Ciao, questa è la newsletter Albedo, e io sono Sebastiano Santoro, scrittore di Duegradi. L’albedo è la capacità di un corpo di riflettere i raggi solari. I cambiamenti climatici stanno provocando, tra le altre cose, lo scioglimento dei ghiacciai; e la scomparsa di queste estese superfici chiare sta alterando l’albedo terrestre. L’obiettivo di questa newsletter è creare uno spazio condiviso in cui idee e storie sull’Antropocene e sui cambiamenti climatici possano sedimentare e, allo stesso tempo, riflettersi e diffondersi un po’ ovunque. Come i raggi solari quando colpiscono il nostro pianeta, appunto. Uno spazio utile perché quella che stiamo vivendo è un’epoca di cambiamenti, non solo climatici. Albedo cercherà di raccontarli, in tutte le forme possibili, dalla fiction alla non-fiction, e lo farà in cinque parti.
La prima è una sorta di editoriale;
la seconda è un consiglio di lettura;
nella terza c’è un piccolo promemoria sugli ultimi articoli pubblicati da Duegradi;
la quarta contiene link per offerte di lavoro e corsi di formazione, perché anche il mondo del lavoro sta cambiando;
l’ultima, la quinta parte, è un tentativo di misurare in cifre i cambiamenti che stiamo vivendo.
Greetings dall’ultimo retreat di Duegradi
Cartoline da un retreat in Trentino
La questione della dissociazione di chi si occupa di clima o di ambiente, contenuta nello scorso Albedo (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre), vi sta molto a cuore. Anzi, ci sta molto a cuore. Perché forse chi scrive e chi legge questa newsletter l’ha provata almeno una volta nella vita. Nel mio caso, con annessa sensazione più o meno acuta di scoramento. Nel vostro di caso, alla dissociazione fa da contrappunto qualcos’altro.
Per Alessandro, ad esempio, una certa dose di pessimismo (e spero anche di sana incazzatura): “Ho trovato stimolante il numero di gennaio [... ]. Gramsci è stato un importante faro però temo che nelle società occidentali e ricche gli individui abbiano perso la capacità di essere attori consapevoli della storia. Quest'articolo (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre) mi ha illuminato con la metafora dell'human fracking. Penso ormai che le grandi corporation e il capitalismo, tramite social media e algoritmi, stiano compiendo una grande opera di estrazione di attenzione e qualità umane, per spingere le persone verso il consumo e la gratificazione effimera. Ormai si sta perdendo la capacità di stare insieme, di fare politica nel senso profondo, e diventa complicato coltivare la speranza, una virtù collettiva e politica. Ci sono tante nicchie di solidarietà e di resistenza, però questo modello estrattivo è ormai pervasivo ed è complicato immaginare il futuro in questa situazione di deriva.”
Invece Luca, il presidente di Duegradi, nonché caporedattore, tiene a sottolineare che “la questione della "de-centralità" (passami il termine) di noi stessi nella dinamiche del mondo è una questione che mi sta davvero molto a cuore”.
O Danilo, ancora, che dopo aver scritto: “sicuramente ‘accettare di non essere onnipotenti non spegne la speranza: la rende solo più abitabile’ è un approccio che ti fa vivere meglio”, tuttavia, aggiunge, “per chi è super ambizioso, o comunque fa tanti sforzi, se poi il risultato finale non è quello inizialmente sperato, il fallimento lo senti”.
Insomma, i punti di vista sono tanti. Non sempre è facile trovare una sintesi. Sta di fatto che, nel fondo, si intuisce dietro tutte le prospettive, sottotraccia, nascosto ben bene, un malessere, un’inquietudine, insomma chiamala come vuoi ma è una sorta di turbamento generato dall’evidente scollamento tra la realtà che viviamo e come noi vorremmo che essa fosse. Ed è in questo scarto che le nostre reazioni prendono strade diverse. Ed è sempre in questa discrepanza che probabilmente è nato circa otto anni fa il progetto di Duegradi: voler spiegare a quante più persone possibili quanto è gigantesco e urgente il casino climatico e ambientale che stiamo vivendo, e che vivremo per i prossimi decenni/secoli.
