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181. Ma guarda: sono un coglione episodio 2

Il secondo episodio di Ma guarda: sono un coglione dove leggo, tra gli altri, il capitolo 10:

 

Conosco Pietro Sermonti, un attore molto famoso.

A me piacciono le frasi che non hanno senso e questa sembra una frase che non ha senso: se è molto famoso non c’è bisogno di scriverlo, è famoso.

E va bene, solo che lui è famoso principalmente per due cose che ha fatto in televisione, Un medico in famiglia e Boris, e io, che non ho la televisione, non ho visto né l’una né l’altra.

E Sermonti l’ho conosciuto perché ha partecipato a un podcast (molto famoso), Tintoria, e io, quando ho visto la puntata di Tintoria con Sermonti ho pensato “Lo devo conoscere”, e, sembra incredibile, qualche mese dopo l’ho conosciuto davvero.

E gli ho presentato un mio conoscente di Bologna, un attore e regista teatrale molto famoso, tra gli attori e registi teatrali, Nicola Borghesi, e abbiamo pensato che sarebbe bello fare una cosa insieme e abbiamo una chat, su Whatsapp, che si chiama I conoscenti, che all’inizio doveva servire per lo spettacolo che avremmo dovuto fare insieme, che non abbiamo ancora cominciato a scrivere ma abbiamo trovato un bel titolo: Uno spettacolo che non faremo mai, e in quella chat ho girato il capitolo 7 di questo libretto, quello su Cacciari, e Pietro ha scritto: «A me ne è successa una simile con uno dei più grandi artisti del Novecento: Platini».

Pietro ha giocato a calcio, e era bravo, era nella primavera della Juventus, è molto tifoso della Juventus.

E io gli ho chiesto «Pensavi che fosse venuto a vederti giocare?».

E lui mi ha risposto «Peggio. Era seduto nel seggiolino dietro al mio allo stadio, e tutti quelli in tribuna, il quarto d’ora che ha preceduto la partita e poi tra un tempo e l’altro, non facevano altro che girarsi, darsi di gomito e indicare ammirati il Francese, io ho addirittura accennato un saluto con la mano e intanto pensavo: “Ma guarda, non credevo che Boris avesse un pubblico così vasto!”.

Poi, al fischio finale mi sono voltato e ho capito».

E io gli ho scritto che, se lui era d’accordo, questo sarebbe stato il capitolo 8, del mio libretto, e lui mi ha scritto che era meglio il capitolo 10, come omaggio al pensatore transalpino, e eccoci qua.

 

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