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Mappa Concettuale - La CRISI degli EUROMISSILI ridisegna l’EUROPA (1977-1982)

Alla fine degli anni ’70 l’Europa entra in una delle fasi più delicate e pericolose della Guerra Fredda: la crisi degli euromissili. La lenta ripresa dopo lo shock petrolifero del 1973 lascia un continente indebolito, dipendente dall’economia statunitense e attraversato da tensioni sociali, industriali e politiche.

In questo scenario già complesso, l’Unione Sovietica dispiega i missili nucleari SS-20, capaci di colpire rapidamente tutte le principali capitali occidentali. La risposta della NATO arriva nel 1979: l’installazione dei Pershing II in Europa occidentale. È l’inizio di una crisi senza precedenti. I movimenti pacifisti invadono le piazze, la politica europea si spacca e governi storici cadono sotto il peso della pressione interna. In Germania Ovest, la rottura tra socialdemocratici e liberali porta alla fine dell’era Brandt-Schmidt e all’ascesa di Helmut Kohl, deciso a sostenere la linea atlantica nonostante le proteste di massa. Parallelamente in Francia arriva François Mitterrand, il primo presidente socialista della Quinta Repubblica.

Eletto nel 1981, guida un programma ambizioso di riforme sociali, nazionalizzazioni e politiche per il lavoro, salvo poi dover fare i conti con la crisi economica globale. Mitterrand diventa però una figura chiave nello scacchiere europeo: supporta il dispiegamento dei missili NATO, rafforza la collaborazione con la Germania e accompagna la Francia verso cambiamenti epocali, come l’abolizione della pena di morte e la costruzione dell’Eurotunnel. Tra terrorismo interno, crisi economica, tensioni atomiche e trasformazioni sociali, l’Europa si trova nel mezzo della più grande sfida dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Un capitolo fondamentale per capire come il continente è arrivato alla fine della Guerra Fredda.

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