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LA NEWSLETTER SETTIMANALE DI ANDREA BATILLA

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CON VALENTINO È MORTO IL MADE IN ITALY

Breve storia di una foto famosa che è in realtà diventata una lapide.

Con la morte di Valentino Garavani possiamo dire definitivamente addio a quello che in maniera ostinata e nostalgica in molti continuano a chiamare Made in Italy.

Dalla foto di gruppo, scattata da Adriana Mulassano nel 1985, ad oggi non è solo scomparsa una generazione di designer ma è stata polverizzata una storia costruita a partire dal 1945, attraverso la quale una nazione povera, avvilita a e disperata ha ritrovato la forza e il coraggio per sedersi a fianco dei vincenti e invadere il mondo di cultura, innovazione, ricchezza e tanta, tantissima bellezza.

Di quei tempi pionieristici fatti di sperimentazione, scambi, incontri, conflitti, visioni e tantissimi successi non c’è rimasto più niente. È un bacino d’acqua prosciugato dalla siccità, un libro dimenticato sotto la pioggia con le pagine irrimediabilmente incollate, la sabbia agli angoli degli occhi arrossati che ci siamo dimenticati di lavare dopo una giornata al mare. È tutto incredibilmente e spiacevolmente finito e sarebbe l’ora che questo semplice concetto venisse assorbito dalla coscienza collettiva come si affronta un terribile lutto che, prima o poi, bisogna superare.

Il Made in Italy non è morto per colpa della delocalizzazione in Cina, né per il costo del lavoro troppo alto, non è finito per colpa dei laboratori cinesi che sfruttano la manodopera o per la concorrenza di nazioni più competitive. La sparizione del marchio di fabbrica più famoso del mondo non è imputabile ai conglomerati del lusso, né al terribile mondo della finanza, non è responsabilità della mancanza di politiche governative o dell’assenza delle istituzioni.

Il Made in Italy è morto per un’orribile dimenticanza, come quei cani che vengono lasciati sui balconi d’estate e, dopo aver a lungo guaito, cadono stremati per la sete e la fame. Soli sotto il sole d’Agosto, senza acqua né cibo, senza nessuno che ascolti la loro solitudine disperata, di fronte a decine di finestre chiuse, il loro cuore si arresta per consunzione, i polmoni smettono di respirare e gli occhi, secchi e senza lacrime, si chiudono per sempre.
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