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UNA SCUOLA A MISURA DEI SOGNI (4)

BASTA COMPITI!

di Giuseppe Paschetto

Copertina Libro di Maurizio Parodi
Copertina Libro di Maurizio Parodi

Maurizio Parodi sta alla eliminazione dei compiti come Albert Eistein sta alla teoria della relatività. Ovvero l’ex insegnante e ex dirigente scolastico ligure è il massimo esperto italiano di questa pratica che ha illustrato in numerosi libri e di cui ha dimostrato la validità pedagogica. Quindi: Niente compiti a casa?

Certo, sipuò fare. Un caposaldo erroneamente ritenuto irrinunciabile nella scuola tradizionale sono i compiti a casa. Ci sono sempre stati e sempre ci saranno, altrimenti che scuola sarebbe? Io invece credo che, anche in questo caso, sia possibile cambiare, creando una prospettiva d’insegnamento diversa.

Se ne è accorto tra i primi Maurizio Parodi, già insegnante, poi dirigente scolastico e infine formatore. Ha scritto su questo tema un bel libro intitolato Basta compiti! Non è così che si impara. Seguendo il suo esempio ho abbandonato la pratica dei compiti a casa, anche se mai nella mia carriera di insegnante mi ero divertito a «caricare di compiti» i miei alunni. I ragazzi alle medie passano a scuola trenta ore settimanali e un numero ancora maggiore nel caso del tempo prolungato. L’orario di lavoro medio di un impiegato o di un operaio è di circa trentasette ore settimanali. Con due o tre ore aggiuntive alla settimana di compiti a casa, si arriva a superare le quaranta ore, senza tenere conto del sabato alla domenica. Ma l’esperienza dimostra che i compiti a casa e lezioni da studiare strabordano anche nel weekend, portando quindi il numero di ore dedicate alla scuola anche a più di cinquanta. E questo in un’età che richiede invece tanto movimento, sport, gioco, contatti con gli amici, hobby e riposo. Aggiungiamoci le ore dedicate al tragitto casa-scuola, i pasti e altre piccole incombenze, cosa rimane della giornata degli studenti?

Nella mia scuola si è invece affermato il principio che le ore dedicate ai compiti a casa, debbano essere al massimo sei-sette ore pomeridiane alla settimana, con il sabato e la domenica considerati sacri. Per quanto riguarda la mia prassi didattica personale, ho abolito del tutto la pratica del compito a casa obbligatorio e uguale per tutti. Certo, c’è chi è decisamente bravo e appassionato alla matematica e mi richiede esercizi aggiuntivi, ma in quel caso si tratta di un impegno motivante e volontario. Oppure può capitare che alunni in difficoltà vogliano espressamente fare esercizi a casa, perché ritengono che sia loro utile. Ma, a parte casi eccezionali, io utilizzo le ore scolastiche e ritengo che sei ore settimanali dedicate a matematica e scienze siano più che sufficienti, se ben impiegate.

Anche per quanto riguarda scienze può capitare che siano dati compiti a casa, ma sono sempre esercizi di natura interattiva e su base volontaria. Come, per esempio, mandare i ragazzi nei supermercati a fare indagini sulla provenienza dei gamberetti, per verificare se sono allevati in situazioni in cui si danneggino le mangrovie tropicali, oppure fotografare licheni per un progetto di citizen science, o ancora progettare esperimenti da proporre in classe. Il tempo dedicato a costruire competenze deve essere quello passato insieme a scuola, o anche fuori in compagnia dell’insegnante. Dare compiti a casa è quasi sempre una pratica discriminante, che delega ai genitori o ai nonni un ruolo che non è il loro. La conseguenza è che i ragazzi che hanno famiglie con più strumenti culturali e più mezzi economici se la cavano decisamente meglio.

Gli altri sono svantaggiati e vengono sottoposti a sanzioni, castighi e persino brutti voti, perché non di rado l’esecuzione dei compiti viene valutata. Inconsapevolmente, in questo modo si finisce per valutare la famiglia di provenienza. In quanti casi i genitori si sostituiscono ai figli nell’esecuzione dei compiti a casa? Accennavo prima all’utilizzo razionale del tempo a scuola. Agli insegnanti che obiettano che le ore a scuola non bastano proverei a dire: cominciate e a eliminare la pratica delle interrogazioni alla cattedra che portano via un sacco di tempo e comportano la comprensibile disattenzione del resto della classe. Ci sono molti altri modi per valutare, comprese forme di colloquio diverse dall’impiegare un’ora intera con uno, due o anche tre alunni in piedi davanti alla lavagna. Senza contare che privilegiare la qualità sulla quantità dei contenuti comporta sempre un utilizzo migliore delle ore scolastiche.

Una buona pratica per rendere più razionale ed efficace il monte ore scolastico proviene dalle indicazioni di un ispettore tecnico del MIUR, il dottor Ciambrone, ed è il classico uovo di colombo. Invece di spezzettare ogni settimana le ore delle varie discipline, si provi ad accorparle. Sto applicando con successo questo principio da un paio d’anni. Per sei settimane, in ognuno dei due quadrimestri, utilizzo le sei ore a disposizione in ogni classe per fare solo scienze e poi per le dodici settimane successive solo matematica. Si tratta di una modifica semplice da applicare e che ha portato unicamente benefici.

Prendendo spunto dalla realtà finlandese mi sono spinto poi ancora oltre. Dei sessanta minuti di ogni ora di lezione ne uso solo quarantacinque, i restanti quindici sono a disposizione dei ragazzi. Per far cosa? Rilassarsi, uscire insieme a ossigenarsi e sgranchirsi le gambe, socializzare, parlare con il prof., porre questioni. È incredibile come anche in questo caso funzioni il detto «meno e meglio». Il 75% del tempo a disposizione in ogni classe rende molto di più dell’utilizzo del 100%. Il 25% lasciato agli alunni non è quindi tempo perso, ma tempo semplicemente ben speso. L’esperienza mi ha poi dimostrato eliminare i compiti a casa obbligatori non ha ripercussioni sulle competenze ed è ben accetta dai genitori, oltre che ovviamente dagli studenti. Che dire poi dei compiti per le vacanze, estive, di Natale, di Pasqua? I compiti per le vacanze sono una contraddizione in termini. Compiti assegnati da insegnanti afflitti dal timore che alla ripresa delle lezioni gli alunni si siano dimenticati tutto, oppure semplicemente per apparire agli occhi dei genitori come insegnanti tutti d’un pezzo.

Alcuni anni fa il compianto Gianfranco Zavalloni, stimato maestro e poi preside, emanò una circolare nella quale avvisava i solerti docenti del suo istituto che se avessero assegnato agli studenti compiti per vacanze, come ricompensa ne avrebbero ricevuti anche loro, da consegnare direttamente al preside.

Argomento Libro Paschetto

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