Di sicuro esistono tanti modi per riempire questo vuoto. Ciascuno ha il suo, e se è fortunato o fortunata lo conosce bene questo modo, così da poterne profittare appieno. In un insolito articolo (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre) pubblicato lo scorso mese (insolito, per gli standard di pubblicazione della nostra rivista), Anna Breda ha cercato di spiegare che il motore che muove gran parte del desiderio di cambiamento che accomuna i movimenti per il clima, come Friday for Future ad esempio, è forse una domanda tanto semplice quanto politicamente necessaria al giorno d’oggi, ovvero: “come stai?”. Come stai, mentre il mondo sembra crollare. Come stai, se nonostante tutto resistiamo e immaginiamo un futuro diverso, migliore.
Ecco, uno dei modi per cercare di dare pienezza a questa inquietudine che abbiamo qui a Duegradi è vederci. Farlo ogni sei o sette o anche otto mesi. Sì, perché, come forse sai già, gran parte del lavoro che facciamo, lo facciamo da remoto, con riunioni fissate in orari impensabili, testi scritti e consegnati a ridosso delle scadenze, innumerevoli videochiamate, messaggi in chat, task assegnate, calendari aggiornati: costruiamo gran parte dell’impalcatura di Duegradi in completa autonomia (che significa da soli o da sole), di fronte allo schermo di un pc o durante una chiamata virtuale. Per questo vederci e parlarci e fare cose insieme, l’uno vicino all’altra, ha sempre un sapore diverso. Speciale.
Ci serve per pensare a nuove magnifiche illustrazioni.
O per dirci quanto ci vogliamo bene.
O ancora per comunicare delle emozioni sincere, che altrimenti sarebbero rimaste sottopelle.
Ma anche, al rovescio, per non prenderle sul serio queste emozioni, rispondendo ai sentimentalismi con tono, come dire, ironico…
Oppure per maledire la nostra sbadataggine quando dimentichiamo oggetti imprescindibili da qualche parte, e dobbiamo aspettare il prossimo retreat per recuperarli.
Ma anche per imbastire (quando il lavoro è finito) aperitivi a base di liquori fatti in casa.
O almeno: tentare di imbastire, visto che la memoria spesso non ci aiuta e dimentichiamo i liquori a casa. Oppure partecipare a fantastiche sagre di paese.
Insomma i nostri incontri sono sempre pieni di discussioni, di risate, di dormite, di ballate, di confronti, di giochi da tavola, di camminate, di contest vegani, di musica, di idee e suggestioni condivise. Ma anche di foto buffe, come questa ad esempio:
E tutto questo non è evasione, né una parentesi ricreativa: è il modo più semplice che conosciamo per rimettere i nostri corpi dentro le relazioni, e le relazioni dentro il lavoro che facciamo su Duegradi.
Non capita spesso, poi, ma a volte per resistere alla dissociazione cerchiamo di dire ad alta voce i nostri desideri, sperando che a dargli forma verbale non esplodano nell’aria come bolle di sapone. Lo facciamo di rado, è vero, lasciando che le parole si espandano silenziosamente nell’aria. Per i sogni, in realtà, abbiamo un gruppo intero. Devo essere sincero, considerati i tempi è da un po’ che non lo aggiorniamo (com’era la storia della dissociazione?). Tocca farlo urgentemente.
Insomma, un po’ come avviene solitamente in Albedo mi sarebbe piaciuto anche in questo numero richiamare citazioni, sciorinare teorie sul senso di comunità e sull’importanza di sentire i nostri corpi, ma la verità è che per descrivere cosa significa ritrovarsi bisognerebbe eliminare i nomi e i concetti, sfrondare l’albero dalle cose complesse, dai discorsi lunghi e tortuosi, e viceversa lasciar parlare i gesti, aggiungere verbi semplici, che so, ballare, parlare, guardare, ascoltare, sentire. Togliere peso alle parole, perché quando siamo insieme le cose si inalberano da sole: è grazie a una certa grazia spontanea che tutto si mantiene. È difficile spiegarlo diversamente. Ritrovarsi, per chi fa parte di Duegradi, è semplicemente bello. Non ci sono tanti grandi giri di parole. È bello, ed è il nostro antidoto semestrale ai vuoti d’aria, quelli climatici e quelli non climatici. Dà senso a tutto il lavoro che facciamo.
