Le donne sono quasi la metà del consiglio comunale, ma nei ruoli di comando (sindaco, vicesindaco, capigruppo, presidenti di commissione) quasi spariscono: su 19 incarichi di vertice, solo 2 sono occupati da donne.
Prima dell’approfondimento: inizia il Festival delle Colline
Questo contenuto è realizzato in partnership con Festival delle Colline che sostiene Buzz Prato.

È un festival che lavora su una formula precisa: proposte musicali non scontate, luoghi molto belli e prezzi accessibili. Si comincia venerdì 10 luglio con L’Albero alla Chiesa di Santa Cristina in Pilli, a Poggio a Caiano, a ingresso libero. Martedì 14 luglio, sempre a Poggio a Caiano, in piazza del Santissimo Rosario, ci sono i Lato B con il loro omaggio indie al canzoniere di Lucio Battisti.
Venerdì 17 luglio il festival si sposta alla Rocca di Carmignano con Gnut & D’Alessandro, tra canzone napoletana, organetto, elettronica e tradizione rivisitata. Dopo il concerto ci sarà anche una selezione musicale su vinile curata da me. Domenica 19 luglio alla Corte delle Sculture della Biblioteca Lazzerini arriva Lumiero, interessante e giovane cantautore italiano, a ingresso libero.
Chiude martedì 21 luglio, sempre alla Lazzerini, Krano, cantautore psichedelico veneto che con il brano Ti, dalla colonna sonora del film Le città di pianura, ha vinto il David di Donatello 2026 per la Miglior Canzone Originale.
Due appuntamenti sono gratuiti, gli altri costano 10 euro. In un’estate in cui spesso andare a sentire musica è diventato complicato e costoso, è una cosa da non dare per scontata.

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Il 18 giugno si è insediato il nuovo consiglio comunale di Prato. Nella politica pratese emerge uno schema ricorrente: le donne non mancano dalla politica cittadina, ma i vertici restano quasi sempre al maschile, anche quando la presenza femminile, un gradino sotto, è reale.
Ne è un esempio quanto emerso nelle ultime settimane dall’assegnazione dei ruoli all’interno della Giunta e del Consiglio, e ancor prima a partire dalla campagna elettorale. Su 19 ruoli di vertice censiti in questo pezzo (sindaco, vicesindaco, presidenza del consiglio, capigruppo, presidenze di commissione) solo 2 sono occupati da donne. Sul fronte della rappresentanza di genere, invece, Il consiglio comunale nel suo complesso è vicino alla parità: 14 donne su 32 consiglieri. Ma quell’equilibrio si ferma alle urne, grazie anche al correttivo sulla doppia preferenza di genere: sui ruoli di comando, la legge non ha presa.
La selezione della leadership nei partiti

I sei candidati sindaco delle ultime comunali erano tutti uomini. Anche ai vertici locali dei partiti il quadro non cambia: il Pd ha una catena di comando interamente maschile, dal segretario provinciale pratese Christian Di Sanzo al segretario regionale Emiliano Fossi fino al deputato di riferimento Marco Furfaro, nonostante la segreteria nazionale del partito sia guidata da una donna, Elly Schlein. Lo stesso vale per Fratelli d'Italia (presidente provinciale Matteo Alessandro Mazzanti), Lega (segretario provinciale David Carlesi) e Movimento 5 Stelle (coordinatore provinciale Carmine Maioriello).

Alcune donne hanno comunque un ruolo di peso legato a Prato, Chiara La Porta (FdI, in Consiglio regionale), Erica Mazzetti (Forza Italia, deputata e coordinatrice provinciale dal 2015), Rita Pieri (Forza Italia, ex assessora e papabile candidata per il centro destra alle ultime amministrative), Marta Logli (Pd, neo consigliera regionale), ma quasi sempre passando dal livello regionale o parlamentare, non scalando l'apparato locale.
Sindaco, vicesindaco, presidenza del consiglio, capigruppo, presidenti di commissione

Le tre cariche di vertice dell'amministrazione (sindaco, vice e presidente del consiglio) sono tutte maschili: Biffoni, Blasi, Giacomo Sbolgi. La giunta nel suo complesso è invece piuttosto equilibrata (5 uomini, 4 donne). La prima donna che incontriamo negli organi del consiglio comunale è nella vicepresidenza, Carla Guerrini.
Quando parliamo dei capigruppo lo squilibrio è totale: tutti e otto i capigruppo sono uomini, Marco Sapia (Pd), Simone Rizzuto (Biffoni Sindaco), Pasquale Palumbo (Orgoglio per Prato), Lorenzo Chiani (AVS), Cosimo Zecchi (FdI), Gabriele Agati (FI), Claudio Belgiorno (Lista civica - Futuro Nazionale), Jonathan Targetti (L'Alternativa c'è).
Vero è che tante liste sono rappresentate da un solo consigliere eletto (maschio). Ma letti tutti insieme, un po’ di effetto lo fa.
Nelle presidenze delle sei commissioni, formate da rappresentanti consiglieri e consigliere di maggioranza e opposizione, una sola è andata a una donna, Francesca Faggi (Commissione 1). Le altre cinque sono di Lorenzo Tinagli, Luca Vannucci, Francesco Bellandi, Pasquale Palumbo e Aldo Godi (quest'ultimo alla commissione Controllo e Garanzia). Palumbo, tra l'altro, è sia capogruppo di Orgoglio per Prato sia presidente della Commissione 5: un partito con un solo consigliere che concentra due ruoli di vertice nella stessa persona.
Una considerazione, non una conclusione

