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Split Review #1/26: Kæry Ann e ZIST

INTRODUZIONE

In un mondo svuotato di senso, la musica di Kæry Ann diventa una trincea spirituale. Tra distorsioni doom-gaze e il mito di Ero e Leandro, Moonstone non offre cure miracolose, ma una lanterna per attraversare l'oscurità senza lasciarsi spegnere. Una recensione sul bisogno implacabile di restare umani, nonostante tutto.

E cosa spinge un artista a dichiararsi un “rinunciatario professionista”? Con Professional Quitter, ZIST firma il suo secondo capitolo in due mesi: un atto di resistenza che sfida la “misura fissa” del pop contemporaneo.

I DISCHI

Moonstone | Kæry Ann | LP 2026 | Dark-folk, Doom-gaze | Listen/buy on Bandcamp (Öffnet in neuem Fenster)

Il nuovo album di Kæry Ann, al secolo Erika Azzini, abita la frattura tra il vuoto che preme sulle tempie e la pretesa di non piegarsi. Non ci sono consigli né tantomeno cure miracolose tra queste tracce. C’è invece il bisogno implacabile di salvare un briciolo di pietà mentre fuori tutto ringhia.

L’opera si apre con “Puritatem Tuam Interiorem Serva”, un’invocazione solenne cantata in latino che stabilisce immediatamente il tono sacrale del disco, come se l’ascoltatore fosse chiamato a condividere un rito di protezione.

Da questa soglia si scivola direttamente nell’asfalto desolato di “The Road”, esplicito omaggio alla distopia di Cormac McCarthy, dove il cammino – non più una redenzione – diventa la condizione necessaria di chi ha scelto di muoversi tra le ceneri, portando il fuoco in un paesaggio dove ogni punto di riferimento è stato cancellato.

A livello sonoro, questa resistenza si traduce in una bolla di psichedelia oscura e doom-gaze. Non è un’oscurità fine a sé stessa: usa frequenze basse e distorsioni per isolarsi dal “rumore” di una società svuotata di senso.

Un approccio che ricorda da vicino la Chelsea Wolfe di Abyss o Hiss Spun, dove il peso del suono serve a proteggere la fragilità della voce. Qui, il “Resto” di umanità è proprio quel canto che resta pulito, che non si lascia saturare dal muro di suono circostante.

Dentro Moonstone rivive anche il mito di Ero e Leandro (“Hero and Leander”), ma senza il romanticismo da cartolina. Leandro che sfida le acque nere dell’Ellesponto è l’immagine perfetta dell’individuo che attraversa il mare della crudeltà – una massa cieca, fredda e affamata che è metafora della desolazione etica contemporanea – per non rinunciare al proprio valore morale. Ma è proprio l’oscurità assoluta dell’acqua a dare significato alla fragile lanterna di Ero.

La morale che ne possiamo ricavare non è consolatoria. L’umanità non si salva nei momenti di gloria, ma nella bellezza ostinata di chi sceglie di “portare il fuoco” e restare saldo nella propria essenza, anche quando non c’è alcuna certezza che qualcuno, dall’altra parte del mare o della strada, stia guardando la nostra lanterna.

Essere umani, in fondo, è proprio questo: continuare a nuotare nonostante tutto.

https://youtu.be/0yHTpNrEm6s?si=C01TZ_oKfWyqRlPO (Öffnet in neuem Fenster)

ZIST | Professional Quitter | LP 2025 | Dark-folk, Gritty-blues | Listen/buy on Bandcamp (Öffnet in neuem Fenster)

Nelle parabole di Zhuangzi, un classico del pensiero cinese, si trova una critica feroce alla “misura fissa”.

C’è una storia famosa (Öffnet in neuem Fenster) che riguarda due imperatori che vogliono “aiutare” il loro amico Hundun (il Caos), il quale non ha i sette orifizi (occhi, orecchie, bocca, naso e non vado oltre). Quindi hanno la brillante idea di scavargli ogni giorno un buco per renderlo "normale". Al settimo giorno, Hundun muore inaspettatamente.

La morale: Cercare di imporre una forma standard a ciò che è naturalmente diverso porta alla distruzione della vita stessa.

A soli due mesi dall’esordio con Noianoiser, Riccardo Prianti aka ZIST torna con Professional Quitter, un’opera che consolida la sua estetica dell’imperfezione.

Il manifesto esistenziale del disco – pubblicato nel dicembre 2025 da una cordata di etichette indipendenti tra cui Hvergelmir, Cruel Records e Almost Halloween Time – è il seguente: essere un “rinunciatario professionista” non è un atto di pigrizia, ma di resistenza.

Se la leggenda del blues Robert Johnson andò al crocevia per vendere l’anima al diavolo in cambio di un talento sovrumano, ZIST sembra aver compiuto il percorso inverso. Il suo “crossroad” è il punto in cui si accetta la perdita totale.

Mentre Johnson cercava la perfezione attraverso il soprannaturale, Prianti cerca la verità attraverso il difetto, trasformando il patto faustiano in una tregua con la condizione di essere umani.

Registrato in solitaria al Cruel House Studio, il disco è un ibrido tra il dark-folk del suo predecessore e un blues catramoso che esplora la paranoia e il decadimento.

La forza del disco risiede nei contrasti timbrici: in “Moon”, la natura rurale del banjo collide con le psicosi moderne, un po’ come sentire un canto popolare del secolo scorso che, improvvisamente, inizia a delirare di droga e solitudine moderna.

Mentre l’uso del theremin (Punk Xerox) e delle congas (Elia Lazzerini) aggiunge strati psichedelici e alieni.

L’album ha anche delle accelerazioni, come in “Eye”, il cuore punk del lavoro, dove il tema della sorveglianza diventa un mantra soffocante. Al contrario, “Hotel” si muove in atmosfere più sospese e decadenti, descrivendo la marginalità con un crudo realismo che ricorda il lato più distaccato di Lou Reed (“Waiting For My Man”).

Come in un diario di bordo nichilista che sintetizza lo stato mentale di chi è escluso dai ritmi della performance moderna, ZIST non cerca metafore complesse, preferendo la vulnerabilità di una voce che a tratti si spezza sotto il peso del racconto.

Professional Quitter è un ascolto che le canta chiare, fatto di fruscii e distorsioni, ma è proprio in questo rumore che risiede la sua vitalità. ZIST invita l’ascoltatore a smettere di giocare secondo regole altrui e ad abbracciare la propria imperfezione.

Questo disco è ruggine purissima sulla perfezione posticcia.

https://youtu.be/wxgWUJxsdDA?si=8dU3Z-yoP6yK7apd (Öffnet in neuem Fenster)

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Kategorie Split Reviews

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