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Se finissero le parole: la forza di raccontarsi (e come possiamo continuare a farlo)

Più di un anno fa vi raccontavo su queste pagine una scommessa: quella di lasciare che i ragazzi raccontino quello che vivono, che vedono, che sentono. Senza filtri, senza la mediazione rassicurante degli adulti, ma con tutta la verità — a volte ruvida — delle loro emozioni.

https://steady.page/it/imparare-facendo/posts/1b1b75c4-d5a2-4069-8b5e-edee4fca858b (Abre numa nova janela)

Non si è trattato solo di imparare a scrivere una sceneggiatura o a stare davanti a una telecamera. Si è trattato di imparare a conoscersi, a superare i conflitti, a tirare fuori quello che brucia dentro e trasformarlo in arte, in condivisione, in peer education (educazione tra pari).

Il progetto è cresciuto, la puntata pilota della web serie "Se finissero le parole" è finalmente realtà ed è stata proiettata pochi giorni fa a Biella. Ma la strada è ancora lunga e il bello viene adesso: dobbiamo aiutarli a girare le prossime tre puntate. Qui trovate la campagna di crowdfunding su Eppela (Abre numa nova janela) per continuare a sostenerli.

https://www.eppela.com/projects/12845 (Abre numa nova janela)

Per capire davvero la bellezza di questo viaggio, lascio la parola a Stefania Falco, che ha seguito da vicino ogni singolo passo di questo percorso.

Ettore Macchieraldo

Tutto iniziò un giorno di novembre 2023 quando ricevetti una telefonata da Luca, un giovane sedicenne biellese, desideroso di presentare alla Fondazione Marco Falco il progetto per cui stava cercando fondi: si trattava di realizzare un film avente per tema i disagi adolescenziali con l’intenzione di metterli in scena senza edulcorarli, ma col desiderio profondo di fare qualcosa di bello e di vero.

Alcune tappe del progetto erano già state effettuate. Un gruppo di ragazzi e ragazze si erano incontrati al Drop In di Biella ed avevano raccontato le loro esperienze di disagio e bullismo. Ogni storia, idea, spunto raccolto era stato utilizzato per dare vita alla sceneggiatura, scritta a quattro mani da Luca Pisu, Camilla Pasquadibisceglie, Beatrice Magliola ed un giovane ghostwriter, durante un periodo di circa otto mesi presso la biblioteca di Biella.

Fin da subito ci fu chiaro che questo progetto nasceva da un disagio reale, profondo, di cui i giovani stessi ci parlarono in modo accorato, vissuto in prima persona od osservato intorno a loro: la scuola, il bullismo, le difficoltà nel rapporto con gli insegnanti, con la famiglia, con il proprio corpo e le fragilità nei rapporti fra di loro.

Trovato un regista, Alessandro Azzarito ed una casa di produzione, VideoAstolfoSulla Luna (Abre numa nova janela), nacque il progetto "Diversi ma unici" che mirava alla realizzazione della puntata pilota della futura web serie "Se finissero le parole".

Seguì una lunga fase di gestazione segnata da periodi di silenzio, discussioni, tensioni, mediazioni, ruoli non sempre chiari, incomprensioni, tanta pazienza ma anche tanta ammirazione per la tenacia, l’ottimismo, l’intraprendenza, l’entusiasmo, l’autenticità ed anche l’ingenuità dei giovani coinvolti. Sono stati momenti complessi ma anche decisamente formativi per tutti, in cui si è creato a poco a poco un clima di fiducia reciproca in cui i giovani hanno imparato a parlarsi, ad ascoltarsi, a superare i conflitti ed a crescere insieme, supportati da adulti disponibili a lasciare loro lo spazio ed il tempo necessario per realizzare la loro idea.

Ridotta la sceneggiatura originaria ad una prima puntata, reclutata una parte degli attori attraverso un casting, ingaggiati i professionisti necessari per le riprese e trovati i fondi occorrenti si arrivò alla settimana fissata per le riprese, dal 9 al 13 giugno 2025: tutto era pronto!

E' stata una settimana molto coinvolgente, densa di emozioni, di imprevisti, di momenti tristi, ma anche di risate. Il gruppo si è unito sempre più, ha lavorato con impegno, desideroso di fare bene e si è creata una vera alchimia fra tutte le persone coinvolte.

In gran parte delle scene gli attori si sono espressi improvvisando, dicendo veramente ciò che provavano e sentivano nel cuore, creando un clima di commozione.

Per me è stata una gioia vedere questi ragazzi esprimersi, raccontarsi senza veli, cimentarsi nel mondo del cinema per parlare ad altri coetanei.

E questo non soltanto attraverso il video ma anche di persona durante le visite in diverse classi di istituti superiori del Biellese che ancora stiamo effettuando. Sono vere e proprie occasioni di peer education: dal confronto con i giovani attori spesso sono emerse da parte degli studenti non solo le loro impressioni riguardo al filmato, ma anche le loro emozioni, i loro vissuti, i loro racconti a volte dolorosi, ma anche le loro risorse.

Ciò che è stato fondamentale per me è che tutto sia partito dai ragazzi, non indotto dagli adulti; è stata una loro iniziativa con l’urgenza di parlare ad altri adolescenti, utilizzando la tecnica audiovisiva a loro congeniale e sfruttando la maggior credibilità e la comunicazione più informale tra coetanei. Come anticipa il titolo della serie il loro messaggio è: le parole possono essere devastanti e distruttive, ma possono anche essere fondamentali per non vivere in solitudine la propria sofferenza. Che cosa succederebbe se finissero le parole?

La rivista psicologica Mind questo aprile ha dedicato un lungo articolo al progetto. La puntata pilota è stata proiettata la sera di venerdì 8 maggio, presso l’auditorium di Città Studi di Biella, seguita da un dibattito con i giovani attori. In quell’occasione è stato lanciato un crowdfunding perché l’intenzione è quella di registrare a settembre le restanti tre puntate e la partecipazione a diversi bandi non assicura la copertura di tutte le spese. Sostenete numerosi!

Stefania

👉 Sostieni la web serie "Se finissero le parole" su Eppela (Abre numa nova janela)













Tópico Laboratori

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