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Meno spazio alla cucina

L'Existenzminimum di Alexander Klein da Modern Housing di Catherine Bauer, 1934.

Michela Barzi

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Nella razionalizzazione dello spazio domestico, e nella conseguente progettazione delle cucine modulari (Opens in a new window)come standard dell’architettura moderna, alla preparazione dei pasti non è più necessario dedicare un intero locale. Nel 1928 Alexander Klein, che l’anno precedente era stato nominato consigliere della municipalità di Berlino per le questioni urbanistiche, presentava dei  tipi di piccoli alloggi che miravano a determinare in termini oggettivi la migliore soluzione del concetto di alloggio minimo. Dal dimensionamento dell’unità abitativa minima, in grado di soddisfare le necessità di base dell’essere umano nasce l’Existenzminimum che ha come conseguenza la formulazione di uno standard per l’edilizia, finalizzato a promuovere il suo processo di industrializzazione (Bevilacqua, 2011). Anticipando Klein, Le Corbusier aveva sostenuto che, in quanto elementi della logica che discende da uno studio analitico del problema abitativo,  l’architettura dovesse lavorare sugli standard. Sarebbe stato così possibile determinare delle tipologie coerenti con la funzione dell’abitare in grado di massimizzare il risultato con il minimo impiego di mezzi. La progettazione standardizzata della cucina aveva il duplice obiettivo di adattarsi alle tecniche di razionalizzazione del processo produttivo dell’edilizia residenziale. In questo senso concepire la cucina come luogo di produzione significava rendere anche più efficiente il lavoro domestico. La standardizzazione di tutto il processo della produzione edilizia e dell’industria delle componenti d’arredo, grande questione che attraversa l’esperienza del Bauhaus in Germania e di quella analoga del Vchutemas in Russia,  aveva bisogno di tipi edilizi che guidassero il progetto architettonico. La ricerca tipologica dell’Existenzminimum, oggetto del Congresso Internazionale di Architettura Moderna (CIAM) tenutosi a Francoforte nel 1929, doveva definire un metodo scientifico che guidasse il progettista. Klein mette a punto nel 1928 uno Schema generale di metodo di lavoro per l’individuazione di tipologie residenziali razionali con il quale guidare la progettazione partendo dai problemi generali  dell’insediamento (luogo, clima, condizioni sociali e familiari) fino alla costruzione in serie delle tipologie di alloggi così individuate. La razionalizzazione del processo progettuale secondo dati oggettivi è l'obiettivo della rifondazione disciplinare, perseguita in particolare dal Bauhaus e coerente con l’esperienza politica della repubblica di Weimar (Baffa Rivolta, Rossari ed., 1975).

La pianificazione totale dell’ambiente costruito  - Le Corbusier definiva il suo Plan Voisin del 1925 le plan dictateur -  ha definito una serie di standard spaziali dall’abitazione alla città. La stadardizzazione richiedeva in primo luogo un processo di razionalizzazione delle funzioni urbane che andavano separate. Si tratta di qualcosa di molto simile a quanto avveniva in campo industriale. Il  progetto una città da tre milioni di abitanti, ovvero l’origine prima della Ville Radieuse che è il manifesto urbano di Le Corbusier, è del 1922  anno della brusca interruzione della parabola terrena di Walter Rathenau. In qualità di capo della grande azienda elettrica AEG egli era stato un innovatore nel campo industriale, e, in quanto capo dell’ufficio per l'approvvigionamento delle materie prime belliche durante la prima guerra mondiale,  aveva dimostrato di essere un teorico della necessità di pianificare in modo pervasivo il processo di razionalizzazione della produzione industriale. Nel 1907 Rathenau incarica Peter Behrens, uno dei protagonisti del rinnovamento in architettura, della progettazione degli edifici aziendali della AEG, del design dei suoi prodotti e della loro comunicazione. L’architettura diventa quindi una componente essenziale alla produzione industriale. Negli anni immediatamente successivi a quell’incarico, nello studio di Behrens lavoreranno, tra gli altri, Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe e Le Corbusier, ovvero le figure di maggior spicco in quel processo di ideazione della città contemporanea portato avanti in Europa, tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, dal Bauhaus e dai CIAM, fino all’esaurirsi di questi ultimi alla vigilia degli anni Sessanta. 

Topic Donne architettura città

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