Promesso da mesi, atteso da molti e molte, ma ancora lontano: perché il congresso del PD di Prato non si fa (per ora).

Arriva il freddo, e Prato cambia ritmo. Le luminarie spuntano tra le vie del centro, le giornate si accorciano, l’aria profuma di tisane, matcha latte caldo e di lana. È quella stagione in cui la città sembra rallentare un po’, ma in realtà continua a muoversi sotto la superficie.
Buzz Prato prosegue il suo cammino, dritto fino a dicembre. Poi faremo un punto per capire cosa abbiamo costruito insieme in questi primi quattro mesi. Siamo esattamente a metà strada.
Nel frattempo questa settimana ho scritto un articolo (Abre numa nova janela) su uno dei temi che più raccontano la città in questo momento: le case, gli affitti e gli sfratti.
Il congresso del PD a Prato si può fare, ma non si fa (per ora)

Nel Partito Democratico di Prato si parla da mesi del congresso provinciale. Era una calda sera di fine luglio (Abre numa nova janela) al circolo di Galciana quando il segretario Marco Biagioni diceva: “il congresso si farà, lo annuncio qui: immediatamente dopo le regionali. Stasera finalmente c’è stata un’assemblea vera che ci ha fatto capire il metodo da seguire. Meno stanze di palazzo, più confronto. Questa cosa ci serva da lezione”. Era passato un mese (Abre numa nova janela) dalle dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti.
Doveva servire a chiudere una fase difficile e aprirne una nuova: iniziata con il commissariamento del Comune e proseguita con l’assenza di una visione chiara per il futuro del partito in città, una Festa dell’Unità provinciale tra le più deserte che si ricordi e le elezioni regionali dove due elettori ed elettrici su tre del PD a Prato hanno espresso la preferenza per l’ex sindaco Matteo Biffoni, di corrente non affine alla segreteria, ma la figura di riferimento di quella che viene chiamata dei riformisti.
“Per le federazioni che vanno al voto per le regionali - spiegava Biagioni qualche mese fa - il nazionale ha stabilito che i congressi slitteranno tra la primavera e l’autunno 2026. Ho ritenuto doveroso anticipare, pertanto sono orientato sul dimettermi dopo le Regionali per fare un congresso vero prima delle amministrative”.
Era stato invocato come un momento necessario da fare entro la fine dell’anno, persino inevitabile.
Ma a novembre è già passata una settimana e non c’è una data, non c’è una convocazione, non ci sono segnali concreti né dimissioni in vista. A parole lo vogliono tutti e tutte. Ma nei fatti la sensazione è diversa. E ormai la domanda vera, dentro e fuori il partito, è diventata: chi lo vuole davvero, questo congresso? O meglio: chi non lo vuole?
Il regolamento c’è, basterebbe usarlo
Convocare un congresso non è solo un atto simbolico. Significa mettere in discussione la segreteria in carica, costruire nuove maggioranze, far emergere eventuali alternative. Significa decidere chi guida il partito, con quale linea e con quale mandato.
Tecnicamente, un congresso provinciale si potrebbe convocare anche domani. Il regolamento esiste già: è quello approvato nel 2021 dalla segreteria regionale del PD toscano e applicato in altri territori.
Basta avere l’ok appunto dalla segreteria regionale, fissare una data per la chiusura del tesseramento utile al voto, far eleggere una commissione provinciale, convocare i congressi di circolo e poi l’assemblea provinciale. In federazioni come Follonica (Abre numa nova janela) o Siena (Abre numa nova janela), questo processo è partito con una semplice comunicazione della segreteria regionale, senza passaggi in direzione. Se a Prato non è ancora successo, non è per mancanza di regole o di tempo, ma per mancanza di volontà politica.
Chi decide davvero, e chi fa finta
Per mesi si è dato per scontato che sarebbe stato il segretario provinciale Biagioni a convocare il congresso. Lui stesso ha detto più volte sui giornali durante tutta l’estate e poi in campagna elettorale che si sarebbe fatto subito dopo le elezioni regionali, entro la fine dell’anno. Ma la verità è che Biagioni non ha il potere di aprire da solo il percorso. Serve una decisione da parte dei livelli superiori, e quella decisione a oggi non è ancora arrivata.
In molti hanno cominciato a rendersi conto che il congresso non dipende da chi guida oggi la segreteria provinciale, ma da chi controlla gli equilibri regionali e nazionali. Ed è lì che si gioca la vera partita.
La segreteria pratese è parte di un’area politica che fa riferimento a figure come il deputato Marco Furfaro, il segretario regionale Emiliano Fossi e la segretaria nazionale Elly Schlein. È un’area forte, radicata, che controlla buona parte del partito toscano (anche se, numeri alla mano e non solo a livello locale, non sfonda alle urne).
Un congresso ora significherebbe aprire il rischio di perdere quel controllo, proprio in un momento delicato: alla vigilia delle elezioni comunali e con un congresso nazionale del PD all’orizzonte (il prossimo anno).
L’effetto Biffoni

