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Una nuova stagione: ma per chi?

La giunta Biffoni al microscopio: tra volti nuovi e vecchie certezze, il terzo mandato del sindaco di Prato è davvero un cambio di rotta o la solita alchimia di correnti?

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«Era già tutto previsto (Abre numa nova janela)» — cit. Riccardo Cocciante

C'è uno slogan che Matteo Biffoni ha scelto per tornare a Palazzo Comunale: Una nuova stagione. Non "il biffoniter". Non "continuità e rinnovamento", quella formula collaudata che i politici usano quando non vogliono dire né l'una né l'altra cosa.

No, “nuova stagione”. Due parole che insieme significano una sola cosa: cambio di rotta.

E Biffoni lo aveva ribadito esplicitamente, prima ancora del voto, proprio in una lunga intervista di Buzz Prato (Abre numa nova janela)

«Signori, torniamo alle abitudini precedenti: si aprono le urne, ci mettiamo a sedere e nel rispetto delle sensibilità di tutti si costruisce la giunta con le massime capacità da mettere a disposizione della città. I voti dei cittadini sono l'unico elemento su cui non possiamo discutere».

Era un impegno preciso. E gli impegni si misurano.

Mercoledì pomeriggio la giunta è stata presentata. E prima ancora di entrare nel merito dei nomi, vale la pena raccontare un momento della conferenza stampa. «Assessori della giunta Bugetti, persone legate alle tue giunte precedenti, tre tecnici - gli ho chiesto - più che nuova stagione vedo una continuità. Quando inizia una nuova stagione?» Risposta di Biffoni: «Subito».

“Il ritorno del Re” e dei suoi fedelissimi

Biffoni ha vinto al primo turno con il 55% dei voti, trascinando la sua lista civica al 17%. Un dato di forza politica che lasciava immaginare ampie manovre di scelta. Chi ha quel consenso non è costretto a mediare su tutto. Può scegliere. E le scelte raccontano le priorità.

La prima cosa che salta agli occhi è che il perimetro della squadra è rimasto ostentatamente familiare. Benedetta Squittieri torna in giunta, dov'era già stata quasi ininterrottamente dal 2014 ad oggi: assessora con Biffoni per dieci anni, poi riconfermata da Bugetti allo Sviluppo economico e Commercio. Nel mezzo, alle elezioni 2024, si era candidata nelle liste del Pd raccogliendo 1.203 preferenze, la più votata della lista dem, un risultato che dice molto sul riconoscimento che i pratesi hanno dato al suo lavoro in questi anni. Undici anni di assessorato quasi consecutivi, sotto tre sindaci diversi. Ora torna con la delega a Innovazione, Sviluppo economico, Turismo e Politiche europee.

Ilaria Santi, già presidente del Consiglio con il primo Biffoni, poi assessora all'Istruzione nel secondo mandato, poi consigliera speciale con Bugetti, torna con le deleghe storiche: Pubblica istruzione, Pari opportunità, Memoria, a cui si aggiunge per la prima volta la Cultura. Una scelta sicuramente interessante. Cristina Sanzò, in amministrazione pratese dal 1999, prima in circoscrizione, poi in provincia, poi in consiglio comunale, poi assessora con Biffoni e con Bugetti, prende stavolta la Transizione ecologica e i Servizi demografici.

Gabriele Alberti, 48 anni, presidente del Consiglio comunale nella legislatura 2019-2024 con Biffoni, poi semplice consigliere con Bugetti, candidato una nuova volta alla presidenza ma battuto a sorpresa da un altro consigliere Pd (Lorenzo Tinagli) al ballottaggio. Alle elezioni di maggio si è ricandidato nel Pd raccogliendo 583 preferenze, quinto eletto della lista dem, e ora lascia il seggio per fare il salto in giunta con le deleghe al Bilancio, Patrimonio, Politiche dell'abitare e Protezione civile. Al suo posto entra in consiglio Edoardo Carli, primo dei non eletti. Alberti è un biffoniano di lungo corso: la sua presenza non racconta un equilibrio tra correnti, racconta la lealtà personale al sindaco.

