
L’ultima campagna dedicata all’archivio con lo styling di Eli Russell Linnetz è un chiaro indicatore della potenza narrativa di un brand che può (e deve) sopravvivere al suo fondatore
Quando, lo scorso anno, è scomparso Giorgio Armani, molti si sono interrogati sul futuro di un brand che era nato ed era fiorito per la sua connessione ad personam con il fondatore, capace di rivoluzionare la moda italiana e farla divenire, apparentemente dalla sera alla mattina, la cosa più cool che qualunque statunitense potesse desiderare indossare. Cosa sarebbe stato di un brand divenuto manifesto di un certo modo di intendere la mascolinità (e pure la femminilità) senza l’occhio attento, ossessivo, dell’uomo che fino all’ultimo aveva voluto coordinare e supervisionare ogni pezzo di abbigliamento, design, vaso, libro, che portava la sua firma? Archiviato l’interesse pruriginoso per il suo testamento – che, come qualunque cosa orchestrata da Armani, è sembrato a tutti un prodigio di equilibrio e organizzazione, se volete trovate il testo integrale qui (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre), in quanto è stato reso pubblico a settembre –le domande più pressanti riguardavano il brand. Le prime risposte stanno arrivando di recente, e sembrano promettere benissimo.