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Città e libertà

La complessità di una città, la sua vivacità, non possono essere create dalla logica astratta di un pugno di uomini armati di squadra e righello. Urbanisti e architetti possono dare il loro contributo, ma il ruolo centrale spetta al cittadino. È la sua città, dopo tutto, e l'ordine architettonico voluto dai pianificatori non potrà mai sostituirsi a quell'ordine sociale, fatto di piccole, informali e inaspettate attività umane, che sta alla base della vitalità urbana.

Jane Jacobs

Autrice di testi celebri che hanno profondamente influenzato l'opinione pubblica americana nella seconda metà del Novecento, Jacobs ha rivoluzionato il modo di concepire il rinnovamento e il decentramento urbano, modificando radicalmente il discorso pubblico. In rottura con le semplificazioni della Ville Radieuse di Le Corbusier e della Carta d'Atene, che hanno internazionalmente definito i principi dell'urbanistica già dagli anni Trenta, il suo approccio non convenzionale ha consapevolmente spostato l'attenzione verso la complessità dell'ecosistema urbano e verso il suo affascinante ordine intrinseco sotteso al caos apparente. All'opposto dell'urbanistica «ortodossa», che vuole mettere ordine in quel caos, Jacobs ritiene che proprio questa città spontanea sia la matrice della libertà individuale, il motore della vita democratica. Ed è appunto questo primato della città che rivendica negli scritti qui proposti, per la prima volta tradotti in italiano, in cui è possibile cogliere in tutta la sua ricchezza un pensiero urbano lontano dalla visione sostanzialmente antiurbana della pianificazione iper-modernista.

Città e libertà (Milano, Elèuthera, 2020) è un’antologia di scritti di Jane Jacobs, curata da Michela Barzi che ha tradotto i testi, che riprende ed amplia i temi trattati nel suo celeberrimo Vita e morte delle grandi città. Nata a Scranton 1916 e morta a Toronto 2006, redattrice di «Architectural Forum» tra il 1952 e il 1962, raggiunge una vasta notorietà quando attacca frontalmente i grandi progetti infrastrutturali di rinnovamento urbano che puntano a stravolgere le città americane (e non solo quelle) nella seconda metà del Novecento. E non si limita a libri, articoli o interventi pubblici, ma partecipa attivamente ai comitati cittadini che a New York si battono contro questo stravolgimento. Nel 1968, dopo il secondo arresto, decide di trasferirsi a Toronto per evitare che i suoi figli vengano mandati a combattere in Vietnam, o incarcerati per diserzione, cosa che non le impedisce di continuare dal Canada le sue battaglie. Accusata dai professionisti del settore di avere un approccio «da casalinga» alle questioni urbane, Jacobs rivendica questo suo sguardo femminile che si muove a livello della strada, l’unico capace di cogliere nel dettaglio quel complesso tessuto urbano che rende vitale una città.

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Topic Città libertà democrazia

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