosto l’incapacità della società di affrontare queste sfide con empatia, solidarietà e lungimiranza. E quindi aspetta che tutto si sistemi da solo, scansando il duro impegno di una vera trasformazione.
ZIST - Noianoiser - 00:52:16 da Noianoiser/LP2025/Almost Halloween Time Records|Be Cruel Records/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
Noianoiser non si ascolta, si incontra. È un album che si manifesta come un’eco profonda proveniente da un sottopassaggio, o il brusio sinistro di un neon alla canna del gas. Frutto di registrazioni domestiche realizzate con strumentazione analogica di recupero – registratori a nastro e vecchi microfoni comprati al mercatino –questo lavoro si colloca in quel territorio liminale dove il low-fi smette di essere una scelta estetica e si fa condizione esistenziale. Qui, il difetto non è un limite. Il fruscio, la distorsione accidentale e la voce che si spezza filtrano un’umanità che il digitale tende a cancellare.
ZIST, progetto solista di Riccardo Prianti (Weekend Martyr) dalla vocazione radicata nel do-it-yourself, costruisce con questo disco un paesaggio sonoro che si muove – in bilico tra il gioco e la disperazione – tra il freak folk psichedelico e un garage rock sbilenco e naif. Ma non si tratta solo di generi. È soprattutto una topografia dell’abbandono – urbano, certo, ma anche spirituale ed esistenziale.
La voce baritonale di Prianti, profonda e malinconica, ricorda quella di un Nick Cave che ha perso la chiesa ma conserva il rito. La chitarra acustica, distorta dai mezzi di registrazione, si trasforma in un’arma di disturbo emotivo, mentre una drum machine scandisce il tempo come un orologio analogico in un mondo senza più ore.
Il risultato è un dark folk contemporaneo, con echi di Johnny Cash ma anche dei Throbbing Gristle (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre): una spiritualità laica che prega sotto i viadotti di periferia.
L’album si chiude con una rivisitazione noise di un brano dei Mirrors (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre), storica band di Cleveland anni ’70 nota per il suo garage-rock psichedelico. Un omaggio, ma anche un passaggio di testimone da una generazione di outsider all’altra, attraverso il medesimo rifiuto del suono pulito, del successo, della normalizzazione.
In Noianoiser, il rifiuto diventa forma. Il difetto, linguaggio.
Der Anna - Tarlo Distorto - 00:54:36 da Breakthrough/LP 2024/Music From Ass/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
Dalla Toscana ritorniamo in Lombardia, e più precisamente a Brescia, dove i fratelli Manfredini insieme a Nicola Tarletti e Michele Gandaglia formano i Der Anna. Un gruppo che ignora bellamente i trend per dedicarsi ad un garage-synth decisamente genuino.
Il loro primo album si intitola Breakthrough ed è uscito nel 2024 per l’etichetta romana Music From Ass. È un disco che suda urgenza e nevrosi elettrica, registrato presso il Monolith Studio della loro città.
Sarà perché nel DNA della società contemporanea i filamenti di tempo sono sempre meno, o per la spropositata quantità di canzoni che ogni giorno riempiono le piazze digitali, oppure per una combinazione dei due fattori che genera una tempesta perfetta, fatto sta che se le prime note di un pezzo non ci prendono, passiamo oltre con la stessa leggerezza alla carta con cui scegliamo un caffè. Lo zapping musicale è, inutile nasconderlo, una pratica piuttosto comune oggigiorno.
Questo per dire chissà quanta bellissima musica ci siamo persi per la fretta.
Mentre non si possono ascoltare di fretta (in questo caso davvero una cattiva consigliera) gruppi come i Der Anna, perché la loro bellezza si nasconde ed al contempo si svela in un ascolto lento. L'unico limite oggettivo di questo disco è l'indiscutibile soggettività del gusto personale, ma se vi piace il rumore di fondo di una vecchia radio mentre passa suoni taglienti e ritmi ossessivi sostenuti ed amplificati dalle suggestioni di un organo tremolante che strizza l’occhio ai telefilm polizieschi anni 70, non potrete non amarlo.