Il dato più interessante non è "le donne non ci sono": ci sono, e non sono nemmeno le meno votate, Matilde Rosati è entrata in consiglio con 626 preferenze, la prima tra le donne. Il collo di bottiglia si trova sistematicamente un gradino più su, nella scelta di chi guida un gruppo, una commissione, un partito.
È lo schema ormai ben conosciuto che la sociologia chiama soffitto di cristallo: non l'assenza delle donne da un ambiente, ma una barriera invisibile che le tiene ferme ai livelli intermedi senza lasciarle salire ai vertici.
Si potrebbe obiettare che ai vertici assoluti della politica italiana le donne ci sono: Giorgia Meloni guida il governo, Elly Schlein il Pd. Interpellata su questo Giulia Blasi (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre), giornalista, divulgatrice, attivista e all’interno anche della Conferenza delle donne democratiche del PD distingue i due percorsi: Meloni «il suo partito se l'è dovuto fondare», senza un movimento femminista alle spalle, e la sua leadership «non lascia un'eredità». Schlein viene invece da un percorso dentro formazioni di sinistra progressista ed è dichiaratamente femminista. Ma la conclusione di Blasi è netta: «Il fatto che ci siano due donne a capo dei principali schieramenti non ci racconta la situazione del resto delle donne nella politica. Se riesci ad arrivare ai vertici, quello è il tuo lavoro. Man mano che si scende diventa sempre più problematico» ed è esattamente quello che mostra il caso pratese, con il Pd che ha una segretaria nazionale e una catena locale tutta maschile.
Sul modo per distinguere una nomina femminile vera da una vetrina, Blasi indica un test: «Guardare la rete delle cooptazioni», se una donna risponde sempre a un capo o ha vera autonomia. Non c'è una differenza sostanziale, precisa, tra una donna cooptata e un uomo cooptato: cambia il fatto che le donne vengono spesso usate per mostrare che il partito "promuove le donne", il che di per sé «indica un rapporto di sudditanza».
C'è un altro dato che emerge se si allarga lo sguardo: le donne che sono arrivate ai vertici assoluti del potere, in Italia come altrove, vengono quasi sempre da destra. Meloni in Italia, Margaret Thatcher nel Regno Unito, Angela Merkel in Germania, Sanae Takaichi, prima donna a guidare il governo giapponese e dichiarata ammiratrice della stessa Thatcher. Non è un caso: sono leader che non propongono né mettono in atto politiche femministe, non ragionano in questi termini, e per questo non rappresentano un "pericolo" per il sistema di potere che le esprime. La loro ascesa non scardina l'ordine esistente, lo conferma.
L'ex deputata Giuditta Pini (Pd), in un'intervista a Il Post del 2021 (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)sulla questione femminile dentro il suo partito, ha descritto così il potere: «Il potere è sempre stato saldamente maschile». E ha aggiunto: «C'è un enorme problema: le donne non riescono quasi mai a passare, e quando si arriva alle cariche monocratiche più significative tutto si blocca», citando come esempio, all'epoca, un segretario, un vicesegretario, un tesoriere e un responsabile organizzazione tutti uomini nel suo stesso partito. È lo stesso schema che, quattro anni dopo e a mille chilometri di distanza, si ritrova identico a Prato.
Il filosofo Lorenzo Gasparrini descrive il meccanismo (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre) da un altro angolo: la piramide del potere ha una cima stretta, e chi vi appartiene tende a sostenersi a vicenda, finché non si tratta di salire quella stessa scala, dove la solidarietà cede il passo alla competizione. Non serve un accordo esplicito perché l'effetto sia sistematico, basta che la rete di fiducia a cui si attinge per i ruoli di vertice sia già, per composizione storica, maschile, come mostra la catena Furfaro-Fossi-Di Sanzo.
Anche guardando i vertici delle società partecipate del Comune il quadro non si sposta molto.
Alla domanda su cosa dovrebbe fare oggi una donna per arrivare a un ruolo di comando, Giulia Blasi rifiuta la cornice individuale: «La singola consigliera, la singola attivista può pochissimo di fronte a una mentalità collettiva. L'unico possibile cambiamento è un cambiamento collettivo». E chiude tornando al punto da cui eravamo partiti: «Se non si mettono dei correttivi al fatto che le donne vengono tagliate fuori ti ritrovi regolarmente con la situazione del Consiglio Comunale di Prato in cui le donne scompaiono dai vertici». Non per scelta propria: «Vengono tagliate fuori per volontà degli uomini, per mancanza di solidarietà collettiva, per svalutazione delle donne stesse». E aggiunge: «Gli uomini raramente si fanno fermare dal carico del lavoro di cura (delegato alle donne). La stragrande maggioranza degli uomini di successo ha costruito il suo successo sul lavoro non pagato o sottopagato delle donne. In politica succede la stessa cosa».
Un anno di Buzz Prato: che te ne pare? Dimmi la tua
Buzz Prato compie un anno. In dodici mesi è diventato una rassegna stampa quotidiana per oltre 3.000 persone, reportage su temi che altrove restano fuori dalla stampa tradizionale, un piccolo archivio di storie su questa città.
Per continuare a farlo bene, ho bisogno di sapere cosa ne pensi tu che leggete ogni giorno.
Ho preparato un sondaggio breve per capire cosa funziona, cosa manca, cosa vorreste vedere di più.
Le risposte sono anonime. Le leggerò tutte, una per una.
Grazie, come sempre.
Una canzone che ho ascoltato mentre scrivevo
“Con Grande Stile” dei Mariposa. Era il 2011 e facevo parte di un gruppo di ragazzi e ragazze che organizzavano iniziative a Officina Giovani. Chiamammo i Mariposa a presentare questo disco. Fu una serata bellissima, ed è bellissimo riascoltarlo ogni volta.
“Sullle ciglia hai messo il mascara blu per guardarmi come il cielo quando guarda quaggiù”
https://www.youtube.com/watch?v=mr0nKaZw9Fk (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre)