Passa al contenuto principale

Split Review #2/26: l’intramontabile estetica della sottrazione

Di Blackhearts, So Vixen, Laguna Bollente, Twisted Teens e Albano Eroina

Blackhearts - Lisergicana (EP 2026, autoprodotto) / Listen and buy on Bandcamp (Si apre in una nuova finestra)

Dalle valli aspre della Carnia, a Lauco, dove il silenzio delle vette è una presenza solida – anche se può non sembrare–, arrivano i Blackhearts. Il duo formato dai coniugi Samantha Concina e Gabriel Salzano, esordisce con Lisergicana, un EP che ambisce a espandere i contorni del minimalismo saturo attraverso l’abbandono della retorica della chitarra in favore di un dialogo serrato tra una batteria che scandisce il tempo con un incedere fatale e un basso suonato con ambizioni orchestrali.

La distorsione è onnipresente, eppure non aspettatevi la deflagrazione o il colpo di scena fine a se stesso. Il suono dei Blackhearts non esplode, ma occupa i sensi con la gravità di una marea montante. Le loro movenze evocano i riverberi eterei dei Mazzy Star o i momenti più onirici dei Sonic Youth (quelli con Kim Gordon su EVOL, dico) trasformando la saturazione in una materia quasi tattile, ruvida come un muretto a secco. 

È un confine elettrico che delimita un perimetro emotivo preciso: una parte introspettiva e una parte liberatoria. Brani come "Monster", "Lisergicana" e "When Sailors Cry" scavano nei territori dell'introspezione psicologica più oscura, sorretti da tempi rallentati e da una costante tensione strumentale. Al contrario, episodi come "No More Cinderella" sfogano la tensione accumulata in una sequenza punk rock energica e ribelle, prima che la conclusiva "Just Tonight" chiuda il lavoro mostrando il lato più disilluso, spontaneo e melodico del duo. 

In questa densità sonora si innesta la voce di Samantha: dolce, a tratti tremolante, ma mai tentata dall'urlo liberatorio. La sua interpretazione non cerca lo scontro con il muro sonoro sottostante, preferendo adagiarsi su di esso con una malinconia contemplativa che distilla frustrazione e rabbia in uno spleen d'alta quota – una decadenza elettrica che trasforma il rock alternativo in una ninnananna distorta e ipnotica. La batteria, in questo contesto, è il passo costante di chi cammina in salita. Un movimento pesante ma inarrestabile che sposta giusto l'aria necessaria a far respirare il basso, senza mai sottrarre ossigeno alla melodia.

Il risultato è un'atmosfera che ricorda le fiabe più oscure dei fratelli Grimm, dove il suono vibra come nebbia elettrica tra i boschi silenziosi. Lisergicana si rivela così un'opera paradossale e affascinante: fragile come un cristallo sottoposto a una pressione estrema, e al contempo densa e inamovibile come la roccia da cui proviene.

https://blackhearts2.bandcamp.com/track/no-more-cinderella (Si apre in una nuova finestra)
Laguna Bollente - Fanta Sbocco (LP 2025, autoproduzione) / Listen and buy on Bandcamp (Si apre in una nuova finestra)

Quando la ricerca della perfezione patinata tende a colmare ogni vuoto con strati di autotune e sintetizzatori, occorre ricordare una verità dimenticata, e cioè: la sobrietà è spesso la madre della massima espressione artistica. Fanta Sbocco dei Laguna Bollente incarna questa paradossale abbondanza nella scarsità, e si staglia come un monolite scolpito nell'essenzialità più radicale, oltre che nella sintesi perfetta della loro estetica nichilista. 

Nati nell'area metropolitana tra Venezia e Mestre a ridosso del primo lockdown di marzo 2020, i Laguna Bollente rappresentano una delle risposte più radicali, situazioniste e affascinanti del panorama post-punk e lo-fi italiano. Il duo, composto da Dunia Maccagni ed Elia Fabbro, ha costruito la propria identità sul rifiuto programmatico delle logiche di distribuzione digitale di massa e dell'anestesia da algoritmio. La loro totale assenza da Spotify e dai social network tradizionali, unita alla scelta di affidare la propria musica esclusivamente a canali alternativi come YouTube o Bandcamp, preserva un legame purissimo e quasi elitario con la cerchia degli ascoltatori. 

