
La scelta di John Galliano di lavorare con Zara ha fatto molto arrabbiare l’Internet, ma è l’unica rimasta per i creativi del secolo scorso. Il peccato è che per quelli di questo secolo, invece, non c’è proprio speranza.
Facciamo subito una premessa: Martine Rose è una delle creative più interessanti del panorama contemporaneo. Ha delle cose da dire, e lo dice con dei vestiti che ne sono la diretta conseguenza. Parla di un mondo che esiste realmente, anche se lontano dai palazzi dorati degli atelier parigini. e che è non solo giusto, ma necessario raccontare. Su di lei però, torneremo più avanti.
Ora, ripartiamo da qualche giorno fa, quando Zara ha dato alle stampe la notizia dell’inizio della collaborazione con John Galliano, la cui prima collezione fast-fashion vedrà la luce a settembre di quest’anno. Non si tratterà però di un flirt mordi e fuggi: Galliano lavorerà per due anni per il gigante de La Coruña, parte del gruppo Inditex, rieditandone “gli archivi”, se vabbè (tutti i dettagli li avevamo già scritti qui (Abre numa nova janela)).
Al di là del comprensibile dispiacere di chi si aspettava di rivederlo a capo di una maison del lusso e non di un progetto di fast fashion malamente mascherato, la realtà è che John Galliano, 65 anni spesi a inventarsi la moda come l’abbiamo conosciuta, tramite sfilate che parevano mise en scène apocalittiche e servizi di moda che sembravano concepiti da Lewis Carroll, non avrebbe potuto prendere una scelta diversa. E ora vi spiego perché.