E poi c'è Diego Blasi, vicesindaco con delega alla Mobilità sostenibile e alle Politiche per l'immigrazione. Un nome che merita qualche riga in più. Blasi non è mai stato eletto dai cittadini di Prato: nel 2014 si candidò con SEL prendendo le preferenze più alte della lista, oltre 300, ma la soglia non fu raggiunta e SEL rimase fuori. Nel 2019 ci riprovò come indipendente nel Pd: 339 preferenze, non sufficienti.

Da allora ha costruito la sua carriera dentro le strutture di partito: portavoce del Pd toscano, coordinatore della segreteria del consigliere regionale Jacopo Melio, capo di gabinetto della vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop, nome di punta dell'area che fa riferimento al deputato Marco Furfaro, il segretario PD regionale Emiliano Fossi e quella nazionale Elly Schlein. Mai trai banchi del consiglio comunale, quindi, un solo anno di governo concreto, quello dell'assessorato al centro storico, servizi ai cittadini, università e ricerca nella breve giunta Bugetti.

Eppure diventa vicesindaco di una città da duecento mila abitanti, con alcune delle deleghe più ardue: Mobilità sostenibile e Politiche per l'immigrazione, due materie che richiedono competenze tecniche e politiche specifiche. La domanda non è se sia capace: non lo sappiamo ancora. La domanda è perché un sindaco col 55%, che ha vinto grazie alla sua lista civica, al suo nome, alla sua storia personale, debba affidare la seconda carica della città a chi non ha mai preso un voto in proprio.

Fu Marco Furfaro, in piena crisi interna del Pd e in attesa di un congresso che non arrivava, a lanciare Biffoni come candidato sindaco (Abre numa nova janela). Il conto è arrivato puntuale: Blasi, espressione di quell'area, è il vicesindaco.

I volti «nuovi»: il tecnico, il carabiniere, l'ambientalista

Va riconosciuta a Biffoni la responsabilità di tre scelte che escono davvero dal recinto partitico.

Paolo Morello Marchese, medico di lungo corso, ex direttore generale dell'Asl Toscana Centro dal 2016 al 2023, attuale direttore del Meyer, arriva in giunta con un profilo sanitario solido, uno che conosce la sanità toscana dall'interno da decenni. Il suo nome è stato portato al tavolo da Cristina Manetti, assessora alla cultura regionale e la riformista vicina al presidente Giani: un elemento di pluralismo reale. Il nodo è noto: il suo arrivo è slittato al primo settembre, alla scadenza del mandato al Meyer. Nel frattempo Biffoni ha scelto di tenersi la delega alla Sanità e alle Politiche sociali. Vale però la pena notare che la delega comprende anche le politiche sociali: povertà, assistenza, welfare, servizi alla persona. Materie che non vengono automaticamente dalla gestione ospedaliera, e di cui nel curriculum di Morello non c'è traccia. Una scommessa che merita di essere annotata.

Enrico Vellucci, assessore alla Polizia locale, Sicurezza urbana e Legalità, è colonnello dei Carabinieri congedato nel 2025 dopo quarant'anni di servizio, gli ultimi sette a dirigere il Nucleo Investigativo di Prato. Non è però un puro esterno alla politica: è stato assessore nel suo comune d'origine, Santi Cosma e Damiano in provincia di Latina, dal 1993 al 2006, con deleghe alla Pubblica istruzione e alla Polizia municipale. Conosce dunque sia le aule consiliari che le indagini complesse. Il messaggio di Biffoni sulla sicurezza è esplicito e lo ha ribadito in conferenza stampa: «La percezione del timore in città è cresciuta, dobbiamo dare riscontro a questo». Un colonnello dei Carabinieri alla sicurezza di Prato non si era mai visto.