Di sicuro, durante queste riunioni periodiche, che facciamo nei posti più disparati, vengono fuori i nuovi progetti su cui lavoriamo i mesi successivi. Oppure i cambiamenti nei progetti editoriali già in corso. Per esempio, a proposito di cambiamenti, durante lo scorso incontro di Roma, abbiamo deciso di introdurre delle novità in Albedo. In primis, dal prossimo numero di marzo Albedo migra su Substack: non cambierà nulla per la mail, che riceverai sempre il 20 di ogni mese nella tua casella di posta, ma a partire dal prossimo mese potrai accedere ad Albedo anche direttamente dall’app di Subtack, consigliando la newsletter a chi vuoi tu e mettendo commenti e mi piace quando vuoi.
Ma, cosa ancora più importante, dal prossimo numero non sarò più il solo a scrivere l’editoriale che stai leggendo. Da marzo si aggiungeranno alla penna e alle idee di Albedo anche Iris Andreoni e Verdiana Fronza, due scrittrici che forse già conosci, perché avrai letto i loro articoli su Duegradi. Dal mese prossimo lo sguardo di Albedo dunque si amplia, non sarà solo il mio, ma sarà uno sguardo a sei occhi e sei orecchie e sei mani, per cercare di raccontare in maniera ancora più variegata i cambiamenti, climatici e culturali, che stiamo vivendo. Il nostro appuntamento non cambia, Albedo sarà presente sempre il 20 di ogni mese nella tua casella mail. La struttura sarà sempre la stessa: l’editoriale, i consigli di lettura, eccetera eccetera; quello che cambierà sarà la sensibilità di queste parole, che non potrà che arricchirsi: più diversa e sicuramente più completa.
Con questo numero un po’ più intimo del solito, ci lasciamo con una domanda. Incontrarci, toccarci, è il nostro modo per posticipare il malessere che si prova a osservare da spettatori come va il mondo, dire a questa fastidiosa sensazione: “no, torna domani”. Il tuo modo, invece, qual è?

Albedo di febbraio termina qui. Se vuoi risponderci, puoi farlo a redazione@duegradi.eu (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre), oppure sulla mia email personale sebastiano.santoro@duegradi.eu (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre). A scrivervi il prossimo mese sarà Iris Andreoni. Noi ci risentiamo quindi a marzo, quando nelle zone temperate dell’emisfero boreale del pianeta mancheranno poche ore all’inizio della primavera. Restistiamo, dunque, che l’inverno sta finendo. Ciao!
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Consigli di lettura
Secondo nuovi studi (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre) abbiamo sottovalutato l’intelligenza e l’abilità pratica degli animali da fattoria.
Fenomenologia del Post sugli insetti: da cosa fanno durante l’inverno (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre), alla loro percezione del dolore (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre).
Gli ultimi articoli di Duegradi
Il rapporto romantico con la natura selvaggia (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre) può essere un problema. Ne scrive Ginevra Figini.
Continua la serie di Tommaso Masi su come è nata e come si è sviluppata la questione climatica. Sono usciti il numero 2 (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre), sui primi eventi internazionali che hanno smosso la coscienza ecologica, e il numero 3 (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre) su come durante gli anni ‘80 il riscaldamento globale si è trasformato da argomento di nicchia scientifica a tema di dibattito pubblico.
La svolta anti-europea in Georgia può avere conseguenze ambientali enormi (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)nell’intero Caucaso.

Lavoro e formazione
Il think tank climatico italiano ECCO cerca un/a Senior Policy Advisor Mediterranean Diplomacy (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre), con almeno cinque anni di esperienza, che guidi le attività di advocacy e diplomazia per la decarbonizzazione della regione.
A Barcellona, il Centro di supercalcolo cerca un/a Global High-Resolution Climate Model Analysist (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre).

Riflessi: qualche numero dal pianeta Terra
1,48 °C,
l’aumento della temperatura media globale registrato nei primi undici mesi del 2025 rispetto all'era pre-industriale. Il 2025 si è chiuso come il secondo anno più caldo mai registrato, a pari merito con il 2023 e superato solo dal record assoluto del 2024.