In Europa occidentale, dopo il 1945, la democrazia sembra destinata a trionfare ovunque. Eppure, due regimi autoritari resistono ancora per decenni: il Portogallo di Salazar e la Grecia dei Colonnelli.
Questo episodio racconta la loro nascita, la loro evoluzione e la loro caduta, svelando un capitolo spesso dimenticato della storia europea. In Portogallo tutto ha origine nel 1926, con la “Marcia su Lisbona” che pone fine alla fragile Repubblica. Da quel momento emerge la figura di António de Oliveira Salazar, professore di economia che in pochi anni costruisce l’“Estado Novo”, un regime autoritario nazionalista e corporativista. Con l’aiuto della polizia politica PIDE e del partito unico, il Portogallo attraversa decenni di censura, repressione e isolamento, fino al logoramento causato dalle costose guerre coloniali in Angola, Mozambico e Guinea. Sarà l’esercito stesso, stremato dai conflitti, a rovesciare il regime nel 1974 con la celebre Rivoluzione dei Garofani, primo passo verso la democrazia e l’ingresso nella CEE.
In Grecia la storia è ancora più complessa. Dopo la liberazione dai nazifascisti, il paese precipita in una sanguinosa guerra civile (1946–1949), primo grande conflitto della Guerra Fredda in Europa. Per anni la monarchia sembra mantenere una fragile stabilità, fino a quando nel 1967 un gruppo di ufficiali prende il potere: nasce la Dittatura dei Colonnelli. Arresti, torture, abolizione dei diritti, propaganda e repressione segnano sette anni di regime. A far crollare la giunta è nel 1974 la crisi di Cipro, con l’intervento militare turco e il fallimento del golpe orchestrato dai Colonnelli. La democrazia torna con il governo di Konstantinos Karamanlís e con il referendum del 1974 che abolisce la monarchia. Nel 1981 la Grecia entra ufficialmente nella CEE, chiudendo per sempre la stagione autoritaria.
Due storie parallele che mostrano come la libertà, in Europa, non sia mai stata scontata.