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176. La mia testa come ragiona

(Il capitolo 7 di Ma guarda: sono un coglione)

Dopo, una volta, andavo a presentare un libro a Mantova, era un periodo che ero contento, del modo in cui stavo al mondo, era un periodo, non è sempre così, che ero contento di me, era un periodo che, ho vergogna a dirlo, mi piacevo, ero perfino contento di andare a presentare il libro a Mantova quel giorno lì che di solito, io, quando devo uscire di casa per andare a lavorare, la cosa che dico, mentre sto chiudendo la porta di casa: “Che due maroni”, è la frase che mi accompagna quando vado a lavorare.

Be’, quel giorno lì, avevo preso un treno a Bologna, mi ero fermato a Modena, a Modena ero salito su un regionale che andava a Mantova quando stavamo per arrivare a Mantova mi ero alzato per scendere e mi ero accorto che, sul mio regionale, nella mia carrozza, c’era Cacciari, il filosofo, che di nome si chiama Massimo e che era lì, magrissimo, nella sua giacca, e io ho pensato “Ma guarda. Cacciari viene a vedere la mia presentazione a Mantova”.

E ero così contento, che Cacciari venisse a Mantova apposta per me da dove abitava lui a Venezia o non so dove, non lo so di preciso.

Dopo sono sceso, sono arrivato a piedi alla libreria, dieci minuti, i librai mi hanno accolto mi han detto «Ascolta, non c’è tantissima gente perché c’è Cacciari in contemporanea a Palazzo Te ma di gente ce n’è, va abbastanza bene», e io ho pensato “Ma guarda”.

State bene (Bombé).

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