Visto che l’Inno di Mameli ci tocca tenercelo, vi propongo almeno di cambiarlo nelle parti esageratamente retoriche.
Per esempio dove dice “L’Italia s’è desta” potremmo modificarlo in “L’Italia è biodiversa”.
Abbasserebbe il tono eccessivamente patriottico e, allo stesso tempo, affermerebbe una grande verità.
Me ne sto rendendo conto in questi giorni di cammino sulla Via Francigena con il World up tour (Abre numa nova janela).

Il dizionario De Mauro (Abre numa nova janela)definisce biodiversità così:
coesistenza in un medesimo ecosistema di differenti specie vegetali e animali, tale da assicurare un equilibrio dinamico nel tempo attraverso una fitta rete di relazioni interne
E’ un vocabolo che deve entrare sempre di più nel linguaggio comune, perché la perdita di biodiversità è conseguente all’inquinamento, ai cambiamenti climatici e al desiderio di possesso dell’Uomo.
E’ quello che Pasolini denunciò con l’articolo sulla scomparsa delle lucciole (Abre numa nova janela).
Camminando sulla Via Francigena, passo dopo passo, si può apprezzare la biodiversità che è ancora presente nella nostra penisola. Ed è anche collegata alla geodiversità (Abre numa nova janela).
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In questa foto scattata prima di arrivare a Capranica, nella zona della Tuscia (Lazio settentrionale), si può notare una quercia cresciuta su una roccia di tufo.
E’ un aspetto importante anche per la diversità culturale della penisola italica, essendo questa roccia di origine vulcanica anche un materiale versatile e leggero molto usato per le costruzioni che caratterizzano il centro e il sud Italia.
Tornando alla biodiversità, non l’ho citata a caso. L’uso della chimica in agricoltura, una delle cause della scomparsa e della riduzione della biodiversità, è anche tra i motivi dell’aumento dei casi di malattia di Parkinson.
Ne parlavamo ieri sera a cena e lo abbiamo anche scritto nel testo del progetto “Senza tremori”
“Da metà degli anni 80 l’associazione tra Morbo di Parkinson e esposizione a pesticidi di diversi tipi (Aravindan Sci Total Environ . 2024) è ben nota e provata oltre ogni ragionevole dubbio in studi su grandi popolazioni (es vedi Levin, Science 1985)- Addirittura da alcuni autori la malattia è considerata una vera e propria malattia professionale-
Numerose teorie sono state proposte, ad esempio l’effetto neurotossico diretto dei pesticidi sulle cellule del sistema nervoso centrale oppure la capacità dei pesticidi nell’attivare i geni associati al Morbo di Parkinson (Brown, J Parkinson Disease 2024)
Tali dati sono stati solidamente confermati in modelli animali”
Questa affermazione è stata verificata da un amico medico; prova ne è che non userei – neanche sotto tortura – la denominazione "Morbo". Come sostenne la campagna "#NonChiamateloMorbo", questa parola aumenta lo stigma sociale perché rimanda a una falsa idea di contagiosità del Parkinson. Ebbene, il Parkinson non si prende, si sviluppa, e le cause ambientali sono tra i principali fattori di sviluppo.
Quindi preserviamo la biodiversità, lo dicono anche i bambini di Vetralla
