Caro Marco,
ho letto il tuo pezzo su XilSud e ti rispondo sui dati, che è il terreno su cui preferisco stare.
I 16 euro: non una miseria, ma una rivoluzione in corso
Il sistema di garanzia dei LEPS introduce per la prima volta una spesa di riferimento nazionale per i servizi sociali, calcolata sui fabbisogni standard. È il frutto di oltre dieci anni di lavoro collettivo di tanti colleghi. Rivendico con soddisfazione il mio piccolo contributo a questo risultato. Definire 16 euro pro capite “una miseria” significa sottovalutare ciò che quel numero rappresenta andando a vedere il suo impatto disaggregato sui territori.
Per farlo prendiamo i dati del monitoraggio del programma Obiettivi di Servizio, il meccanismo operativo alla base del sistema di garanzia LEPS. I dati sono pubblicamente disponibili sul sito del MEF [1][2][3] insieme al decreto sui comuni commissariati [4]. I dati si riferiscono al 2027 e coprono quindi solo una parte del percorso verso il 2030. Nell’aggregato Sud e Isole troviamo 2.246 comuni, di cui 1.483 (il 66%) con spesa inferiore al fabbisogno di riferimento. Il gap da colmare risulta pari a oltre 532 milioni di euro, coperto con risorse aggiuntive già indirizzate verso quei territori. Ma oltre 400 comuni del Sud dichiarano ancora spesa zero nei servizi sociali, nonostante le risorse siano già state assegnate. E 411 comuni risultano commissariati, il 63% del totale nazionale. Questi comuni non sono riusciti a spendere le risorse già arrivate e hanno dovuto presentare un cronoprogramma, un impegno politico formale a erogare i servizi nei prossimi anni man mano che le nuove risorse arriveranno.
La domanda allora non è se le risorse siano poche, ma perché una quota significativa di esse non venga ancora spesa. Prima di chiedere di più, occorre tramutare le risorse già stanziate in servizi, e questo richiede capacità gestionale che non si costruisce dall’oggi al domani.
Il sistema di garanzia LEPS introdotto con la legge di Bilancio si incardina sull’esperienza concreta del programma Obiettivi di Servizio con il quale, dal 2021, non solo si stanno potenziando le risorse a disposizione dei servizi socio educativi, ma si sta producendo una rivoluzione culturale in nei territori dove storicamente si spendeva poco per il sociale, anche perché si preferiva indirizzare le risorse verso altri settori. Un esempio dai dati OpenCivitas 2022. Comuni della Campania: spesa in affari generali più 11,5% sul fabbisogno, spesa nei servizi sociali meno 20%. Comuni dell’Emilia-Romagna: affari generali meno 3,3%, servizi sociali più 13%. Il problema non sono solo le risorse, è anche come vengono allocate nei bilanci comunali. E va ricordato che la spesa superiore al fabbisogno, osservata ad esempio mediamente nei comuni del Nord (ma anche in tanti comuni a Sud), è finanziata con lo sforzo fiscale dei residenti, non con trasferimenti statali.
I presunti 700.000 abitanti scomparsi: facciamo bene i conti
La popolazione nella mia tabella è quella del 2022, non le proiezioni al 2030 (avrei dovuto specificarlo meglio). L’Abruzzo, come indicato nella nota, è stato inserito nel Centro per le caratteristiche della spesa sociale. Le tre regioni a statuto speciale del Nord sono escluse.
Risultato? Confrontando con i dati ufficiali 2025, nella mia tabella il Sud ha circa 81.000 abitanti in più, non in meno.
La prossima volta che i dati non ti tornano, chiamami pure, come hai fatto tante volte, prima di arrivare a conclusioni un po’ affrettate. Non è da te, vista la tua consueta obiettività, precisione e professionalità.
Il punto vero: il ricorso è la strada giusta?
Non critico il diritto della Regione Puglia di presentare un ricorso costituzionale. Penso che non sia la strada più efficace per tutelare gli interessi meridionali, alla luce di un meccanismo che mette già a disposizione risorse crescenti e che troppo spesso non vengono ancora spese. Se si vuole alzare il livello dei LEPS, la strada è l’azione politica dentro il sistema, valorizzando un’innovazione di cui forse non si è compresa la portata: oggi la spesa di riferimento per i servizi sociali è un diritto che deve essere garantito uniformemente sul territorio. È un risultato importante: non sprechiamolo.
Francesco Porcelli (16 marzo 2026)
Fonti dei dati
[1] Obiettivi di servizio sociale, comuni RSO 2026: https://www.mef.gov.it/export/sites/MEF/ministero/commissioni/ctfs/documenti/2_Allegato-1-Sociale-comuni-RSO-2026.pdf (Abre numa nova janela)
[2] Obiettivi di servizio sociale, comuni Regione Siciliana 2026: https://www.mef.gov.it/export/sites/MEF/ministero/commissioni/ctfs/documenti/4_Allegato-1-Sociale-comuni-della-Regione-Siciliana-2026.pdf (Abre numa nova janela)
[3] Obiettivi di servizio sociale, comuni Regione Sardegna 2026: https://www.mef.gov.it/export/sites/MEF/ministero/commissioni/ctfs/documenti/5_Allegato-2-Sociale-comuni-della-Regione-Sardegna-2026.pdf (Abre numa nova janela)
[4] Decreto comuni commissariati: https://dait.interno.gov.it/documenti/decreto-fl-05-11-2025-all-a.pdf (Abre numa nova janela)
Risposta di Marco Esposito (16 marzo 2026)
Caro Francesco grazie intanto della puntuale e garbata risposta. Hai ragione sul punto della popolazione perché mi era sfuggito e me ne scuso che hai spostato l’Abruzzo dal Mezzogiorno - al quale appartiene nelle statistiche ufficiali Istat - al Centro.
Resta però il cuore del problema: assegnare un obiettivo al Mezzogiorno inferiore alla attuale media nazionale (104 euro contro 138) significa sì fare un passo avanti ma equivale a certificare che al Sud sui servizi sociali tocchi meno. E questo non è soltanto un problema di equità ma una scelta politica perniciosa in fase di crisi demografica. In pratica si certifica che per migliorare i servizi sociali in concreto disponibili bisogna trasferirsi dal Sud e in particolare dalle aree interne verso altri territori. Il divario a regime 180 al Nord e 104 al Sud (Abruzzo escluso) non è forse insopportabile?
Il ricorso della Regione Puglia consentirà a mio parere di far chiarezza su tale punto, a beneficio di tutti. E, mi auguro, consentirà di spazzare via un sistema che sul “Lep assistenti sociali” per anni ha assegnato risorse fresche agli ambiti sociali che avevano raggiunto l’obiettivo lasciando a secco chi era molto indietro. Davvero un modo oculato di assegnare soldi pubblici.
Vero che al Sud più che altrove ci sono amministrazioni che non spendono le somme del Fondo equità livello servizi, però in tale caso la strada è tracciata e tu stesso la richiami: commissariare chi sbaglia. L’inefficienza non può diventare l’alibi per negare un servizio sociale.
In sintesi: non possiamo permetterci come sistema Paese di incentivare con servizi pubblici differenziati l’abbandono di aree già fragili.