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Estate, tempo di Ufo

Dalla mia ormai lunga esperienza nel mondo dell’informazione scritta ho ricavato alcuni punti fermi, temi e tematiche che tornano ciclicamente come l’alba e il tramonto.

Nessuno sa bene perché, ma è così.

Una di queste certezze è: d’estate si parla di Ufo.

Si potrebbe pensare che la stampa locale, quella che conosco meglio, sia immune dal fenomeno e più ancorata a cose concrete e, per l’appunto, locali.

Invece no.

Con il caldo e le zanzare spuntano un avvistamento nel Lodigiano, una testimonianza nel Cremonese, una luce strana sopra la Bassa.

La trama è sempre più o meno la stessa: la fonte (un privato cittadino a cui viene garantito l’anonimato a norma di Legge), la descrizione (una luce, un oggetto, qualcosa che non si sapeva spiegare), e la chiosa prudente del giornalista che non vuole passare per il Moulder di turno ma un po’ spera sia tutto vero.

È uno dei tanti riti estivi nelle redazioni dei giornali.

E come tutti i riti, la domanda interessante non è se sia vero o meno il singolo fatto, ma perché si ripete.

La risposta più ovvia è redazionale. L’estate è un periodo avaro di notizie: la politica è in ferie, i tribunali sono chiusi, le fonti istituzionali non rispondono. Le redazioni girano al minimo. In questo contesto, il pezzo sugli Ufo è quasi perfetto: non richiede verifiche stringenti, non offende nessuno, attiva curiosità senza generare conflitto. È contenuto a bassa intensità e alto coinvolgimento emotivo. Lo si pubblica perché funziona, e funziona perché il lettore è già predisposto: è in vacanza, sta fuori la sera, guarda il cielo stellato e si fa qualche domanda.

Siamo soli nell’universo?

Quelle luci sopra il fienile cosa sono?

I Want to Believe

Il Centro Ufologico Nazionale è un gruppo di volontari che dal dopoguerra raccoglie e cataloga le segnalazioni di oggetti volanti non identificati in Italia. Ogni anno ricevono un numero di segnalazioni di prima istanza, e ne registrano meno della metà. Le altre vengono cestinate dopo un primo esame, ricondotte a cause identificabili o semplicemente giudicate insufficientemente documentate.

Il Centro non alimenta il mito degli Ufo, al contrario lo smonta filtrando tutte le segnalazioni. E il filtro dice qualcosa di preciso sul rapporto tra percezione e realtà: la maggior parte di ciò che vediamo nel cielo e non riconosciamo ha una spiegazione. Ma la spiegazione è noiosa e noi non la vogliamo sentire.

Nel Lodigiano, dove vivo io, dal dopoguerra a oggi, gli avvistamenti registrati che hanno superato il filtro del Centro Ufologico Nazionale sono 36. Tolti questi 36 casi su cui non si riesce a trovare una spiegazione razionale, per tutti gli altri si sa bene da cosa dipendono.

Ma ci sono 36 casi che non hanno ancora una spiegazione razionale.

Il primo avvistamento lodigiano documentato risale al 1960, a Boffalora: quello che i volontari del Centro hanno ricostruito come un bolide d'alta quota.

Il secondo è del 18 dicembre (anno non specificato nell'archivio) a Casalpusterlengo.

Poi dodici anni di silenzio.

Si riprende nel 1974 e si va avanti con avvistamenti più regolari fino all'ultimo, il 6 maggio 2021 a Guardamiglio, alle 22.30: un oggetto d'alta quota non identificato.

La sequenza è banale e senza senso solo in apparenza.

Il 1960 è piena Guerra Fredda: il cielo è uno spazio militare, percorso da aerei spia e missili balistici. Non stupisce che uno sguardo verso l'alto producesse angoscia e meraviglia in proporzioni simili.

Gli anni Settanta sono il decennio della crisi energetica, della disillusione politica, della ricerca di senso fuori dalle istituzioni: gli ufo proliferano in tutta Italia, insieme all'esoterismo, alla parapsicologia, a tutto ciò che promette una realtà alternativa a quella ufficiale.

Il 2021 è l'anno dopo la pandemia: il cielo è stato deserto per mesi, e ora è pieno di satelliti commerciali.

Ogni avvistamento porta l'impronta del momento in cui avviene: le sue tecnologie, le sue ansie, il suo orizzonte dell'immaginabile.

Gli ufo forse ci dicono poco sugli extraterrestri.

Ma ci dicono moltissimo su di noi.

Continuate a guardare i cieli

Trentasei avvistamenti in settant'anni.

Nessuno nel 2022.

L'ultimo nel maggio 2021, e prima ancora un lungo vuoto.

Pochi avvistamenti in confronto alle statistiche nazionali.

Eppure il Lodigiano è pianura aperta, cielo largo, poca luce artificiale. Le condizioni oggettive ci sono. Eppure il numero rimane basso. Il che suggerisce che gli avvistamenti dipendano anche dalla disposizione culturale a guardarlo con una certa aspettativa.

Il mistero non è distribuito uniformemente: si concentra dove c'è qualcuno disposto a cercarlo.

Il rito estivo degli ufo non è, in fondo, una storia sul cielo. È una storia su di noi, su cosa siamo disposti a sognare e temere, in quale stagione, e perché. D’estate si abbassano le difese. Il caldo, il buio, la distanza dalla routine quotidiana creano le condizioni giuste per una sospensione temporanea dell’incredulità.

Una concessione collettiva e silenziosa al fatto che il mondo, ogni tanto, possa essere più grande di quanto sappiamo. E oltre la membrana sottile della nostra atmosfera c’è qualcosa di ancora più vasto e pieno di misteri.

Ma il cielo è lo stesso tutto l'anno.

Siamo noi a cambiare d’estate.

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