Siamo reduci da una esperienza che abbiamo fatto insieme e che va raccontata, perché fa parte delle buone notizie. Dal 24 al 30 ottobre, con un gruppo di cittadini statunitensi, abbiamo percorso la Via Francigena da Viterbo a Roma e, passo dopo passo abbiamo promosso consapevolezza sulle malattie neurodegenerative. Non si tratta infatti di un gruppo qualunque ma del World Up Tour (Abre numa nova janela), un’iniziativa nata intorno alla figura carismatica di Enzo Simone che per anni ha portato persone da tutti gli USA, malati, caregiver e persone di buona volontà, a camminare contro il Parkinson e l’Alzheimer. Due patologie molto diverse, che spesso vengono invece confuse, entrambe in costante e impressionante aumento.
Il Parkinson, a differenza dell’Alzheimer non ha correlazione con l’aumento dell’età media; i parkinsoniani sono sempre più giovani. L’età di insorgenza della malattia è tra i 40 e i 50 anni, in piena età lavorativa.

Il cammino che abbiamo compiuto insieme è un percorso che farà parte anche di un film documentario, girato dalla videomaker Grazia Licari (Abre numa nova janela). Il film racconta del camminare, del muoversi attraverso i passi sia come terapia che come scelta di cambiamento dello stile di vita. Camminare, per chi soffre di Parkinson è un’attività importante, aiuta a rallentare e perfino a bloccare la progressione della malattia.
Il titolo del documentario è “Senza tremori”, un titolo evocativo essendo il tremore uno dei sintomi più diffusi di questa malattia, insieme al rallentamento del movimento e al rattrappimento della postura.
Un’ idea che ci è venuta a noi due quando Sara seppe della diagnosi di Parkinson di Ettore e gli raccontò di avere guidato il gruppo americano, il World Up Tour, sul Cammino di Santiago e sulla Magna via Francigena siciliana.
La prima parte del documentario è stato girato nel territorio dove Movimento Lento (Abre numa nova janela), associazione che promuove il viaggio a piedi e in bicicletta e di cui entrambi facciamo parte, sta realizzando il suo caso esemplare: il Cammino di Oropa. Ed è, proprio per questo, sostenuto da Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.

La zona è quella tra Vercellese, Canavese e Biellese. Un’area che, proprio per aver avuto due industrializzazioni come quella del tessile, da un lato, e l’esperienza olivettiana dall’altro, due modelli di sviluppo diversi ma entrambi hanno, almeno in parte, preservato il paesaggio, risulta ora essere estremamente interessante per il turismo lento in quanto poco antropizzata.
E la questione modello di sviluppo e stili di vita è centrale per comprendere e combattere il Parkinson, la malattia dell’industrializzazione.
Questa definizione è stata usata anche nella puntata di Elisir del 20 ottobre scorso, trasmissione che ha fatto il punto sulla malattia di Parkinson.
In studio c’era il professore Fabrizio Stocchi dell’Univeristà San Raffaele di Roma. Ha confermato che questa patologia si sta diffondendo con una progressione impressionante, tanto da poterla paragonare a una pandemia. I principali fattori di rischio sono: esposizione ai pesticidi, esposizione alle polveri sottili e alle microplastiche, consumo di cibi ultra processati, traumi cranici ripetuti e fattori genetici. A parte gli ultimi due, gli altri fattori scatenanti la malattia sono tutti legati all’inquinamento e al consumismo.
Queste caratteristiche fanno sì che si possa affermare che il Parkinson, nella sua versione contemporanea, sia la malattia dell’industrializzazione.
Il 2 novembre ricorre l’anniversario della morte di Pierpaolo Pasolini e ci sembra giusto ricordare quanto fu profetico rispetto ai danni della società dei consumi. Proprio sulle pagine del Corriere, nove mesi prima di essere ucciso, l’intellettuale friulano scrisse un importante pezzo, ricordato come l’articolo sulla scomparsa delle lucciole (Abre numa nova janela), in cui denunciava la mutazione portata con la società dei consumi.
Per chi sviluppa il Parkinson il cambiamento di stile di vita, di modello di sviluppo, non è un opzione da ZTL, è una necessità.
Quello che interessa a noi, in particolare a Ettore, affetto dal Parkinson, è proprio il Che fare? E mettersi in cammino è una ottima risposta a questa domanda. E’ un esercizio universalmente riconosciuto come terapeutico, ed è anche un modo per trovare, passo dopo passo, un altro modo di vivere con se stessi e con gli altri. Una piccola rivoluzione personale, necessaria al rallentamento della progressione della malattia.
Il fatto che questa pratica sia diventata una scelta di gruppo, negli USA come in Piemonte, è una buona notizia da diffondere. La racconta Grazia Licari nel film documentario “Senza tremori” con sensibilità e attenzione, mettendo al servizio del progetto le sue competenze e le sue gambe. Grazia ci ha seguito passo passo dagli allenamenti ai cammini, percorrendo anche molta più strada di noi, continuando a salire e scendere il gruppo, a riprendere i paesaggi a scoprire l’anima della natura e delle persone.
La prima proiezione del documentario sarà a Biella il prossimo 26 novembre alle ore 17:30 (Abre numa nova janela), ma poi lo troverete sul canale youtube degli Amici Parkinsoniani Biellesi (Abre numa nova janela).
La diffusione libera e gratuita di questo lavoro, free direbbero negli USA, fa parte del cambiamento necessario al benessere di tutte e tutti noi.
scritto nel novembre 2025 con e per Sara Zanni (Abre numa nova janela)