La vera rivelazione non risiede tanto nel suono, quanto nella consapevolezza che questo denso manifesto post-punk nasce da un organico ridotto all'osso: solo la chitarra e il basso di due musicisti che, con la precisione di un chirurgo sotto NZT, evoca per attitudine e impatto testuale i primissimi CCCP - Fedeli alla linea, calati però nel contesto di degrado, precarietà lavorativa e alienazione della terraferma veneziana. Senza ricorrere a trucchi o artifizi, ma affidandosi unicamente alla fisica vibrante dei due elementi.

Il cantato in italiano si conficca come una lama in questo minimalismo tagliente. Le parole sono spigolose, crude, ancorate alla quotidianità. Amplificate dalla la capacità interpretativa di Dunia Maccagni, in grado di passare da slogan politici disillusi ("diamo fuoco all'America", "i liberisti sparano giù al bar") a raffinate citazioni letterarie, riadattando persino versi celebri di Eugenio Montale nella nevrotica traccia "Radio R", trovano nelle corde della chitarra il loro corrispettivo sonoro ideale.

Fin dall'apertura teatrale di Alla corte del re, la sei corde si fa carico sia della melodia obliqua che della spinta armonica, tessendo un'oscurità affascinante che amoreggia costantemente con il battito ossessivo del basso. Il disco procede come un saliscendi di nevrosi irresistibili e ballabili, dove episodi come Sette mediatiche” e Glitter corrono su groove pulsanti e riff affilati, intercettando una frustrazione generazionale che pulsa sotto la pelle come un’inquietudine che cova.

La capacità dei Laguna Bollente di trovare squarci di amara poesia esplode nella sezione finale: se Facciamo basta pulsa di un'energia post-punk dritta e senza fronzoli, è con le sfumature decadenti di Campari noia che l'album apre le finestre sul panorama desolato, ma di una bellezza struggente, di “Ultraloop”, dove le corde si dilatano creando una malinconia fluttuante che accompagna l'ascoltatore, lasciandolo sospeso in una marea scura.

Fanta Sbocco è un parto lucido, fiero e appassionato, la dimostrazione inequivocabile che due soli strumenti possono bastare a definire i confini italiani del post-punk indipendente attuale.

https://lagunabollente.bandcamp.com/track/facciamo-basta (Si apre in una nuova finestra)
So Vixen - Hell Lommed Out (EP 2026, autoproduzione) / Liste and Buy on Bandcamp (Si apre in una nuova finestra)

Più che un vezzo, definirsi "drycore"  è un guanto sbattuto in faccia al perbenismo sonoro. Le So Vixen, trio veronese attivo dal 2023, hanno costruito il loro ultimo EP su questa premessa: batteria, basso e chitarra nudi, crudi, graffianti. Niente orpelli, niente nascondigli. Uscito a marzo 2026, racconta un "inferno interiore" fatto di strati emotivi sovrapposti, dove l'acido della distorsione – estratto da effetti auto-costruiti e amplificatori vintage modificati – si mescola a una voce che non sa decidere se sussurrare intime confessioni o abbaiare nevrosi.

E allora mettiti comodo, o forse no, perché l'ascolto di Hell loomed out non è esattamente il tipo di esperienza che ti culla sul divano. Piuttosto, ti scaraventa dentro questo contrasto dinamico che ti prende allo stomaco con la forza primordiale del post-hardcore e dell'alt-rock statunitense anni novanta rivisitata con un’ottica custom. Infatti, il trio concentra la propria energia nel dialogo tra le lezioni di Sonic Youth, Slint e – mi si conceda l'ardire – Unwound con le dissonanze emotive dei Blonde Redhead.

