
LA NEWSLETTER SETTIMANALE DI ANDREA BATILLA
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MENSWEAR E INDIPENDENZA
I progetti più apparentemente marginali costruiscono una nuova via per la moda.

Questa ultima stagione di sfilate maschili più che aver rivelato nuovi talenti eccezionali o aver confermato vecchie glorie ha dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il livello generale di sopportazione è stato raggiunto e, come ho scritto nella newsletter precedente, è tempo di progetti indipendenti, di piccole o medie dimensioni, autoriali, profondi e complessi.
Cioè quello che ci aspetteremo dalla moda se le cose andassero come dovrebbero andare.
Il fatto che questo tema sia più visibile nel menswear è perché c’è molta meno pressione sulla parte creativa e meno concorrenza in un mercato ancora quasi completamente dominato da un formale stantio e a basso tasso di innovazione o dal mitico streetwear.
Questo rende tutto più difficile ma anche, in qualche modo, tutto più fluido.
Il successo corale della collezione di Julian Klausner per Dries Van Noten discende direttamente da una bellissima frase che ha detto lui: “Abbiamo un team di maglieria straordinario, alcune persone lavorano con noi da trent’anni. In pratica hanno realizzato quasi tutta la maglieria di Dries. Per me è un enorme onore poter contare sulla loro esperienza e anche sul loro punto di vista.”
Questa frase, come anche la collezione, è piena di cose bellissime.
Innanzitutto non c’è narcisismo. Klausner si esprime al plurale e dice che il punto di partenza è una ricchezza e capacità tecnica che fa parte del team interno da sempre e che lui, invece di creare strappi, ha cercato di ricucire, di fare riemergere, di riorientare.
Un brand come Dries Van Noten è costruito su una componente emotiva umana che si esprime attraverso un linguaggio comprensibile al cliente finale, senza sovrastrutture, senza eccessivi interventi personali del designer. L’intelligenza del lavoro di Klausner sta nel rendere questo linguaggio contemporaneo, nell’assenza totale di sopraffazioni egoriferite, come non è raro vedere in altri progetti.
Ma il fatto di usare la maglieria come punto di partenza contiene anche un altro messaggio. L’intreccio della maglia riporta ad una dimensione pre-industriale, pre-tecnologica, manuale e artigianale. Qualcosa che sembra contenere un indice di sincerità, e quindi di umanità, molto più alto della costruzione formale di un cappotto o di una giacca. Julian Klausner, pur essendo di Anversa, ha un atteggiamento anti intellettuale, anche se culturalmente molto profondo.
Il suo modo di assemblare i pezzi che sembra casuale è in realtà un modo per raccontare l’individualità, anzi le individualità, andando controcorrente rispetto ai designer monoblocco come Raf Simons, suo compatriota ma distante miglia dal suo modo di pensare.
Questa collezione uomo di Van Noten, la più compiuta da quando Klausner ne ha preso la direzione creativa, è un inno alla pacificazione e allo stesso tempo un’indicazione di come uscire dagli atteggiamenti narcisistici che, in questo momento nel mondo, stanno portando solo distruzione.