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Mettiti le cuffie, Biancaneve.

The love song, Edward Burne-Jones, 1868

C’era una volta in cui anche il sottoscritto era un teenager e si innamorava in maniera lampo di qualsiasi essere penemunito che fosse moro, dagli occhi chiari e con un vago sentore di arroganza, oltre che di One Million.

Sebbene per fortuna i miei gusti in fatto di profumeria si siano raffinati, in fatto di uomini nei libri e sul grande - e piccolo - schermo purtroppo son sempre rimasti quelli, facendomi innamorare perdutamente di uomini dallo sguardo glaciale e i tratti mediterranei con l’appeal da malessere.

Potevo, dunque, non innamorarmi di James Hunter non appena avessi letto delle sue gesta e degli sguardi furtivi e incuriositi che lanciava alla povera June? Ovviamente non potevo esimermi.

Ed eccomi qua, dunque, che la newsletter di oggi la dedico alla mia lettura corrente, Love me love me di Stefania S. - edito Sperling & Kupfer - ma soprattutto alla premiere a cui ho partecipato mercoledì, facendovi un piccolo resoconto con alcune riflessioni, ma raccontandovi l’esperienza come fosse un audio dei miei su Whatsapp - che trascritti hanno la lunghezza dell’epica virgiliana, ma tant’è.

Un giorno imparerò a posare per le foto senza sembrare il manichino di Terranova, purtroppo quel giorno non è oggi

Per chi fosse vissuto finora in una grotta insieme a Mal de Primiti e le Las Ketchup, Love me love me è un fenomeno editoriale di Wattpad trasposto in un bestseller cartaceo da alcuni anni, uno dei capostipiti del Booktok italiano, nonchè una storia che mi sta ossessionando più di quanto sia consentito - mi sembra di essere tornato ai tempi di Twilight tra i vari team (la cui unica risposta possibile è Edward) e la scrittura coinvolgente e situazioni che sembri vivere in prima persona.

Stefania ha una penna eccezionale: non solo racconta in maniera magnetica con uno stile fresco e a tratti poetico il triangolo tra June, Will e James, toccando temi molto adulti come le dipendenze, i rapporti familiari complicati e la salute mentale, ma riesce a dar voce a più personaggi - è un multipov - raccontando anche la storia di Jackson e Blaze, due ragazzi che vivono una relazione clandestina e affrontano tutti i temi legati al coming out e all’essere parte della comunità LGBTQIA+ durante la crescita.

In una scena del libro, Jackson e James accennano un discorso molto maturo sulla mascolinità tossica, così che Stefania ci lascia intendere per tutto il romanzo che a James non freghi nulla di stereotipi legati agli uomini o a rispettare i canoni dell’immaginario maschile: lui vive come cazzo vuole, imberbe a regole e sguardi negativi sul suo modo di essere uomo.

Ecco, abbiamo bisogno di più James Hunter, di uomini che non abbiano paura di mettere la matita o mostrarsi sensibili davanti ai loro amici; abbiamo bisogno di protagonisti malesseri - perchè lui ne combina, eh, ma tante ne combina - che però evadano il canone della mascolinità cavernicola.

Un grande plauso di Love me love me, dunque, è proprio nel modo in cui l’autrice non solo sa invischiarti nella storia e i suoi personaggi, ma come li fa agire e raccontare uno spaccato della quotidianità di cosa voglia dire amare e crescere oggi, scontrandosi con una realtà che spesso è bigotta e nega il tuo vero io.

Abbiamo bisogno di più James Hunter, di uomini che non abbiano paura di mettere la matita o mostrarsi sensibili davanti ai loro amici.

Con questo approccio, dunque, sono stato alla premiere della trasposizione cinematografica di questo libro - che arriva su prime video il 13 febbraio - e prima di proseguire, voglio ringraziare ogni singola persona che mi segue su qualsiasi social io sia attivo, perchè senza di voi questo ENORME privilegio non lo avrei mai potuto vivere. Quindi a te che leggi: grazie. Hai contribuito a realizzare man mano i miei sogni, ogni giorno di più a cementificare una strada, permettendomi di vivere la mia passione. Un giorno saprò come sdebitarmi, fino ad allora farò sempre il possibile per abbracciarti e consigliarti libri per condividere l’amore che ci lega a loro.

Qualcuno potrà pensare che per sfilare su un red blue carpet ci si debba vestire con marchi famosi o li si abbia in dono; anche io lo pensavo, finchè non ho calcato la suddetta passerella nei miei stivali usurati di Bershka, il mio cappotto pagato al mercato 40 euro e il bomber che mi ha prestato un amico (di Primark). Questa sono e questa rimarrò sempre, la ragazza di periferia che ha ispirato Anna Tatangelo a scrivere l’omonima canzone.

Dopo aver preso un po’ di pioggia, abbracciato alcune di voi e ricordato che questa non è una democrazia e infatti l’unico team possibile sia James Hunter, ho prontamente fatto visita alla zona del cibo per arrivare a girare alcuni contenuti sulla media line del carpet - che è praticamente una zona a lato del tappeto dove creator e giornalisti si fermano per fare delle domande e contenuti con gli attori e i registi durante una premiere.

Ero lì, la mia sciarpa Zara che svolazzava nel vento e con quei fili infeltriti che mi solleticavano il collo, una pioggerellina che infastidiva il mio sguardo, quando rimasi incantato da ogni singolo attore che ho avuto il privilegio di fermare e girarci un contenuto (vedrete tutto nei prossimi giorni), comprendendo cosa effettivamente stessi facendo: ero a una premiere a girare dei contenuti per conto di Prime Video, dopo aver sfilato su un carpet.

Il mio cervello è andato in tilt per qualche minuto, la gratitudine che si diffondeva come dolce tepore in ogni periferia del mio corpo, grato a voi per il sostegno e per avermi permesso di essere lì, in quel momento, a fare ciò che amo.

Una volta in sala, guardando quanto fosse gremita e il maxischermo con il titolo del libro e il nome di Stefania, ho maturato un pensiero: come si descrive l’emozione di vedere una propria opera, il frutto di sacrifici, impegno, notti insonni e talento, prender vita così, davanti a migliaia di persone, in una premiere in cui è presente tutto il mondo?

Ho pensato a Stefania, ho pensato a che orgoglio sia per noi sapere che un’autrice italiana abbia fatto della sua passione la sua ragione di vita; ho pensato ai libri, a come ci salvano e come ci aiutano in ogni momento. Ho pensato al potere immenso che ha la letteratura, e ho sorriso, pensando a quando ci scambiamo opinioni sui libri che amiamo e leggiamo.

E poi… è sceso il buio.

E non vi dirò nulla del film, perchè io so che lo amerete ed è giusto che ognuno abbia la propria sorpresa nel guardarlo, come è accaduto a me.

Ho pensato a Stefania, ho pensato a che orgoglio sia per noi sapere che un’autrice italiana abbia fatto della sua passione la sua ragione di vita; ho pensato ai libri, a come ci salvano e come ci aiutano in ogni momento.

Posso dirvi solo due cose.

La prima: che se in future presentazioni vedrete zoppicare Giorgia Fiorella - sì, proprio l’autrice di Call Me Michael - sappiate che è colpa mia che le davo fastidio alla gamba muovendomi scomposto per l’emozione e l’agitazione.

La seconda: mettiti le cuffie, Biancaneve.

Si comincia.