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142. Se mi dicono di vestirmi da italiano non so come vestirmi

Inizio dello spettacolo che facciamo, con Nicola Borghesi, domani a Pieve di Cento e dopodomani a Castelfranco Emilia

N. Paolo, dobbiamo cominciare.

P. Sempre il problema di cominciare, sempre il problema di cominciare, allora io comincerei con una cosa che, l’altro giorno, son stato a Reggio Emilia, ho visto il film di Soldini su Raffaello Baldini, il poeta di Santarcangelo di Romagna che lui lavorava a Milano, a Panorama, il settimanale, e hanno detto che lui, quando lavorava a Panorama, gli han chiesto di scrivere un articolo sui re magi, lui si è documentato poi ha cominciato così: «Non erano tre. Non erano magi. Non erano re».

Ecco, allora, cosa c´entra, può chiedersi uno, c´entra nel senso che uno, prima di documentarsi, crede che i Re Magi siano tre, siano magi e siano re, poi si documenta, come ha fatto Baldini, si accorge, come si è accorto lui che i re magi: non erano tre, non erano magi, non erano re. E allora? Cosa c´entra con essere italiani?

Eh, lì, il discoro è che essere italiani, noi crediamo di sapere cosa vuol dire, essere italiani, solo che poi, se ci documentiamo, ci accorgiamo che essere italiani, cosa vuol dire? Cioè la patria, cos’è la patria? Ecco io e Nicola, questo periodo, ci siamo un po’ documentati, ci siamo accorti che, per noi, la patria, a noi ci fa venire in mente

N. Un servizio di vigilanza armata.

[Questa è una battuta che capiscono solo quelli che abitano in una città dove c’è il servizio di Vigilanza armata La Patria, che, abbiamo scoperto, in molto posti non c’è, a Milano, per esempio non c’è, quando abbiamo fatto lo spettacolo a Milano, che il pubblico non ha riso a questa battuta, abbiamo pensato Minchia, che bel senso dell’umorismo, il pubblico di questa sera, invece non era il pubblico di quella sera, eravamo noi]

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