
LA NEWSLETTER SETTIMANALE DI ANDREA BATILLA
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LA FINE DEL DESIDERIO
Come Chanel potrebbe ricostruire la fiducia nella moda

C’è un sacco di entusiasmo intorno a Chanel.
Anche se i risultati finanziari positivi appena comunicati non comprendono ancora le collezioni di Matthieu Blazy, il mondo della moda è molto contento che ci sia almeno un marchio che ha una crescita apparentemente sana e decisamente in controtendenza rispetto al mercato.
Pare anche che le collezioni di Blazy vadano a ruba e che che alcuni oggetti, tipo le scarpe bicolori, siano già diventati ricercatissimi oggetti di culto.
Questa nota di speranza in un panorama economico per il resto piuttosto stagnante sta facendo risollevare gli animi a molti e c’è anche chi crede che stiamo uscendo dal tunnel.
Chat GPT, che è meno romantico e ultimamente mi parla con uno strano linguaggio laconico e poco confortante, dice che molte delle trimestrali che leggiamo oggi sembrano più segnali di sopravvivenza intelligente che vera rinascita e che il lusso sta attraversando una crisi di credibilità simbolica.
Come dargli torto?
Quello che lui non dice e che in pochi ammettono è che questa storia della perdita di valore simbolico viene da molto lontano. C’è una ferita che continua a sanguinare da tempo e che forse non si riuscirebbe a sanare neanche con l’intervento del personale di The Pitt.
Tutto comincia quando abbiamo smesso di usare il singolare e, improvvisamente, ogni sostantivo è diventato plurale.
I grandi gruppi del lusso, i department store, gli show-room, i distributori, gli emergenti, gli head-hunter, i giornalisti, gli stilisti.
Eravamo intorno al 2010 quando l’attenzione del mondo della moda si è spostata dai risultati creativi ai risultati finanziari e tutti siamo diventati esperti di trimestrali. Fino a poco tempo prima le battaglie legali tra Kering e LVMH per acquisire un marchio ci sembravano simpatici aneddoti da leggere come si legge la cronaca rosa e l’attenzione di tutti era diretta verso l’ultima, pazzesca e incredibilmente insensata, sfilata di Dior Couture by John Galliano.
Usavamo il singolare perché nessuno si riferiva a delle categorie ma a delle persone singole, al loro lavoro, alle tracce indelebili che avevano lasciato e che continuavano a produrre. Anche quando la questione era sistemica, si tentava in ogni modo di ridurla ad una singola esperienza. Al singolare. Più io, meno noi. Più lui, meno loro.