This Volume Junk - Your Ass - 00:58:44 da Concerned EP/EP 2024/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
Il percorso degli aquilani This Volume Junk è un crescendo, in tutti i sensi. Debuttano con il singolo “Bini” a fine 2024, passano per la prova densa di Concerned EP nel febbraio 2025 e arrivano infine al traguardo del full-length con Unbound nel 2026.
Concerned è un lavoro che non si lascia incasellare – e non perché voglia essere enigmatico, ma perché è troppo reale per essere etichettato. Post punk noise? Sì, ma solo se non si intende il noise come rumore, bensì come trauma che si trasforma in suono, e il suono che diventa corpo.
È un’eco che sale dalle macerie di L’Aquila e dalla lenta ricostruzione delle strade e dei muri, forgiato da distorsioni che costruiscono un paesaggio di claustrofobia esistenziale. Nel suo petto batte un cuore in sovraccarico: senza un lamento, pompa caos programmato in sei invocazioni laiche, con un tono che spesso sfiora l’epico, quasi lo sciamanico – come se il narratore avesse bevuto dalla stessa fonte di Ian Astbury, ma con la rabbia di chi ha visto il suo paese ridotto a non-luogo.
Se apprezzate le sonorità di band come Gilla Band o Protomartyr, questo EP è pane per i vostri denti.
The Bad Plug - Noise Of Boredom - 01:01:32 da The Bad Plug EP/EP 2022/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
L’esordio omonimo dei milanesi The Bad Plug arriva nell'ottobre 2022 e mette subito in chiaro le loro estetica: quattro tracce che la band registra su un vecchio Tascam 244 al 131 Garage Box, che – siccome non ho trovato informazioni al riguardo e visto l’uso del Tascam – potrebbe davvero essere un box di periferia.
Sono energici, inqueti, con poca voglia di essere people pleasing (di essere compiacenti insomma) e pertanto un po' sgarbati e ribelli, ammesso che al giorno d'oggi questa parola abbia ancora qualche residuo dell'antico potere. Dei teppisti del lo-fi con una moderata tendenza (che già dal nome si potrebbe intuire) ad un sottile sarcasmo scanzonato.
Tradotto in musica da, e qui è d’obbligo la citazione, ché non potrei descriverla meglio di loro:
Linee di batteria diritte, sintetizzatori rumorosi e chitarre grezze
Semplici, diretti e passionali. Ed irresistibilmente attraenti oserei dire. Come si addice ai “cattivi” ragazzi.
Seldom Pretty - Den - 01:06:43 da Seldom Pretty/LP 2026/Nero Original Records/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
I Seldom Pretty entrano in scena con il loro album di debutto omonimo, un lavoro che unisce energia grezza e intensità emotiva in un sound che attraversa i confini tra alternative rock, post punk e industrial.
Se sembra un comunicato stampa è perché lo è. Non ho ancora ascoltato il disco, che è uscito oggi (10 aprile 2026) ma solamente i due singoli, tra cui questa “Den”.
Per ora la mia impressione è che le nevrosi degli Sprints e il minimalismo dei DITZ si fondano in un’unica scarica elettrica. Un connubio che promette scintille.
Animaux Formidables - Just A Monday - 01:10:41 da We Are All Animals/LP 2023/Go Down Records/Listen and buy on Bandcamp (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)
Mr. e Mrs. Formidable celano le proprie identità dietro maschere di lattice a forma di gatto fin dal 2022.
Nel 2023 hanno pubblicato l'album We Are All Animals per Go Down Records, con la produzione di Marco Fasolo. Il loro è un garage-fuzz ridotto all'osso, in cui il corpo a corpo tra percussioni, chitarra e voce sfronda e asciuga influenze glam, blues e rock 'n' roll. Un po’ come filtrare gli Arctic Monkeys con un effetto White Stripes.
Nello stesso anno partecipano anche a X-Factor, dove vengono eliminati al primo live ma rimangono nel cuore di Morgan.
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