C’è poi un’altra variabile che pesa: Matteo Biffoni. L’ex sindaco ed ex presidente di Anci Toscana è oggi consigliere regionale. Alle ultime elezioni regionali ha raccolto più di 22.000 preferenze: è stato il più votato in tutta la Toscana. Anche se formalmente è fuori dagli organi dirigenti, Biffoni resta una figura centrale.
Chiunque voglia guidare il partito a Prato, oggi più di ieri, deve confrontarsi con lui.
Se Biffoni oggi decidesse di candidarsi di nuovo a sindaco nel 2026, ipotesi mai confermata al momento dal recordman di preferenze, il congresso si potrebbe fare anche a ridosso delle amministrative, anche il giorno prima. La sua presenza darebbe un perno politico intorno al quale costruire un equilibrio. Ma se non dovesse candidarsi, o se la sua candidatura dovesse arrivare troppo tardi, rinviare ancora il congresso diventerebbe un problema serio.
Le firme, la direzione e il silenzio
Che dentro il PD ci sia voglia di confronto lo dimostra anche il documento firmato a inizio novembre da 250 iscritti, iscritte e dirigenti locali (che non sono pochi), raccolti in meno di 24 ore su iniziativa di Giosuè Prestanti (Abre numa nova janela) e altri.
Il testo, condiviso da aree diverse del partito, anche all’interno della stessa corrente Schlein (lo stesso Prestanti fa parte di quest’area), dice chiaramente che serve “rafforzare il Partito sul territorio attraverso un necessario momento di confronto e partecipazione” e chiede che il congresso si svolga “entro e non oltre il mese di dicembre 2025”.
Martedì 4 novembre si è riunita la direzione provinciale. Il segretario ha presentato una relazione che è stata approvata. Al suo interno c’erano due richieste per la segreteria regionale: che venisse nominato un assessore pratese del PD nella nuova giunta Giani, cosa che appare ogni giorno più improbabile , e che si tenesse il congresso entro l’anno.
Nel frattempo, la lettera promossa da Prestanti è stata inoltrata dalla segreteria di Prato ai circoli PD della provincia, con l’invito a raccogliere ulteriori adesioni da allegare alla richiesta ufficiale da inviare al livello regionale. L’obiettivo dichiarato è quello di “rafforzare la nostra Federazione” nella richiesta, ma nei fatti questa ulteriore raccolta di firme rischia di far trascorrere ancora altri giorni prima che la relazione e le richieste arrivino davvero alla segreteria toscana.
Realisticamente, comunque, quel pacchetto di richieste vale il giusto. Se nessuno a livello regionale o più in alto vorrà aprire il percorso congressuale, non sarà una lettera a cambiare le cose. La direzione di martedì è sembrata più un passaggio formale che un segnale politico. Arrivato per giunta pure un po’ in ritardo, considerato che sono passati 22 giorni dalle elezioni regionali.
Intanto Marco Biagioni non sembra intenzionato a dimettersi per aprire formalmente la fase congressuale. Nel frattempo, invece, ha già iniziato a muoversi sul fronte delle alleanze per le amministrative 2026, avviando i primi contatti con il cosiddetto campo largo pratese come ha dichiarato in un’intervista a La Nazione (Abre numa nova janela) il 25 ottobre scorso: “la prossima settimana apriremo il confronto con le forze del campo largo, compresa Casa Riformista. Finita la festa, si torna al lavoro per le amministrative. Il percorso sarà ancor più condiviso: partiamo da un programma già forte, da ampliare insieme, e dalla volontà di scegliere i migliori interpreti per questa nuova fase”.
Un partito che resta fermo
A oggi non c’è un congresso convocato, non c’è un confronto reale sulla linea politica. Tutti dicono che il congresso si farà, ma nessuno si muove concretamente. Il rischio è che, quando si farà, non sarà più un’occasione di confronto ma una resa dei conti mascherata dietro alla retorica del “nel Pd sono presenti tante anime, è bello per questo”.
Ci si era illusi che fosse il segretario provinciale a decidere. Che bastasse la sua volontà per aprire una nuova fase. Ma si è scoperto che quel potere sta altrove, e che chi ce l’ha oggi preferisce non usarlo.
Perché aprire un congresso, per chi governa il partito, significa sempre rischiare di perderlo.
Non è che non si possa fare.
È che non lo vuole fare.
Almeno, non ad oggi.
“Forse non tutti sanno che”: il giornalista di cui si è parlato tanto questa settimana è di Prato