Tracce come “Low, “If you are real e la title track si sviluppano su questo crinale di tensione emotiva e slowcore, dove il parlato si trasforma in confessione dolorosa. Dall'apertura di “Intro alle cadenze sfiancanti di “Washing, fino alla dilatazione finale di “Godwin – quando il disco finalmente respira, aprendosi a una nebbia shoegaze che espande i tempi e lascia spazio a quel respiro che le tracce precedenti avevano negato – le volpi mostrano la loro capacità di gestire dinamiche secche e taglienti, affinate nelle registrazioni analogiche iniziate nel 2024 presso lo studio Produzioni Rumorose.

Le So Vixen non offrono un’alternativa facile, ma tendono la mano a chi preferisce la verità di un suono "rough and edgy" alla menzogna di una produzione levigata. Un EP che lascia il segno come una scheggia che si muove nelle arterie verso il cuore.

https://sovixen.bandcamp.com/track/hell-loomed-out (Si apre in una nuova finestra)
Twisted Teens - Twisted Teens (LP 2026, Chain Smoking Records) / Listen and buy on Bandcamp (Si apre in una nuova finestra)

Prendete la furia decostruttiva del punk rock, spostatela nel cuore pulsante di New Orleans e lasciatela sedimentare tra le memorie migratorie del profondo Sud americano, tra influssi cajun, creoli, blues e country. Il risultato di questa complessa stratificazione culturale è il debutto omonimo dei Twisted Teens, un'opera originariamente stampata su cassetta e diventata rapidamente un piccolo oggetto di culto per i collezionisti di vinili di tutto il mondo. Dietro il progetto si muove la mente di Cas P. Ian, conosciuto anche come Caspian Hollywell, polistrumentista già noto per l'esperienza folk-punk con il collettivo Blackbird Raum. La sua voce, roca e profondamente impregnata di sigarette e whisky, traccia linee abrasive che si scontrano sistematicamente con le trame cristalline e piangenti della pedal steel guitar di Ramon "the razor" Santos. È un contrasto timbrico continuo, un cavo elettrico scoperto che definisce alla perfezione un "punk country-fried" o un "cowboy-punk" ad altissima tensione, dove l'umorismo sghembo e le bizzarrie narrative dei testi sembrano uscire direttamente da un romanzo di Tom Robbins.

L'album si sviluppa all'interno di una cornice lo-fi fortemente melodica, capace di far dialogare chitarre blues e aperture acustiche con una sezione ritmica che unisce elementi convenzionali a pulsazioni elettroniche. La traccia d'apertura, “twisted teen, funge da perfetto manifesto programmatico, scaricando sull'ascoltatore un'energia grezza e spigolosa che chiarisce immediatamente le regole d'ingaggio. Questa urgenza urbana assume forme più geometriche e sincopate in “Marionette, un episodio dal ritmo meccanico che evoca le tensioni della prima ondata cold wave, reinterpretata però con lo spirito DIY e dissacrante della band. Le chitarre si fanno incredibilmente affilate in “when the wire get cut, dove creano un senso di pericolo imminente.

Il vero baricentro emotivo del disco risiede tuttavia nei momenti in cui la band rallenta il passo per esplorare spazi più dilatati e introspettivi. In questo senso, “the valley spirit never dies si rivela una splendida deviazione oscura: la musica evoca un profondo senso di isolamento geografico, un'eco che risuona tra le vallate della provincia americana prima che cali il buio, dimostrando la straordinaria maturità di scrittura di Hollywell.

Questo contrasto tra luce e ombra riemerge in “sea of love”, una reinterpretazione del celebre classico R&B/pop del 1959 di Phil Phillips dove la melodia d'altri tempi viene "storta e contorta" a misura dei Twisted Teens, trasformando la ballata in un dolente e ruvido gioiello lo-fi. La chiusura affidata a “waiting for the whip esaspera infine i giochi di attesa e rilascio sonoro, lasciando un senso di incompiutezza.

