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170. Stare male tredicesimo episodio (ecologia della testa)

Cosa siamo qui a fare?

Un discorso di 4 anni fa che si intitolava

L’ecologia nella mia testa

Buongiorno.

Si sente? Grazie.

Allora, io, vi ringrazio per l’invito che è un invito che, un po’, mi ha fatto piacere, un po’ mi ha lusingato, un po’ mi ha anche preoccupato.

Perché del tema di cui tratta questo convegno, l’ecologia, io, non ne so niente.

E siccome, non so, in questo periodo, per esempio, si parla molto di Russia e io, che di Russia mi occupo da più di trent’anni e che, in Russia ci ho vissuto per un paio d’anni, e che, in Russia, quando riesco, ci torno tutti gli anni, io, devo dire, di quel che sta succedendo in Russia capisco pochissimo, e vedo e sento un sacco di gente che non son mai stati in Russia, non han mai scritto né letto una lettera, nel senso di un carattere, in cirillico, e di quel che sta succedendo in Russia capiscono tutto; ecco io, quel che non vorrei, è mettermi a recitare la parte di quello che capisce tutto di tutto, perché io, posso recitare quanto voglio ma capire, capisco pochissimo.

L’ecologia, per esempio: in materia di ecologia, devo dire, son proprio ignorante.

Nel senso che sì, lo so, che bisogna fare la raccolta differenziata, lo so, che dobbiamo riciclare i rifiuti, lo so, che dobbiamo smettere di usare i combustili fossili, però invece, a pensarci davvero, a esser sincero, non è mica vero.

Cioè non sono cose che so o, meglio, non sono cose che so io, sono cose che mi hanno detto degli altri e io ci ho creduto.

Ma se qualcuno mi chiedesse «Cosa bisogna usare, al posto dei combustibili fossili?», io risponderei «Eeh. Non lo so».

Perché lo so, per esempio, che le pale eoliche, per dire, sono una soluzione ecologica, però so anche che ci sono degli ecologisti, li ho sentiti per radio, che le pale eoliche non le contemplano tra le soluzioni più sensate. In Italia, per lo meno. Mi sembra di ricordare.

E anche se la maggior parte degli ecologisti dicessero, come forse dicono, che le pale eoliche vanno benissimo, io non sarei sicuro lo stesso.

Perché so che, un secolo fa, la maggior parte degli scienziati occidentali erano d’accordo sul fatto che esistessero le razze umane, e molti eran d’accordo anche sul fatto che la razza bianca fosse una razza, è imbarazzante dirlo oggi, superiore, mentre adesso la maggior parte degli scienziati pensano che le razze umane non esistano proprio.

E io so, qui c’è una cosa che so, quello che ha scritto Evgenij Zamjatin in un racconto che in italiano si intitola Il destino di un eretico e che in originale si intitola Robert Mayer, che è il nome un fisico che ha scoperto l’equivalente meccanico del calore, che è un principio che sta alla base della termodinamica; e non gli ha creduto nessuno, a Mayer, e il libro di Zamjatin (nella traduzione di Gemma Gallo) comincia così: «Tra il vecchio e il nuovo, tra l’oggi e il domani, c’è una lotta senza fine. Questa lotta si svolge in tutti i campi della vita umana, compreso quello della scienza. Per oggi si intende tutto quello che ha già assunto forma stabile, definita, ciò che viene considerato irrefutabile e infallibile. E proprio la credenza nella sua infallibilità, talvolta, fa sì che i rappresentanti della scienza “dell’oggi” siano un elemento conservatore, che frena il continuo progredire della scienza. Eppure, per fare un passo avanti, occorre lasciarsi indietro qualcosa, ripudiare ciò che è invecchiato, dubitare della verità dell’oggi. Ma come si può mettere in dubbio ciò che è infallibile come un dogma della chiesa cattolica?», ci chiede Zamjatin.

E io, la risposta che gli darei è: non lo so.

Evgenij Zamjatin

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