Gabriele Nunziati, il giornalista licenziato dall’agenzia di stampa Agenzia Nova dopo una domanda scomoda alla Commissione europea, è pratese.
Durante una conferenza stampa a Bruxelles, lo scorso 13 ottobre, aveva chiesto a Paula Pinho se Israele dovesse pagare per la ricostruzione di Gaza come la Russia per l’Ucraina. L’agenzia lo ha poi allontanato, due settimane dopo, definendo la domanda «tecnicamente sbagliata» (Abre numa nova janela).
Sulla questione è intervenuto l’Ordine dei Giornalisti, denunciando quanto accaduto.
“Il Consiglio nazionale dell’Ordine ricorda che il ruolo del giornalista, indipendentemente dalle tutele contrattuali, è quello di porre domande che possono risultare scomode o poco gradite. – si legge in una nota (Abre numa nova janela) – Il Consiglio chiede quindi che il collega sia reintegrato in tempi brevi e a pieno titolo nel suo ruolo.”
Nunziati, 29 anni, laureato a Bologna e specializzato in studi europei alla Sapienza, lavorava come corrispondente da Bruxelles.
Massima solidarietà.
L’agenda
Cosa non perdere a Prato questa settimana, secondo me.

Pecci Books (Abre numa nova janela) e Festival di Economia e spiritualità (Abre numa nova janela) questo fine settimana in città (segnalo l’incontro con Nadeesha Uyangoda e il concerto di Iacampo al Pecci sabato).
Sempre al Pecci è stata inaugurata una mostra (Abre numa nova janela) dedicata alla “mezzaluna” di Mauro Staccioli.
Martedì 11 novembre al Terminale inizia la rassegna del Mabuse dedicata al Diane Keaton e Woody Allen. Prima proiezione “Provaci ancora, Sam” (Abre numa nova janela)
Mercoledì 12 un nuovo concerto jazz al Ridotto del Teatro Politeama: Dario Cecchini Trio (Abre numa nova janela)
Dal 13 al 16 novembre al Fabbricone ci sono Gli Omini con lo spettacolo “La Famiglia Campione” (Abre numa nova janela). Come dicevo qualche settimana fa, Gli omini almeno una volta l’anno vanno visti per ridere e non poco.
Cinema (vi metto link): Terminale (Abre numa nova janela), Eden (Abre numa nova janela), Pecci (Abre numa nova janela), Garibaldi (Abre numa nova janela). Ieri sera ho visto “Un semplice incidente” del regista iraniano Jafar Panahi al Terminale: bellissimo. Palma d’oro lo scorso maggio all’ultimo festival di Cannes, per chi non lo conoscesse vi suggerisco un articolo. (Abre numa nova janela)
I matti della città di Prato
Siamo tutti e tutte un po’ matti in questa città. Eccone i tre scelti a caso da il Repertorio dei matti della città di Prato (Marcos y Marcos): un libretto, nato da un laboratorio con Paolo Nori. Storielle brevi di persone pratesi eccentriche. Per fare un sorriso.
Un giornalista aveva fatto scrivere sulla locandina di presentazione di un quotidiano, di quelle grandi che le edicole espongono fuori ogni mattino per presentare le notizie principali della giornata: “Trovato cadavere di cinese, è giallo”.
Uno aveva un tale terrore dei germi che prima di fare la doccia si lavava le mani.
Uno si faceva chiamare il Madonnaro, distribuiva santini ma soprattutto aveva una passione per la Madonna e ne aveva dipinti diversi ritratti. Diceva che La locomotiva di Guccini non era di Guccini, perché l’aveva scritta prima lui.
Una canzone che ho ascoltato mentre scrivevo questa newsletter
S P E Y S I D E di Bon Iver. L’autunno per me ha un suo suono particolare, malinconico e caldo insieme. Per me questa canzone li contiene tutti e due: un pezzo che parla di sensi di colpa, di una piccola presa di coscienza sul finale e di Scozia. “I really know now what had hold on me”.
https://www.youtube.com/watch?v=th4u1yrpuRE (Abre numa nova janela)Si può ascoltare pure su Spotify (Abre numa nova janela).