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Fenomenologia urbana come questione di genere

Michela Barzi

Il genere, inteso come indicatore della condizione socioculturale delle persone piuttosto che di quella biologica, può effettivamente fungere da criterio per valutare e orientare le politiche urbane, non solo in termini di uguaglianza e pari opportunità tra uomini e donne, ma anche per quanto riguarda il suo impatto sulla società nel suo complesso. Il fatto stesso che persone di genere, età, provenienza economica, sociale e culturale diversa abbiano modi diversi di utilizzare lo spazio urbano determina il modo in cui la città si trasforma. Ciò significa ridurre le distanze tra le strutture fisiche che compongono la città e i suoi utenti in relazione alla loro diversità. Implica più spazio pubblico in termini di quantità e accessibilità, un concetto di mobilità che consenta a tutti di spostarsi facilmente e in sicurezza, una forte integrazione tra residenze, servizi e varie funzioni urbane, e una particolare attenzione alle esigenze di coloro che, oltre a un lavoro retribuito, dedicano gran parte del loro tempo al lavoro di cura non retribuito. In altre parole, una città che utilizza i bisogni delle donne come indicatore delle proprie trasformazioni finisce per essere più attenta ai bisogni della società e delle sue diverse componenti.

Il fatto che persone di diverso genere, età, condizione economica, sociale e culturale abbiano modi diversi di usare lo spazio urbano determina il modo in cui la città si trasforma. Si tratta, molto concretamente, di accorciare le distanze tra le strutture fisiche che costituiscono la città e i suoi utilizzatori in relazione alle loro diversità. Ciò vuol dire più spazio pubblico in termini di quantità ed accessibilità, un’idea di mobilità che consenta a tutti di spostarsi agevolmente e in sicurezza, una forte integrazione tra residenze, servizi e le varie funzioni urbane, una particolare attenzione per i bisogni di chi, oltre al lavoro retribuito, impiega buona parte del proprio tempo per quello gratuito di cura. In altri termini, una città che utilizza le necessità delle donne come indicatore per le sue trasformazioni finisce per essere più attenta ai bisogni della società e delle sue diverse componenti.

Eva Kail, un’esperta di questioni di genere presso il nucleo cittadino di pianificazione urbana, sostiene che l’approccio adottato da lei e dal suo gruppo si basa essenzialmente sull’osservazione dell’uso dello spazio pubblico, di chi lo utilizza e per quali scopi. Da questa analisi discende l’individuazione di cosa interessa e serve ai differenti gruppi di cittadini sotto forma di indirizzi alla pianificazione urbana.

Argomento Donne architettura città

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