Maria Rita Cecchini, architetta ed ex presidente di Legambiente Prato, prende l'Urbanistica, la Pianificazione territoriale, l'Economia circolare e, delega rilevante, il Centro storico. È la scelta più silenziosa della giunta e forse la più importante: le decisioni su cemento e verde, su nuove costruzioni e rigenerazione urbana, su cosa fare del cuore della città, definiranno questo mandato più di qualsiasi altra delega. Che questa casella sia andata a un'ambientalista di lungo corso è un segnale preciso, se confermato dai fatti.

Chi ha davvero vinto?

Enrico Romei, assessore allo sport

C'è un paradosso che vale la pena nominare senza giri di parole.

La lista civica "Biffoni Sindaco", nata in poche settimane, costruita attorno alla sua figura, impossibile da immaginare senza di lui, ha preso il 17% e sette consiglieri comunali. Un exploit che nemmeno i più ottimisti tra i suoi fedelissimi si aspettavano. Eppure quella lista si ritrova con un solo assessore: Enrico Romei, con le deleghe a Sport, Partecipazione, Comunicazione pubblica e Università. E con Giacomo Sbolgi come presidente del Consiglio: un ruolo di rappresentanza sicuramente importante, ma non di governo.

Il Pd, nel frattempo, porta cinque nomi in giunta: Blasi e Sanzò dall'area Schlein, Squittieri, Santi e Alberti dal nucleo dei biffoniani storici. E mentre Biffoni lascia il suo seggio in Consiglio Regionale per rientrare a Palazzo Comunale, quel posto viene occupato da Marta Logli, anch'essa dell'area Schlein. La corrente che ha lavorato per conquistare il Pd toscano presidia così sia il Comune che la Regione, con una continuità di posizionamento che difficilmente è casuale, e che non trova corrispondenza nel sindaco e nel presidente che li governa.

AVS, dal canto suo, offre lo spettacolo peggiore: il litigio tra il segretario Laschi e il consigliere comunale Chiani, due dirigenti dello stesso partito incapaci di accordarsi su chi mandare in giunta, ricorda quanto certi movimenti siano ancora più a loro agio con i comunicati stampa che con le responsabilità di governo. Alla fine in giunta non va nessuno dei due.

Il Movimento 5 Stelle non essendo entrato in consiglio comunale non ha avuto modo di entrare in giunta.

I numeri che non mentono

C'è un dato che racconta questa giunta forse meglio di qualsiasi analisi politica: l'età media.

Nella giunta del 2014, il primo mandato, l'età media degli assessori era di circa 43 anni. Biffoni ne aveva 40. Era una squadra giovane, costruita per dare l'idea di un ricambio generazionale. Oggi Biffoni ne ha 52, e l'età media della giunta è cresciuta di pari passo: si aggira intorno ai 55 anni. La nuova stagione, a quanto pare, invecchia insieme al sindaco.

La forbice interna è netta: da un lato i sessantenni dei profili tecnici e istituzionali (Morello, Vellucci, Cecchini), dall'altro i quarantenni della politica (Blasi, Romei, Alberti). Più giovani di loro, nessuno. Una giunta che rispecchia due mondi distinti più che una visione unitaria di città.

Sul consenso diretto: la maggior parte degli assessori non si è candidata alle elezioni di maggio. Tra quelli che negli ultimi anni si sono misurati con le urne, i dati parlano chiaro: Squittieri ha raccolto 1.203 preferenze nel 2024 nel Pd, Santi 1.021 nel 2019 sempre nel Pd, seconda più votata della lista, Romei 661 con la lista civica di Bugetti nel 2024, Alberti 583 nel Pd nel 2026. Le preferenze, insomma, non sono state un parametro di scelta: il più votato del Pd alle elezioni di maggio, Marco Sapia con 844 preferenze, è rimasto fuori dalla giunta (sarà capogruppo del PD). Come il secondo (Barni, 782), il terzo (Tinagli, 650, che diventa consigliere delegato) e la quarta (Rosati, 626). Per trovare l’unico assessore Pd eletto si è dovuti arrivare al quinto più votato della lista: Alberti. Il che stride con la promessa di Biffoni che «i voti dei cittadini sono l'unico elemento su cui non possiamo discutere».

