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138. Qualche paragrafo di È roba mia

1.16 Più importanti del sonno

Di questa vicenda parla anche Dostoevskij, nelle proprie memorie. Dice che Grigorovič porta il manoscritto a Nekrasov, che è un loro coetaneo, ha 23 anni, ma è già un poeta conosciuto.

Grigorovič dice a Nekrasov «Sai il mio coabitante, Fëdor Michajlovič, ha scritto un romanzo, te lo posso leggere?».

«Leggimene dieci pagine», gli dice Nekrasov.

E Grigorovič gliene legge dieci pagine.

Alla fine delle dieci pagine, Nekrasov dice «Altre dieci pagine».

Alla fine delle altre dieci pagine, altre dieci pagine.

Alla fine delle altre dieci pagine, altre dieci pagine.

Lo leggono tutto.

Finiscono che sono le quattro del mattino.

Nekrasov è ancora più entusiasta di Grigorovič.

Gli dice: «Andiamo da lui».

E Grigorovič risponde «Fichi, Nekrasov, son le quattro del mattino».

All’epoca, a Pietroburgo, c’era una comunità parmigiana molto attiva e piuttosto influente, per quello molti rappresentanti dell’intelligencija russa dell’Ottocento parlavano con un marcato accento parmigiano, non solo Grigorovič.

A quel punto, sembra che Nekrasov abbia detto una frase storica: «Ci sono cose più importanti del sonno».

E vanno da Dostoevskij.

Quando arrivano, lo trovano sveglio.

Era appena tornato a casa.

Era il giugno del 1845, a Pietroburgo, che è molto al nord, d’estate non tramonta mai il sole, c’è il fenomeno delle notti bianche e quella notte Dostoevskij è stato tutta la notte a casa di un suo conoscente a leggere Gogol’ («A quel tempo» scriverà Dostoevskij trent’anni dopo, succedeva che, tra noi ragazzi, qualcuno a un certo punto dicesse “Ma perché non leggiamo un po’ Gogol’”, e leggevamo Gogol’ tutta la notte»).

Nekrasov dice a Dostoevskij «Il vostro romanzo mi è piaciuto tantissimo io, se siete d’accordo, lo porterei da Belinskij».

«Sono d’accordo» gli dice Dostoevskij «portatelo da Belinskij».

– La casa, sul Vladimirskij prospekt, dove abitavano Dostoevskij e Grigorovič nel 1845 –

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