Questo esordio dei Twisted Teens è un lavoro splendido, una reinterpretazione surreale delle radici folk americane che pulsa di una propria irresistibile e ruvida autenticità.

https://cpnpc.bandcamp.com/track/cool-former-friend (Si apre in una nuova finestra)
Albano Eroina - Il palcosceno (LP 2026, Dizlexiqa l’etichetta che non c’è / coprodotto da Il Matto Autoproduzioni) / Listen and buy on Bandcamp (Si apre in una nuova finestra)

Esiste un confine oltre il quale la musica smette di essere intrattenimento per diventare uno specchio rotto, che non riflette più la nostra immagine idealizzata, ma le crepe profonde di una società che ha barattato la coscienza con i like. Il Palcosceno, uscito il 25 aprile come un monito civile più che come un semplice album, è esattamente questo: un atto di accusa sonoro dove il "politicamente scorretto" smette i panni della posa da ribelli da tastiera e diventa l'unica lingua rimasta per dire la verità in un'epoca di eufemismi digitali.

Mu e Moro, reduci dalle battaglie sonore dei Less Than Zero, hanno abbandonato la furia cieca per abbracciare una lucidità non meno devastante che disseziona il presente. I testi, nudi e crudi come chiodi arrugginiti, prendono di mira i feticci del nostro tempo: l'ignoranza degli influencer elevati a profeti, l'ipocrisia delle "famiglie normali" che nascondono violenze domestiche, l'indifferenza divina di fronte ai disastri climatici e la paradossale cecità di chi si definisce ortodosso dimenticando l'essenza della compassione. Ogni traccia è un pugno allo stomaco: dall'augurio di morte per i falchi dell'estrema destra israeliana alla satira feroce su chi ascolta i Throbbing Gristle di giorno e Lucio Battisti di nascosto, il disco non lascia scampo al perbenismo.

La musica che avvolge queste parole è un industrial-punk meccanico, un tappeto di loop e campionamenti che cercano di amplificare la violenza intrinseca del messaggio. Non ci sono melodie per cullare l'ascoltatore, né rifugi armonici, bensì una ritmica incalzante che mima l'alienazione della ripetitività di un mondo che gira a vuoto. La voce di Moro sputa versi che sono invettive, preghiere laiche e bestemmie sociali. Costringe chi ascolta a confrontarsi con l'oscenità reale che si nasconde dietro la facciata immacolata della vetrinizzazione sociale, mandandola in frantumi come un proiettile.

Il Palcosceno è, in definitiva, un disco che fa male perché è vero. È la colonna sonora di un crash di sistema morale, dove l'unica via di fuga sembra essere un vicolo cieco in cui si paga per entrare e per uscire. Però offre la possibilità di guardare in faccia il mostro, di ridere amaramente della nostra "lombrosiana" rassegnazione e di trovare, nel caos di questo rumore organizzato, una forma di liberazione intellettuale.

È un disco che non vuole essere amato, ma vissuto come un'urgenza, un promemoria sonoro che finché ci sarà qualcuno disposto a urlare le cose come stanno, l'anestesia dello spettacolo non sarà totale.

https://albanoeroina.bandcamp.com/track/uscita (Si apre in una nuova finestra)

Grazie! 🤩 Se sei arrivato/a/* fin qui, vuol dire che fremi dalla voglia di iscriverti.👇🏻

🏴‍☠️ Attiva l’algoritmo umano: aiuta Bassa Fedeltà e Dischi Corsari a navigare lontano: se conosci qualcuno che apprezzerebbe questi ascolti sommersi, condividi pure questa mail. Più siamo, meglio si ascolta!

🔭 Se vuoi seguire cosa combino tra un ascolto e l'altro, mi trovi qui: Lo Zio Quandy (Si apre in una nuova finestra)

Argomento Split Reviews

0 commenti

Vuoi essere la prima persona a commentare?
Abbonati a Bassa Fedeltà e avvia una conversazione.
Sostieni