Una nuova stagione?

Prato arriva a questo mandato dopo un anno e mezzo di commissariamento, dopo le dimissioni di Bugetti travolte da un'inchiesta giudiziaria, dopo mesi in cui la città era ferma, amministrata da un commissario, priva di indirizzo politico. Non era una normale alternanza. Era una ferita.

In un momento simile, il 55% che i pratesi ha dato a Biffoni non solo un endorsement: era una delega straordinaria. La città gli chiedeva di correre, non di camminare.

La risposta di Biffoni, mercoledì in conferenza stampa, è stata che la nuova stagione non sta nei nomi ma nella visione: le politiche europee, la Carbon neutrality, la sicurezza diffusa, una città che torna «in prima fila». Argomenti seri, su cui il giudizio è sospeso, perché le visioni si misurano sui fatti, non sulle conferenze stampa.

Ma c'è un punto su cui vale la pena fermarsi. Prato non ha bisogno della politica per essere in prima fila: lo è già, strutturalmente, anche suo malgrado. Come ha detto questa settimana l'antropologo Massimo Bressan in un’intervista a Controradio (Abre numa nova janela), la popolazione italiana a Prato è demograficamente ferma dal 1971. Eppure la città continua a crescere, grazie all'immigrazione, diventando uno dei laboratori sociali più osservati d'Europa. Quella centralità non l'ha costruita nessuna giunta: è la città stessa, con le sue contraddizioni e la sua vitalità, a generarla. Il merito della politica, quando c'è, è non sprecarla.

È su questo che si misurerà il terzo mandato di Biffoni. Non se Prato tornerà «in prima fila», perché non ne è mai uscita negli ultimi anni. Ma se una giunta costruita in larga parte sugli equilibri interni del Pd sarà all'altezza di una città che la supera in complessità.

La lista civica liquidata con un assessorato. I nomi esterni sono innesti da tenere sott'occhio, ma rischiano di essere tre alberi in un bosco già scritto. Il vero negoziato, alla fine, non è stato sulla città. È stato sui posti.

Biffoni aveva detto che i voti dei cittadini sarebbero stati «l'unico elemento su cui non possiamo discutere». Guardando la giunta, viene il sospetto che su tutto il resto si sia discusso abbastanza.

La stagione è cominciata. Biffoni la chiama «meravigliosamente incasinata», questa città. Speriamo che la giunta sia all'altezza del caos.

Ultimo appuntamento della Bocciofila di Buzz Prato

Chiudiamo questa prima serie della Bocciofila dal vivo guardando una cosa enorme da molto vicino: la crisi climatica vista dal mondo dei microrganismi. Mercoledì 24 giugno, alle 19, ai Giardini della Passerella, parlerò con Antonella Fioravanti, scienziata pratese, autrice di Viaggio nel mondo invisibile.

Di solito il clima lo immaginiamo attraverso ghiacciai che si sciolgono, eventi estremi, siccità, alluvioni. Ma c’è anche un lato meno visibile, fatto di batteri, salute, equilibri biologici e nuove sfide per la vita sulla Terra.

Una conversazione su ciò che non vediamo, ma che ci riguarda moltissimo. Vi aspetto.

Una canzone che ho ascoltato mentre scrivevo

“La vida Tombola” di Manu Chao. Arriva l’estate ci vuole un po’ di Manu Chao che ci ricorda che la vita è una lotteria. Con una birretta in mano.

https://www.youtube.com/watch?v=RM9JWCVG4v4 (Abre numa nova janela)
Tópico Politica

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