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Il digitale per la comodità, l’esperienza di persona per il piacere: cosa ci ha lasciato il Covid

Cosa rimane del boom dell’online

Pubblicato su Domani (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre) il 26 settembre 2025

Dalle call su Zoom alle cene con delivery, dalle prenotazioni alla nostra esperienza con l’e-commerce e i viaggi, tanti esperimenti iniziati durante la pandemia non hanno funzionato, ma hanno mostrato le potenzialità del tech e confermato il valore di ciò che viviamo in prima persona. Ora possiamo trarne finalmente un beneficio pieno

Spesso esageriamo i cambiamenti immediati e sottovalutiamo quelli a lungo termine, dicono gli economisti comportamentali. Sono passati cinque anni dal Covid-19 (S'ouvre dans une nouvelle fenêtre) e alcune nuove abitudini si sono affermate, mentre altre idee rivoluzionarie non hanno preso piede. A volte, anche da fallimenti (come la Dad) sono nate nuove e riuscite modalità di utilizzo.

Quattro anni fa, di questi tempi, ero in cattedra all’università: metà degli studenti in aula con la mascherina, l’altra metà seguiva da casa. Onestamente, non era granché gratificante: né per me, né per i presenti, né per i “remotizzati”. Per la sanità mentale di ciascuno si tornò presto all’insegnamento in presenza.

Siamo qui dunque a registrare l’atto di morte dell’università da remoto? Niente di più sbagliato. Le università online non sono scomparse, anzi, aumentano gli iscritti anno su anno. La formazione a distanza è diventata la norma, tant'è che i prestigiosi master per manager oggi si tengono felicemente da remoto.

Cura come esperienza

Comportamenti sociali come il "coccolare sé stessi" o il "curare il proprio nido", sorti durante l'emergenza come reazione psicologica, sono cambiati. L'interesse per l’arredamento su Pinterest o per i programmi di cucina casalinga è diminuito con il ritorno alla normalità, mentre il concetto di "prendersi cura di sé" si è spostato verso il grande vincitore del post Covid, l’esperienza. Fisica, naturalmente.

Accumulare eventi di vita per accumulare socialità, ricordi e like, è obiettivo condiviso di millennial e Gen Z: il viaggio come soluzione allo stress digitale, venduta attraverso il digitale. In Cambogia in gruppo di coetanei? In viaggio avventura in 4x4 in Namibia? Sulla West Coast sulle tracce di Carver? Tutto disponibile subito: il turismo, ammaccato dalla pandemia, è rinato diverso e digitalizzato.

Non a tutti è andata così bene. Sempre quattro anni fa, obtorto collo, si erano diffusi tra i consumatori i cocktail pre-preparati in bustina (io, ovviamente, ero tra di loro). Bastava aggiungere il ghiaccio e voilà, il gioco era fatto. Oggi quelle bustine servono per lo più come regalo simpatico a Natale.

A qualcuno è andata ancora peggio: ricordate il quick-delivery, cioè la consegna di “qualsiasi cosa ti venga in mente in meno di dieci minuti” (come recitavano le promesse sui siti delle aziende principali del settore)? Dopo aver raccolto quasi un miliardo di dollari di investimenti, Gorillas, il precursore del modello, aprì il servizio in Italia, con largo uso di coupon sconto: ogni studente all’università ne aveva almeno uno. I soldi finirono già nel 2022.

Intanto, i piccoli negozi di quartiere hanno continuato a crescere, ad esempio a Roma ce ne sono oltre 600 gestiti da bengalesi. Insomma, il negozietto sotto casa ha avuto la sua rivincita.

Il valore della prenotazione

È dunque nelle abitudini digitalizzate che il Covid-19 ha lasciato davvero un’eredità importante. Dal ristorante alla Biennale di Venezia, dalla lezione di spinning in palestra all’appuntamento in banca, ci siamo esaltati (o rassegnati, a volte) a prenotare.

Parallelamente alla prenotazione è aumentato l'uso della moneta digitale, superando il contante nel 2024, un risultato inatteso in una nazione di affezionati alle banconote. Da strumento di limitazione del possibile contagio si è trasformato in una comodità contemporanea.

Mio figlio, come molti, non usa più il portafoglio: basta lo smartphone per pagare, esibire la patente e i biglietti, con quel QR Code che prima del 2020 non si filava nessuno, e che a tutt’oggi sta spesso in bella vista al tavolo del ristorante. Il menu è rimasto elettronico: costa meno per chi deve aggiornarlo, le persone sono in grado di consultarlo dal loro smartphone. In alcuni casi, è possibile perfino ordinare in autonomia, cosa impensabile fino a pochi anni fa. Il robottino cameriere (qualcuno l’aveva previsto) non si è materializzato – probabilmente solo la mancanza di manodopera nella ristorazione potrebbe farlo risorgere.

Cosa abbiamo imparato da questi cinque anni? Comodità ed esperienza non funzionano bene allo stesso modo se declinate sul digitale. Le abitudini restano se ci semplificano la vita: la prenotazione all’ufficio postale via app mi sembra ancora una magia.

Tutto ciò che imitava l’esperienza dal vivo è stato invece abbandonato senza rimpianti (ricordate il teatro in streaming, con i visori 3D?). Non sappiamo se il Covid-19 ci ha resi migliori, ma di sicuro ci ha insegnato che l’esperienza di persona è molto più divertente e che il digitale può rendere il resto molto meno stressante. E anche che per comprare tre zucchine si fa prima a piedi che con un’app di delivery.

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