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194. Il primo romanzo di Dostoevskij

Metto qui sotto la prefazione della nuova edizione di Povera gente che esce, con una nuova traduzione di Verdiana Neglia, il 13 ottobre 2026 per Neri Pozza,

1. Nella sua testa

Nella nota al primo volume della raccolta completa delle opere di Fedor Michajlovič Dostoevskij pubblicata dall’Istituto per la letteratura russa dell’Accademia delle scienze dell’URSS (Puškinskij Dom), Georgij Michajlovič Fridlender scrive che Dostoevskij fin da piccolo voleva scrivere dei romanzi, e che quando, quindicenne, nel 1837, arriva a Pietroburgo, compone e ricompone nella sua testa, alla maniera di Georges Sand, un romanzo di ambientazione veneziana.

2. Puškin

Il padre di Fedor e di suo fratello maggiore Michail nel 1837 li manda a Pietroburgo da Mosca subito dopo che è morta la moglie, la madre dei due bambini.

Loro studiano ingegneria ma sono tutte e due appassionati di letteratura.

Quell’anno, il 1837, a Pietroburgo, in gennaio, è morto Aleksandr Puškin, che è il primo scrittore russo moderno; è grazie a Puškin e alla sua njanja (Arina Rodionovna, che gli insegna il russo – i genitori di Puškin, come la maggior parte dei nobili russi i primi dell’ottocento, il russo lo sapevano male, tra loro parlavano in francese) che esiste la letteratura russa moderna.

Uno dei primi posti dove vanno Michail e Feodor a Pietroburgo è la casa, sulla Mojka (uno dei canali che attraversano il centro della città), dove Puškin è morto dopo due giorni di agonia e anni dopo Dostoevkij dirà che se non ci fosse stata Arina Rodionovna non ci sarebbero stati neanche loro (Gogol’, Lermontov, Turgenev, Dostevskij, Tolstoj eccetera).

Anni dopo, Fedor Michajlovič ricorderà che, in quel 1837, lui, quindicenne, se non fosse già stato in lutto per la mamma, avrebbe chiesto al padre il permesso di mettersi in lutto per Puškin e Puškin, dopo ne parliamo, avrà un ruolo importante anche nella vicenda biografica di Dostoevskij, come si intuisce già da questo suo primo romanzo, Povera gente.

Dostoevskij nel 1847, ritratto di Konstantin Trutovskij

3. Incomprensibile

A quel 1837 risalgono i primi scritti di Fëdor Michajlovič Dostoevskij che si sono conservati, le lettere che quel ragazzo quindicenne scrive al padre; in una delle sue prime lettere da Pietroburgo, Fëdor Michajlovič scrive che il clima, a Pietroburgo, è “meraviglioso, italiano”; non è mai stato in Italia, ma, per lui, italiano è sinonimo di meraviglioso.

I russi hanno un incomprensibile pregiudizio positivo, nei nostri confronti.

Dostoevskij arriva a Pietroburgo da Mosca, dove è nato, per studiare ingegneria navale.

4. L’inizio di una carriera

Dostoevskij, nel 1843, finisce gli studi di ingegneria, ma non ha la vocazione dell’ingegnere.

Con il fratello Michail immaginano di mettere in piedi una casa editrice: Fedor tradurrà romanzi dal francese, Michail si occuperà della stampa e della distribuzione.

Il primo romanzo tradotto da Fedor Michajlovič è La dernière Aldini, di Georges Sand, un romanzo ambientato anche quello in Italia il cui protagonista è un cantante di umili origini che conquista una grande notorietà.

C’è una lettera al fratello Michail nella quale Fedor Michajlovič scrive «Sai quel libro che ho tradotto dal francese, La dernière Aldini? Ho scoperto oggi che l’hanno già tradotto; c’è già, una traduzione russa, ho lavorato per niente».

Questo è l’ingresso di Dostoevskij nell’arena letteraria.

Traduce poi Eugenie Grandet, di Balzac, che è forse, all’epoca, il suo scrittore preferito, la traduzione viene pubblicata, nel 1844, sulla rivista Repertuar i panteon senza nome dell’autore e con dei tagli di circa un terzo del romanzo.

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